Il Manifesto + Resoconto dell’incontro a Roma, 27/12/13

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Prima di tutto vorrei ancora una volta pubblicizzare l’articolo di Roberto Ciccarelli appena apparso su Il Manifesto che, trattando della graduatoria degli insegnanti pensionati di Brescia, mette in luce le ingiustizie e i paradossi che la nostra bistrattata categoria ancora una volta si trova a dover subire.

Quindi, vorrei condividere con voi il resoconto della riunione di ieri pomeriggio a Roma.

Ieri, 27 dicembre 2013, a Roma c’è stato il primo incontro di alcuni membri romani di Riconoscimento.
Alla riunione erano presenti Monica, Sara, Dina, Ambra Liù e con grandissima sorpresa si è unito Andrea. Guest Star Flavia, che speriamo si faccia coinvolgere dalle nostre iniziative.

Come potrete immaginare all’ordine del giorno c’è stato soprattutto il ragionamento sugli obiettivi di Riconoscimento e quindi abbiamo cercato di ragionare sulla figura professionale in cui riconoscerci. E già qui è stato complicato, perché eravamo in sei con diverse esperienze professionali e diversa formazione.

E’ emersa una comune perplessità nei confronti della classe di concorso -possibilità paventata dall’articolo di Alessandra e Chiara, poiché tale proposta, sebbene sia perfettibile, come illustrato dalle stesse, in realtà andrebbe ad escludere la maggior parte dei colleghi che tuttoggi si stanno formando in didattica dell’italiano per stranieri, con titoli accademici o meno (ci teniamo a ribadire che la Ditals va fortissima, ma ahinoi, non è considerata un titolo accademico). A prescindere da questo un’eventuale classe di concorso è un’ipotesi comunque remota, difficile da perseguire -perché c’è di mezzo il MIUR, e come se non bastasse, a remarci contro, purtroppo, interviene la lentezza delle risposte alle interrogazioni parlamentari.

Quello della classe di concorso potrà forse essere un obiettivo a lungo termine, Riconoscimento, invece, ha un bisogno immediato di definire un profilo professionale che appunto conferisca il giusto valore alla moltitudine di titoli che ciascuno di noi possiede. Ed ecco venirci in soccorso il documento PIPPO che potremmo definire tabella di valutazione titoli (TVT), o meglio, tabella di equiparazione titoli (TET). Anche PIPPO è perfettibile, non accontenterà tutti, anche se a noi sembra che includa la quasi totalità di noi, che anche a livello di esperienze lavorative siamo difficilmente inquadrabili (si capisce cosa intendo?).
A dirla tutta un documento come PIPPO è stato considerato come una base per noi di Roma che fonderemo un’associazione. L’associazione, sarà aperta da subito a chi vorrà parteciparvi, dimostrando (tramite documentazione apposita) di rientrare in uno di quei profili professionali delineati dalla TET di PIPPO.
PIPPO ci servirà soprattutto all’inizio. Il problema della quantità e qualità dei titoli rilasciati agli insegnanti di italiano per stranieri è quanto mai attuale e degno della massima attenzione. Per ora, quindi, poniamo rimedio alle problematiche della giungla formativa, cercando di equiparare, per una nostra urgenza, i vari percorsi formativi. Questo non ci esime dal voler affrontare più seriamente il dramma dei titoli.

Però, non dovremmo sottovalutare i requisiti per l’iscrizione all’Apidis, che è pensata con finalità simili a quelle di PIPPO e su cui Dina consigliava di riflettere. Compiti per il pre-festone.

In realtà il leitmotiv della riunione è stato quello della creazione di un’associazione, il cui nome spazia da Ambrosia a Volemose Bbene.
I motivi che ci spingono a voler creare un’associazione sono principalmente due: rete lavorativa e riconoscimento della professionalità. Inizio dal secondo motivo.
In questo senso all’associazione dovrebbero partecipare -diventare membri è gratise- più persone possibili. L’associazione ci darebbe autorevolezza (uso il condizionale solo perché non è stata ancora creata), perché non ci presenteremmo più come singoli. L’associazione funzionerebbe come network di persone, colleghi romani e sparsi per lo Stivale, che si supportano e soprattutto si adoperano per far conoscere la nostra professione. Infatti, non è solo un problema di diritti da conquistare, il problema alla radice è che la gente comune ignora che esista un lavoro come il nostro. Aggiungo che siamo abbastanza disuniti e spaesati e le istituzioni di questo se ne approfittano. Inoltre, in quanto associazione possiamo collaborare con ad altre associazioni, il network si crea così. E una volta che siamo cresciuti di numero, proveremo di nuovo a contattare i sindacati.

Il primo motivo, la rete lavorativa, è quello che più ci fa gola, no?
In quanto associazione si può partecipare a bandi anche europei. Certo, non è proprio così facile (ma a noi chi ci ferma più?), ma in vista di ciò è opportuno ragionare sulle caratteristiche della figura professionale che poi dovrà lavorare per l’(nell’, grazie all’) associazione. Quindi, ancora una volta, l’associazione contribuisce al Riconoscimento.

((Ne approfitto per ribadire che non so se sarò presente al momento di ufficializzare l’associazione, ma di nuovo, ancora una volta, rinnovo la mia intenzione a finanziarla.))

Last but not least, Andrea ci ha ricordato che c’è un film in uscita La Mia Classe di Daniele Gaglianone, con Valerio Mastrandrea. L’idea è quella di contattare entrambi e di sondare sulla loro disponibilità ad appoggiare la nostra causa in qualche modo (ospitarci durante l’anteprima del film, registrare un video in nostro favore e se proprio va male almeno rifilargli il documento che abbiamo consegnato all’onorevole Chaouki) e se il loro appoggio non dovesse esserci per qualsiasi motivo, allora provare con un flash mob, volantinaggio, un picchetto o giù di lì, sempre pacifici!

In questo senso ci siamo chiesti come raggiungere maggiore visibilità tramite degli eventi, oltre al contatto con la stampa e la tv (regionale e) nazionale. Per esempio, l’ALMA al MAXXI di Roma il 28 e 29 marzo 2014, dove alcuni colleghi di solito vengono intervistati durante gli intervalli e allora potremmo provare a vedere se c’è un modo di essere intervistati (c’è, il modo c’è) o, per esempio, ricontattare Silvia Giugni del PLIDA, che si è dimostrata disponibile a collaborare con noi.

Per ora è tutto, troppe, troppe emozioni tutte insieme.

Love.

RiconoscimentoAmbra

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15 pensieri su “Il Manifesto + Resoconto dell’incontro a Roma, 27/12/13

  1. Pingback: #PIPPO, #APIDIS, la mail di Fulvia e l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. | Cor-pus

  2. Faccio solo un’osservazione tecnica per quanto riguarda la pubblicazione dei commenti. Così come sono non si capisce (o almeno io non capisco) chi ha scritto prima e chi dopo Lascerei perdere l’opzione “reply”. Credo sia possibile.
    Chiedo alle signore amministratrici 😉 se sia possibile pubblicare i commenti in ordine cronologico partendo dal più vecchio a inizio pagina per seguire con i nuovi commenti.

    • In effetti i commenti si potrebbero mettere in ordine inverso: in alto i più vecchi. Però terrei reply, è comodo e facilita la sottoconversazioni e i botta-risposta come questo 🙂

  3. In questo frangente possiamo veder all’opera tutti gli elementi che rendono difficile da affrontare la situazione dei migranti in Italia e di chi lavora con loro: scarsa preparazione e possibile (ma non certa) malafede delle classi dirigenti, scuse ideologiche del “tiriamo la cinghia” e “siamo tutti sulla stessa barca”, un generale disinteresse e ostilità verso i movimenti migratori. L’azione di Riconoscimento va decisamente controcorrente, perché il nostro riconoscimento professionale farebbe scattare una serie di miglioramenti per tutti i soggetti coinvolti. PIPPO è un’ottima base di partenza, anche per chi sta fuori Roma. Ora si tratta di esercitare la giusta pressione, raggiungere una grande visibilità e coordinarci con le altre realtà associative, per fare in modo che le nostre azioni siano coordinate e si diano forza le une alle altre.

    • Condivido pienamente l’idea di Andrea che l’’azione di Riconoscimento va decisamente controcorrente, perché il nostro riconoscimento professionale farebbe scattare una serie di miglioramenti per tutti i soggetti coinvolti. Sarebbe anche ora… Sono favorevole all’idea di fondare un’associazione e continuare facendo lobby… quando sarebbe la prima di quel film? Tuttavia non ho ben capito se sia impossibile iscriversi per chi risieda (anche se non AIRE) all’estero…

  4. Innanzitutto, sono felice che ci sia stato finalmente un primo incontro che ha portato ad uno scambio di opinioni. E sono doppiamente felice perché, pur non essendo presente, mi sento in linea con le vostre riflessioni, soprattutto quelle relative alla classe di concorso e, in secondo luogo, alla creazione di un’associazione. Anch’io come voi, infatti, nutro forti dubbi relativamente alla possibilità di abilitarsi in L2/Ls perché non vorrei che questo diventasse per noi un limite. Insomma, molti di noi aspireranno a lavorare nella scuola pubblica ma molti altri preferiranno invece inserirsi nel settore privato o nelle università (che non prevedono classi di concorso), dove le possibilità non mancano. A questo scopo, il riconoscimento dei titoli deve avvenire a 360 gradi, nel pubblico e nel privato, e forse la classe di concorso (dico per dire, senza averci riflettuto ancora troppo) potrebbe riguardare solo chi è interessato a lavoro nella scuola, appunto. Inoltre, come ha già detto qualcuno, la classe di concorso potrebbe non essere necessaria a docenti che hanno già parecchie qualifiche, tuttavia questo è quello che richiede il Ministero attualmente: bisogna essere abilitati nella propria materia (classe di concorso) per poterla insegnare nelle scuole (o CTP o strutture legate alla scuola). E allora mi chiedo: vale la pena abilitarsi se ancora a scuola italiano L2 è quasi un miraggio? Insomma, uno si abilita e quante ore riesce ad insegnare attualmente? La risposta è: pochissime. Io personalmente, ogni volta che ho tenuto corsi nelle scuole, l’ho fatto in orario extra-scolastico e per non più di 20 ore; ho lavorato quindi come “collaboratrice esterna esperta in L2”. E per queste ore di docenza, le qualifiche che ho già sono sufficienti e non vorrei neppure dovermi prendere una costosa abilitazione per elemosinare delle orette di lavoro. Insomma, il riconoscimento della professionalità deve andare di pari passo con l’offerta formativa delle scuole, che deve essere regolamentata e controllata meglio, al fine di favorire l’integrazione dei migranti. Per quanto riguarda, invece, l’associazione, trovo che sia un’ottima idea per sentirci davvero “categoria”, per “riconoscerci” . Io ci sto!

    • Sono d’accordissimo con te, anzi ho aperto proprio il blog per aggiungere una riflessione sulla classe di concorso molto simile alla tua. Ero presente alla riunione ma ci ho riflettuto dopo e, come dici tu, non avrebbe molto senso in realtà neanche per chi vuole lavorare nella scuola pubblica, stando così le cose.

  5. Ciao Valentina,
    provo a rispondere dove posso.

    Io sono diventata membro dell’APIDIS l’anno scorso perché volevo fare qualcosa per la nostra categoria e volevo capire che cosa offrisse in questo senso. Sono andata anche a Bologna per la riunione annuale e l’impressione che ho avuto è che l’APIDIS sia debole in questo momento: ha pochi iscritti, non sono riusciti a fare tutto quello che si proponevano di fare e la costituzione di un albo (cosa nella quale peraltro io non sono d’accordo al 100%) non è facile come sembra. Insomma, il risultato è che ci sono state molte defezioni e credo che gli iscritti al momento si contino sulle dita di 4 mani, più o meno. Nello stesso tempo però io ho sempre visto l’APIDIS, con certi suoi contenuti, non come un avversario ma come un alleato (sempre che ce la faccia ad uscire dal suo stato comatoso). Insomma, io tenderei a usare la sana pratica del riciclo di ciò che è buono ed è per questo che ho invitato il gruppo a prendere in considerazione anche il punto di vista dell’APIDIS quando si parla di parametri per definire la figura dell’insegnante di italiano a stranieri, argomento tra i più difficili.
    Vorrei infine aggiungere che dopo la costituzione dell’associazione, si potrebbe pensare alla federazione di associazioni in cui far confluire appunto tutte quelle associazioni che si propongono obiettivi simili.

    L’associazione sarebbe non a scopo di lucro.
    Quando alla fine del tuo commento tu poni la domanda di cosa potresti fare concretamente, ti rispondo subito: l’associazione ha bisogno del maggior numero di iscritti possibile. Abbiamo bisogno di essere in tanti e soprattutto uniti se vogliamo che la politica si giri verso di noi e impari a riconoscerci come categoria. Altrimenti rimarremo sempre dei fantasmi.
    Quindi come vedi il tuo contributo ci serve e come!

    Spero di aver dato almeno in parte una risposta alle tue domande.

  6. Cari tutti,

    prima di tutto complimenti per l’impegno.
    Anche io avrei voluto conoscervi a Roma, ma purtroppo sono lontana e non mi è stato possibile raggiungervi. Da ciò che ho letto nei vari blog, pare che altri come me vogliano incontrarvi, ma non ne hanno l’opportunità. Per questo, proporrei degli incontri virtuali, da pubblicizzare sui vari blog, fb, myspace, google+ ecc. con almeno un mese di anticipo. Eventualmente, un paio di mesi prima degli incontri, si potrebbero proporre discussioni, riflessioni, letture, compilazioni di questionari relativi ai temi/odg che verranno poi proposti all’incontro specifico. In questo caso, potremmo focalizzarci su Pippo. Esprimerò ora solo un mio modesto parere: non ho nulla contro questo nome, ma proporrei di trovare un termine “tecnico” piuttosto semplice e comprensibile da utilizzare al suo posto. Credo che questo documento possa essere una valida e solida base, oltre che a un modo serio di farci conoscere e riconoscere. E poiché dietro tale documento – che penso verrà rivisto e corretto n. volte – c’è stato, c’è e ci sarà un grande e serio lavoro, ritengo sia giusto dargli un nome più preciso. Ripeto, questa non è una critica, ma solo un mio punto di vista.
    Anche io penso sia necessario utilizzare una terminologia comune, chiara e comprensibile a tutti. Eventualmente, si potrebbe pensare ad un breve “glossario” relativo a termini accademici quali “laurea specialistica, laurea quadriennale/ laurea v.o/ diploma di laurea, scuola di specializzazione, master, titoli accademici/culturali ecc. ecc”, con dei link di esempio. Cerco di spiegarmi: alla voce “titoli culturali”, oltre alla descrizione, si potrebbero nominare i titoli culturali più o meno noti. Forse si solleverebbe un polverone, ma credo sia utile capire a cosa possa servire un master piuttosto che un titolo culturale, una scuola di specializzazione ecc. ai fini della ns. formazione e del ns. lavoro.
    Per quanto riguarda la fondazione dell’Associazione, credo sia una cosa interessante, a patto che sia gratuita per tutti i partecipanti e che possa promuovere iniziative per il riconoscimento della figura dell’insegnante di ITA L2.
    Ecco, queste sono le proposte che mi sento di fare.

    Auguro serene festività a tutti!

    • Ottima l’idea di cambiare nome, io ci ho pensato, ma a parte un tristissimo “requisiti minimi” non mi viene in mente altro! 😦 avrei anche qualche altra riflessione su Pippo, ma non so se sia questo il posto giusto.. Forse potremmo mettere su un forum?

  7. Io ho un paio di domande:
    1) Questa l’ho già fatta in un altro commento: qual è – se c’è stata finora – la presa di posizione delle figure accademiche più coinvolte nella formazione degli insegnanti di IT L2 sulla questione “riconoscimento”
    2) In questo post e in altri si insiste sull’APIDIS. Al momento, alcune cose non mi sono chiare: noi – come “Riconoscimento” – abbiamo contatti di qualche tipo, insomma siamo in dialogo, con loro oppure no? E, se no, per quale motivo? Ancora: loro si propongono di ottenere il riconoscimento giuridico di un albo professionale: ma non ho mai letto o sentito di loro interventi pubblici (o al livello di social media) in questa direzione … forse sono sfuggiti a me? Ad ogni modo: penso si debba riflettere su vantaggi e svantaggi di un eventuale “farsi concorrenza” fra gruppi.
    3) (ok, le domande sono tre) L’associazione di cui si scrive qui, che tipo di associazione sarebbe dal punto di vista giuridico? Qui si fa riferimento ad una partecipazione gratuita ma poi tu, Ambra, scrivi “rinnovo la mia intenzione a finanziarla”: puoi chiarire meglio questo aspetto?
    Poi esprimo una mia sensazione, che – anticipo – non vuol assolutamente essere una critica. Il gruppo di “Riconoscimento” si incontra a Roma per ovvi motivi logistici e, credo a ragione, anche simbolici: a chi, come me, sta a centinaia di km di distanza, il progetto tende però a sembrare un po’ “sfuggente”. Ci sono cose che mi sfuggono per ignoranza e a causa della giungla dei titoli e dei percorsi di cui anche qui si parla; e poi ci sono cose che sento sfuggirmi perché vengono stabilite e io – sentendomi appunto ignorante – non posso far altro che considerarle, al limite capire se mi piacerebbero o no, ma mi chiedo come e cosa sarei in grado di fare concretamente se il progetto si realizzasse concretamente.

    (piccolo refuso: c’è una virgola in più nella frase “L’associazione, sarà aperta da subito a chi vorrà parteciparvi”)

    Ciao e grazie.

  8. Per favore, o voi che eravate alla riunione. Evidenziate qualsiasi orrore io abbia scritto (contenuti più che forma, ma certamente anche quella).

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