Consiglio d’Europa

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Di questa sessione si è incaricata Giusy, che è riuscita a mettere da parte molte informazioni importanti, perché bisogna anche battere la strada europea, per capire i percorsi di studio e come sono inquadrati professionalmente i nostri colleghi europei.

A questo punto è importante raccogliere informazioni sulla situazione negli altri paesi membri del CoE. Contattateci a riconoscimentol2ls@gmail.com per counicarci la vostra disponibilità a collaborare.

Riassunto delle informazioni più importanti.

Ci sono una miriade di pubblicazioni che fanno capo al Consiglio d’Europa riguardo all’insegnamento delle lingue in Europa. Più in generale gli scopi del consiglio d’Europa sono quelli di incentivare il plurilinguismo come mezzo per una maggiore integrazione e unione. Si parla di formazione e autovalutazione degli insegnanti (di lingue, sempre in generale), di metodi ditattici, di interculturalità, ecc.
Il punto è che non sembrerebbe esserci una specifica norma a proposito (sono necessarie ricerche più approfondite.

In particolare le pagine 3 e 4 di questo documento, riportano un intervento della Diadori dal titolo “Linee guida  europee per la formazione del docente di lingue” che andrebbero lette attentamente perché sono inclusi numerosi rimandi a link con associazioni legate al CoE.
Utile al nostro scopo potrebbe essere il coinvolgimento de la FENICE (Federazione Nazionale Insegnati – Centro di Iniziativa per l’Europa), che è molto impegnata nello sviluppo di progetti europei (Grundvigt, Comenius, ecc…) che riguardano anche l’italiano LS e magari potrebbe supportare la nostra causa.

Andando più nello specifico, le info che ho trovato si possono riassumere in questo modo:

Italiano LS.

In quanto lingua straniera insegnata in Europa o all’estero, dovrebbe essere considerata e quindi trattata alla pari delle altre lingue straniere. Di conseguenza, gli insegnanti di Italiano LS dovrebbero rientrare nella categoria professionale di docenti di lingue. A tale proposito, cito da un documento della FENICE :

“La categoria professionale dei docenti di lingue si differenzia dalle altre per il grande interesse che viene posto sulla loro figura da parte delle istituzioni europee: il destino stesso dell’Europa, plurilingue per vocazione, poggia sulle loro spalle. Questo interesse emerge chiaramente dai documenti di politica linguistica che sono stati emanati negli ultimi venti anni dalla Commissione Europea e da altre istituzioni che si occupano in particolare di tematiche legate all’apprendimento delle lingue (come l’ECML – European Centre for Modern Languages, con sede a Graz)”.

In effetti, il CoE ha dato direttive precise sulla formazione degli insegnanti di lingue, per esempio con il “Profilo Europeo per la Formazione dei Docenti di Lingue – Un Quadro di Riferimento”, ma nessuna indicazione sulle procedure di selezione, che ogni singolo stato gestisce a modo proprio.
Altre informazioni sul CoE, qui.

In questo senso, quindi, il Consiglio d’Europa dovrebbe appoggiare la nostra battaglia perché con la nostra professione portiamo avanti in Europa e all’estero uno dei principi su cui si basa l’Unione: il plurilinguismo.

– Italiano L2.
In quanto seconda lingua insegnata in Italia agli stranieri, subisce un trattamento diverso. Non ci sono documenti o pubblicazioni del Consiglio d’Europa che parlino dell’insegnamento delle lingue europee come L2: si fa riferimento a questo tipo di insegnamento ma non si danno direttive precise sulla formazione e la selezione degli insegnanti.
 Tuttavia, uno degli obiettivi del Consiglio d’Europa è l’integrazione linguistica dei migranti extracomunitari all’interno dell’Europa e stranieri in generale all’interno di ciascuno stato membro. Questo link ne parla nel dettaglio e rimanda a un altro sito, da cui è presa la seguente citazione: “The integration of migrants and the impact on it of their acquisition of competence in the language(s) of the host country are a focus for political debate and policy initiatives in a growing number of Council of Europe member states” (nelle diverse sezioni del sito trovate i Principi guida del programma, le Politiche linguistiche, ecc…).
In questo senso, sono stati pubblicati diversi documenti e progetti, ma in nessuno (almeno per quello che ho avuto modo di leggere) si fa riferimento a quale tipo di preparazione debbano avere i docenti che si occupano di insegnare la loro lingua madre come L2.



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