Chi siamo e cosa vogliamo

Oriana sul riconoscimento delle ore di insegnamento: <<Quando per esempio si entra nelle graduatorie della scuola come supplenti – per entrare in quella mentalità di calcolo – si distingue il servizio specifico – nel livello di scuola target e quello non specifico – esperienze di insegnamento altrove. Ogni tot giorni viene dato un punto per lo specifico, mezzo per il non. Se si fanno certificare le giornate di corso svolte nella carriera, dall’ente per cui si sono svolte, anche quelle dovrebbero dare punti, non solo i titoli…>>

***

Una riflessione generale e accorata di Pallino Pinco: <<Eravamo laureati in Lettere o in lingue di belle speranze e tutti pensavamo che quello fosse un buon trampolino di lancio per poi continuare pionieristicamente, non senza abnegazione, i nostri percorsi specialistici. Master e certificazioni che hanno infondo risollevato un pochino le sorti, compresi gli esami richiesti agli stranieri per il permesso di soggiorno a lungo termine, della disastrate casse delle università italiane.

E ora assistiamo invece a un altro ennesimo fenomeno degno di una piazza affari del Lemma: gli stessi enti che hanno erogato i nostri diplomini si sono messi a fare come una gara al rialzo senza nessun criterio che si possa dire scientifico. Emanando bandi di concorso scritti in maniera tale che i titoli legali sono confusi con quelli culturali, quelli accademici con altrettanti degni di un prestigiatore dell’arbitrario e del fantastico. Per arrivare a questo dovremmo pure essere finalmente in grado di adottare un sistema interpretativo del fenomeno “lingua italiana e suoi usi sul mercato del lavoro”.>>

***

Ambra Liù: <<spero che concorderemo tutti sul dar valore a titoli e esperienza e a scongiurare un TFA per la nostra categoria, che di problemi ne ha già molti>>

12 pensieri su “Chi siamo e cosa vogliamo

  1. Pingback: Letture per il Riconoscimento | Riconoscimento della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS

  2. Vi consiglio (se non lo avete già fatto) di leggere questo intervento su ildueblog: http://www.ildueblog.it/?p=3426

    Ci sono indicazioni date da una sindacalista dei Cobas su come muoverci per il riconoscimento. Mi sembra utile per chiarirci le idee sul “Che cosa vogliamo” e soprattutto sul come chiederlo.

    Buona serata!

  3. Ma solo a me non piace quest’annuncio? Forse sarà la deformazione riconoscimentale…

    Buongiorno a tutti, la mia scuola cerca nuovi insegnanti! Ecco l’annuncio:

    EF Centro Linguistico Internazionale leader mondiale nell’insegnamento di lingua seconda cerca insegnanti di italiano L2 qualificati (DITALS o equivalenti). Si richiedono almeno un anno di esperienza, motivazione e capacità di lavorare in gruppo. Si offrono ambiente internazionale e formazione continua. Inviate le candidature a chiara.pegoraro@ef.com, la scuola si trova a Roma in via del Teatro Valle 20.

    • Perché non ti piace? “Ditals o equivalenti” non vuol dire niente, “la formazione continua” chissà chi la farà e come e che cosa vuol dire, poi che altro?

      • Anch’io non ho capito dove sta il difetto: “Ditals o equivalenti” mi sembra corretto.
        Come quando per inglese chiedono “CELTA o TEFL”. O sbaglio?

      • Ciao Ale, ti rispondo solo ora, comunque quello che non va è che una scuolona che si presenta così modestamente “Centro Linguistico Internazionale leader mondiale nell’insegnamento di lingua seconda”, cerchi insegnanti così formati da poter vantar… un titolo culturale e “almeno” un anno di lavoro. E’ pur vero che la Ditals è il titolo più richiesto e tanto di cappello perché l’esame non è per niente facile. Però capisci che c’è una discrepanza. Poi si parla di formazione continua ed ambiente internazionale. Mah, speriamo che paghino pure qualcosa e non ricompensino con la sola formazione e l’ambiente così cool.

  4. Scusate, nel mio commento precedente ho fatto il log-in con un mio account WordPress che ho utilizzato in passato per un blog creato per i miei studenti. Per questo il nome utente risulta “La Prof”. In futuro mi collegherò con il mio account FB.

    • Sicuramente è difficile dividerci i compiti e capire chi fa cosa, visto che siamo tanti e sparsi per il globo. questa organizzazione è essenziale, anche e soprattutto nel blog che è la nostra vetrina e se abbiamo ordine qui i nostri obiettivi saranno più chiari a noi e a tutti. Arriverà però il momento – spero presto – nel quale dovremo interagire con istituzioni, politici e all’esterno in generale presentandoci con questi obiettivi, ma chiari e ben definiti. e quindi il “Che cosa vogliamo” va definito, al più presto. forse non è la cosa più importante ma è una di quelle cruciali. La sostanza comunque è quella, sottoscrivo quello che hai detto.

      Per quanto riguarda le nostre biografie iniziamo subito. ero rimasta all’idea dell’e-book e quando oggi ho letto il messaggio di Ambra su fb ho subito pensato che anche il blog avrebbe potuto ospitare sintesi di quello che verrà scritto nell’ebook, ma anche altre storie che lì non troveranno spazio.

      (scusate, no riesco a scrivere bene, sono cotta!)

      • Ciao a tutti!
        Rispondo ad Annalisa e a paglyy, ma lancio anche un paio di idee su cui riflettere tutti.

        CHI SIAMO:
        Penso che sia bella l’idea di Annalisa di raccogliere le esperienze di tutti noi, perché per prima cosa è importante conoscersi e capire che siamo un gruppo eterogeneo: molto spesso ciò che divide in mobilitazioni come la nostra è il fatto che alcuni pensino a curare solo il proprio orticello, non perché non vogliano pensare anche agli altri, ma perché non hanno proprio la consapevolezza di quanti orticelli diversi esistano.
        Secondo me, però, dobbiamo dare un limite a questa fase perché potrebbe finire per essere lunga e dispersiva. Dovrebbe andare di pari passo con la ricerca di tutti i percorsi formativi esistenti, ed entrambe le strade alla fine dovrebbero convergere nella redazione di una “lista/classifica” (passatemi i termini) di titoli da proporre poi alle istituzioni per ottenere un riconoscimento ufficiale.

        Ecco quindi che viene fuori il problema del COSA VOGLIAMO:
        Sappiamo bene che le parole sono importanti, per cui se chiediamo un’ABILITAZIONE potrebbero rifilarci il TFA che al momento è l’unica via per abilitarsi all’insegnamento. Inoltre, una professione come la nostra non si esercita solo nella scuola pubblica o nei CTP, quindi l’eventuale Classe di Concorso in Italiano L2/LS dovrebbe essere “atipica”, cioè non come quella di storia e filosofia, per intenderci. Finiremmo per proporre al MIUR di creare qualcosa di nuovo completamente dal nulla e sappiamo quanto sia innovativo il MIUR…
        Per non parlare dell’onda di polemiche che creerebbe tra gli insegnanti di ruolo o tra chi è reduce dal TFA la creazione di una Classe di Concorso senza concorso (dato che siamo tutti dell’idea di non voler fare nessun TFA, credo)…

        Io penso che la nostra richiesta dovrebbe concentrarsi sul riconoscimento della figura professionale dell’insegnante di Italiano L2/LS, richiedendo in particolare che l’insegnamento di questa materia nelle istituzioni pubbliche in Italia e all’estero venga SEMPRE AFFIDATO PER LEGGE attraverso bandi, aperti a esperti esterni, che riportino chiaramente come requisiti tutti i titoli esistenti.

        Se tale riconoscimento debba passare attraverso l’istituzione di un ALBO PROFESSIONALE, come già richiede l’APIDIS, non lo so. Ma la classe di concorso non risolve il problema di chi vuole lavorare in un’Università o all’estero (perché vale solo in Italia e solo nella scuola pubblica).

        A proposito dell’APIDIS, per iscriversi al loro “albo” bisogna essere in possesso di alcuni requisiti che potrebbero comunque fare al caso nostro, perché vi rientrano (mi sembra) tutti i titoli esistenti in didattica dell’Italiano L2/LS con le relative ore di insegnamento (li trovate qui: http://www.apidis.it/?page_id=14 ).

        Scusate se mi sono dilungata. Spero di aver lasciato qualche utile spunto di riflessione e discussione.

        Giusy

      • La mia risposta è soprattutto rivolta a Giusy, ma le mie conclusioni possono aiutare in generale a riflettere sull’albo professionale e sull’Apidis. Un albo professionale può promuovere e legittimare una categoria riconosciuta: ecco l’albo dei giornalisti o degli avvocati. Per accedere c’è sempre un esame; nel nostro caso si entra per titoli e pagando una quota associativa. Ma l’albo né ci tutela, né ci promuove, ma soprattutto non ci legittima. Che senso ha avere un albo per una professione che non è riconosciuta e che le istituzioni volutamente ignorano? Nessuna. Non è che autocostituendo un albo mi guadagno chissà che vantaggi e visibilità o meglio, dignità, professionalità. Insomma, l’albo e il riconoscimento per ora camminano su due binari paralleli. Oltretutto la pagina dell’Apidis è morta. Non promuove niente. Alla voce “Didattica” c’è il link alla petizione in supporto della ” ùformazione linguistica rivolta ai migranti non alfabetizzati o scarsamente alfabetizzati”. Se almeno tra i membri ci fosse l’opportunità di scambiare esperienze, di iniziare collaborazioni, di condividere. Niente e poi niente. Anzi, l’Apidis è un antialbo. In questo senso forse è meglio l’Admis, che è gratuito. Cmq, di utile c’è il link dei requisiti per entrare a far parte dell’albo. Possono aiutarci a capire chi siamo, semmai riusciremo ad uscire da quel labirinto di definizioni, titoli e numeri. http://www.apidis.it/?page_id=14. Spero di essermi spiegata. Ad maiora. ALA

  5. Ciao a tutti,
    intervengo a commentare in questa sezione cercando di attenermi alla richiesta che Ambra ha pubblicato sulla pagina FB di questo blog, cioè quella di presentarci (percorso di studi ed esperienze lavorative), di dire “chi siamo e cosa vogliamo”.
    CHI SONO: sono una persona di 32 anni che da 5 svolge questo mestiere, in maniera molto precaria, a Roma. I colleghi che finora ho avuto modo di conoscere, personalmente e sui social networks, possono vantare un’esperienza professionale molto più lunga, più ricca (e più massacrante) della mia, eppure non credo che la mia stanchezza nei confronti della nostra situazione sia meno legittima. Non lo è perché in questi cinque anni ho fatto molte cose per questo lavoro (sacrificandone altre). Ho insegnato con co.co.pro., co.co.co. e “coccodè” nelle tre università pubbliche di Roma (Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre) e presso diversi istituti privati. Ho lavorato soprattutto con studenti universitari. Ho svolto anche attività di valutatrice CILS. Sul piano formativo, rapidamente: certificazione Ditals II livello, perfezionamento annuale Ditals, Scuola di Specializzazione in Didattica dell’Italiano a Stranieri (Siena), corso di formazione iniziale a Torre di Babele, e altri corsi, corsini e corsetti (somministratori CILS e quant’altro). La mia laurea magistrale è in sociolinguistica. Credo che ognuno di noi possa rendere visibile il proprio profilo professionale attraverso un link ai molti canali della rete (LinkedIn, etc.), quindi non penso sia utile presentarsi qui in maniera più dettagliata di questa, ma se necessario lo farò successivamente.
    COSA VOGLIO: come Ambra scongiuro la possibilità del TFA, almeno per coloro che in questi anni di vuoto legislativo hanno già acquisito titoli ed esperienze pertinenti al settore di cui ci occupiamo, i quali però non sono formalmente riconosciuti e compattati in uno “statuto”. Conseguentemente voglio un riconoscimento statale di titoli e di carriera, e una maggiore visibilità sociale (le due cose – riconoscimento statale e visibilità sociale – sono legate più strettamente di quanto a prima vista possa sembrare, e questo lo hanno colto le persone che hanno promosso la petizione e quelle che si sono impegnate a diffonderla).
    Per rispondere a Paglyy, credo che la parte più complessa non stia tanto in questa sezione “Chi siamo e cosa vogliamo”, quanto nel convogliare tutte le nostre energie in un’azione ben coordinata e in una divisione dei compiti. Io mi sono già proposta ad Ambra per collaborare ad alcune sezioni del blog e per creare eventualmente una sezione (nel linguaggio della piattaforma WordPress: una pagina fissa, non un post con centinaia di commenti), nella barra di navigazione in homepage, che raccolga tutte le voci degli insegnanti: brevi biografie raccontate, che diano un’idea chiara non solo e non tanto di quello che sappiamo fare (per quello ci sono i cv online), ma anche e soprattutto delle CONDIZIONI in cui siamo costretti a fare quello che sappiamo fare.
    Cosa ne dite?

  6. Sono d’accordo con Ambra, scongiuriamo il TFA. Sarebbe dispendioso per noi (attualmente per i tfa si pagano: tasse per il test di ammissione, e migliaia di euro per l’intero corso), non ci darebbe forse nulla di nuovo dal punto di vista della formazione, ci farebbe perdere tempo e ci abiliterebbe ma non sarebbe garanzia di occupazione.
    Secondo me per capire cosa siamo dobbiamo continuare a fare ricerche tipo quella che qualcuno di noi sta facendo sulle lauree in didattica delle lingue, anche con gli altri titoli e certificazioni. Con un quadro completo (che in mente già abbiamo un po’ tutti), potremmo poi stendere dei criteri secondo noi “abilitanti” per l’insegnamento dell’italiano L2/LS. Le domande che mi vengono in mente però sono molte… vogliamo proporre la conversione dei vari titoli culturali in titoli legali? Come risolviamo problemi tipo quello posto da Susanna Nocchi giorni fa su facebook (lei ha esperienza da vendere, ma non un titolo – che non conosco- che è un po’ fuori dai “soliti noti”?
    Questa del “chi siamo e cosa vogliamo” secondo me è la parte più complessa. Che ne dite, come procediamo?

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