RILIS (ex Pippo) rivisto da Ambra Liù

Carissimi,

mi vedo obbligata a pubblicare i miei commenti e le mie proposte sul blog, confortata dal fatto che verrà notificato sulla pagina.

Il file Riflessioni su PIPPO e confronto con i requisiti Apidis è molto lungo.

Spero di aver arricchito il dibattito, ma ho paura che non ne usciremo mai.

Ad maiora, semper!

RiconoscimentoAmbra

P.s. aprendo il .pdf non funzionano i link, che copio qui

Requisiti Apidis
Equipollenza

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30 pensieri su “RILIS (ex Pippo) rivisto da Ambra Liù

  1. Ciao a tutti!

    Intervengo in ritardo in questa discussione, ma spero che le mie considerazioni possano essere comunque utili.

    Mi riallaccio innanzitutto a quanto segnalato da Giusy in merito alle ore svolte presso gli enti abilitati. In effetti si dovrebbero considerare anche le strutture private, altrimenti si escludono tutti coloro che hanno maturato esperienze nell’ambito delle moltissime scuole private presenti in Italia e anche all’estero. Converrebbe anche approfondire la questione dell’abilitazione degli enti privati a questo punto.

    Sempre a questo proposito sarebbe opportuno aggiungere all’elenco delle realtà in cui potrebbe lavorare chi possiede i requisiti PIPPO, oggi RILIS, le scuole private appunto e le aziende.

    Per quanto riguarda il tirocinio, anche io avrei qualche perplessità. Per quel che so, spesso è un punto di domanda. In particolare posso portare l’esempio di alcuni colleghi del master della statale di Milano, il cui buon esito è dipeso in gran parte dal tutor al quale erano stati affidati. In sostanza alcuni di loro hanno davvero fatto un assaggio di esperienza, insegnando anche in corsi veri e propri e cimentandosi in lezioni o serie di lezioni, altri hanno fatto solo osservazione, talvolta neanche guidata e monitorata. Insomma sono stati un po’ abbandonati.
    Inoltre, come dice Giusy, in molti percorsi il tirocinio è conteggiato nei CFU totali del corso, pertanto, se previste da Rilis, le ore di tirocinio verrebbero considerate due volte.

    Infine, circa le certificazioni, avrei una domanda: l’attribuzione della Diadori in termini di CFU al Ditals è ufficiale? si potrebbe applicare anche alle altre certificazioni (dils, cedils)? Se così fosse, si potrebbe valutare l’applicazione degli stessi parametri.

    Un saluto a tutti,

  2. Ciao a tutti!

    Solo adesso riesco a leggere il documento creato da Ambra e i vostri commenti.
    Vorrei segnalare che in realtà, oltre a quelli indicati, esistono altri percorsi formativi che prevedono 120 CFU: sono le lauree specialistiche e magistrali in didattica dell’italiano-L2/LS (io sto frequentando quella della Stranieri di Perugia, ma esistono corsi anche a Siena e in altre università).

    Poi ho un dubbio che riguarda le ore di insegnamento: devono essere fatte in “strutture private di qualità ossia riconosciute dal MIUR come enti abilitati ad erogare corsi di aggiornamento e formazione per il personale della scuola pubblica”.
    Mi pare che questo criterio lasci fuori tanti che lavorano solo o per la maggior parte nel privato (dato che molte scuole private non sono enti abilitati), no?
    A proposito, potreste spiegarmi meglio come funziona questa storia dell’abilitazione dell’ente privato?

    Un ultimo dubbio riguarda i tirocini all’interno del percorso universitario.
    Che siano attivi o passivi, per una questione di correttezza, non dovrebbero rientrare nel conteggio delle ore di esperienza per il semplice fatto che “contano” già come CFU della relativa laurea (triennale o specialistica o magistrale).
    Mi spiego: tra i 120 CFU della mia magistrale ho acquisito 3 CFU per il tirocinio in un CTP. Se già questi vengono calcolati nei 120 della laurea, non posso anche contare come ore di esperienza le 20 ore di tirocinio svolte.
    Dovrebbe valere solo l’esperienza post laurea o comunque esterna al percorso formativo.

  3. Ciao a tutti,
    e compllimenti per il lavoro svolto finora.
    Non vorrei entrare a gamba tesa ma questa è una questione che mi sta molto a cuore, quindi dirò la mia:

    1) mi sembra ottima l’idea della valutazione di 120 cfu e di prendere come unità di misura il cfu in genere.
    120 cfu sono quelli che si ottengono con due anni intensivi di studio (per esempio due master da 60 cfu l’uno o il biennio di spiacializzazione di Siena).

    2) direi che la strada potrebbe proprio essere questa: sigle e unità condivisibili da tutti. Quindi cfu come unità di misura (che prevede quindi il passaggio obbligato per istituzioni accademiche) e sigla del settore scientifico disciplinare per individuare in che ambiti vanno ottenuti.

    3) se si vuole inserire la pratica (che da definizione fa parte dell’insegnamento) allora bisogna evitare di aumentare i problemi che stiamo cercando di risolvere (volontariato, abuso dei tirocini, abuso dei tirocinanti etc). Quindi consiglierei di inserire un tot cfu (il numero di quelli attribuiti per il tirocinio in carriera universitaria di quattro o sei mesi per esempio) con relazione finale uniforme (magari con dettagli di un progetto seguito dal tirocinante, per evitare l’effetto “bella statuina scaldasedia per quattro mesi”) firmata dall’ente incaricato e dall’università di riferimento (in questo modo solo le istituzioni che hanno accordi con le università prenderebbero tirocinanti e solo nell’ambito delle lauree e dei master. Inoltre così facendo si spingerebbero i “novellini” ad orientarsi solo verso formazioni gestite da università che includano tirocini gestiti e monitorati da loro).

    Spero di non aver detto cose sbagliate e di aver contribuito alla discussione!

    Ps: sono quella di http://glottando.wordpress.com/

    • Ah, e forse fa al caso nostro, ma pare che l’attuale Presidente del Consiglio abbia detto: «Se c’è qualcosa che non va poi me lo segnalate alla casella matteo@governo.it. Ogni settimana andrò nelle scuole ad ascoltare le richieste e poi torno a Roma con i compiti a casa» (fonte: http://www.ilpost.it/2014/02/26/email-renzi/ )…
      Quando abbiamo deciso che si fa? Gli si manda una mail? 😉

      • Sì, certo, l’email a Renzi può essere un’idea una volta che, appunto, ci chiariamo su cosa chiedergli. Ho letto il tuo intervento precedente, ma devo rileggerlo meglio. Quello che ti chiedo è di fare un esempio. Per esempio, qual è quell’univ che fa un tirocinio che potrebbe fare al caso di RILIS?
        P.s. ma sappiamo bene chi sei e mi fa piacere che tu sia tornata a postare. Soprattutto perché hai toccato un nodo cruciale… visto che alcune giovani leve di Riconoscimento hanno commentato affinché tornassimo a riflettere sui criteri di inclusione di RILIS, considerando che vorremmo che fossero più flessibili di quelli di Apidis.
        A presto, AmbraL

      • Rispondo qui perché non c’è l’opzione “rispondi” sotto il tuo intervento.
        Grazie per l’accoglienza 🙂
        Allora qui: http://ditals.unistrasi.it/articolo.asp?sez0=2&sez1=20&sez2=0&art=24
        l’Unistrasi parla esplicitamente di tirocinio monitorato da loro durante il corso per la preparazione del DITALS e di Enti monitorati da loro presso cui si può effettuare il tirocinio (qui: http://ditals.unistrasi.it/articolo.asp?sez0=10&sez1=0&sez2=0&art=22 ). Mi aspetterei quindi una maggior serietà altrimenti, un canale di denuncia ben garantito.
        Questo andrebbe per le nuove leve.

        Poi, personalmente considererei i 120 cfu come “contenitore” ovvero:
        – uno potrebbe avere 60/80 cfu di formazione e parecchie ore di esperienza/tirocinio per arrivare al resto dei cfu (considerando 1 cfu = 25 h)
        – ma uno potrebbe anche avere moltissima formazione (per esempio laurea specifica con 60 cfu, due corsi di perfezionamento da 20 cfu, certificazione 6 cfu) e quindi aver bisogno di pochissima pratica per accedere al tetto di 120 cfu.

        In questo modo sia “le nuove leve” con moltissima formazione e poca pratica che “le vecchie leve” con moltissima pratica e poca formazione verrebbero incluse.

        Sui rischi del tirocinio “selvaggio” se ne discuteva qui: http://www.ildueblog.it/?p=3011#comments

        Grazie ancora per il vostro impegno!

  4. Cari tutti, mi sento di intervenire brevemente; come fatto altrove ci terrei a distinguere l’associazione da tutto il resto che ci circonda, seppur nel suo tentativo di ottimizzazione e normalizzazione di una situazione reale apparentemente multiforme. Per iniziare sono fortemente d’accordo con l’esordio del post che dice di non voler escludere nessuno dall’appartenenza alla stessa associazione, quanto valutare e approvarne i fini, cioè lo scopo. Dunque replicare le modalità di una realtà variegata vigente, con diplomati (non vedo il senso!) e sedicenti “novellini” (ben vengano sempre le nuove leve!!) non significa mettersi in cattedra quanto offrire un profilo più professionalizzante possibile. Proprio per evitare in futuro ingiuste e arbitrarie attribuzioni di incarichi da chi offre lavoro e bandisce concorsi come avviene anche ora con un potere a volte cieco d’ignoranza nella lettura delle nostre competenze. A proposito delle certificazioni culturali devo ricordare che durante l’ultimo concorso della scuola attrbuiva un punteggio micro e irrisorio ma comunque lo attribuiva… Pallino

  5. ciao, se posso dico la mia anch’io..come certificata Ditals 2, Laureata in Filosofia (vecchio ordinamento, con indirizzo storico) e praticante dal 1999 mi sento di dare certamente peso alle qualificazioni ma anche alla pratica.. le prime per sia per l’acquisizione degli strumenti teorici sia come palestra allo studio prolungato, mentre la seconda per una conoscenza del campo a 360 gradi.. tenuto conto chiaramente che la ricerca e l’aggiornamento non hanno mai fine…

  6. ho letto il documento e ho un paio di cose da dire per quanto riguarda l’importanza da dare all’esperienza. Per quanto mi riguarda la formazione è molto importante, venga da certificazioni/master/dottorati/lauree specifiche ecc. L’esperienza è però fondamentale: una persona che ha “solo” studiato e mai/ o poco messo in pratica, secondo me rimane un* insegnante diciamo così teorico (parlo da dottoressa di ricerca, quindi con qualche cognizione di causa). Quindi dovremmo trovare il modo (e so che lo state facendo) per dare un forte peso all’esperienza. Detto questo io non considerei il TIROCINIO (passivo) come esperienza. Sono stata formatrice DITALS e se avessi potuto avrei fatto fare a tutt* sole esperienze attive di insegnamento. Il tirocinio passivo serve, per quanto mi riguarda, a poco. Io personalmente lo escluderei dai requisiti. E’ solo una mia opinione 😀

    • Grazie Monica per le tue osservazioni. Le questioni che affronti sono cruciali e sono d’accordo con te, chi ha i 120 crediti dovrebbe comunque dimostrare di avere esperienza. E circa il tirocinio, eliminandolo ci allineeremmo ai requisiti Apidis. Spero che la discussione prosegua, perché è importante dibattere su questi due punti su cui hai spostato l’attenzione.

    • @Monica: da giovane insegnante di italiano L2/LS, o aspirante tale, non sono d’accordo con te! Puntando troppo sull’esperienza constringeremmo i neolaureati/neomasterizzati/neoglottocertificati a fare esperienza da volontari (leggasi tirocinio non retribuito/rimoborso spese)…e quindi sarebbe un cane che si morda la coda! :/

      • Ciao a tutti, vorrei intervenire un attimo anch’io su questo punto. Io darei più “peso” a chi ha esperienza rispetto a un neolaureato ma non escluderei quest’ultimo. Se venisse presentata l’esperienza come fondamentale chi ha appena conseguito la laurea/il master/la certificazione dove e come potrebbe maturare le ore necessarie per avere i requisiti?
        Il tirocinio inoltre non è sempre passivo, magari si potrebbe dimostrare che non si è stati solo a osservare, non so. Personalmente ne ho svolto uno che effettivamente avrebbe potuto essere solo passivo e di 200 ore complessive. Io però ho chiesto di partecipare attivamente alle lezioni e passate le ore necessarie a conseguire il master ho scelto di continuare prolungando la mia permanenza presso l’università dove si svolgevano i corsi di italiano per altri 6 mesi. Queste ore non mi verrebbero riconosciute nonostante la mia volontà a provare e mettere in pratica ciò che ho studiato e senza avere alcuna retribuzione. È un aspetto delicato e capisco che chi ha lunghi anni di esperienza abbia il diritto di averli riconosciuti ed avere maggiore considerazione rispetto a chi ha solo la teoria ma non penalizzerei chi si è appena affacciato a questo mondo. In fondo essere “novellini” non è una “colpa” per cui venire penalizzati e più o meno lo si è tutti all’inizio. 😉

      • cari Sergio e Giusy, forse ho impostato male il mio commento e mi rendo conto che sembra escludere chi non ha mai lavorato. In realtà avrei voluto dire che avere una lunga lista di titoli e titoloni non basta, che la teoria non basta e che anche l’esperienza DEVE avere la sua buona parte. C’è chi ha l’uno, c’è chi ha l’altro ed entrambi dovrebbero a mio parere essere valutati sullo stesso piano. Credo che Riconoscimento si stia muovendo in questo senso. Ho voluto commentare solo perché, vedendo tutti questi titoli di master, dottorato, ho temuto che ce se ne dimenticasse.

        Per quanto riguarda il tirocinio, continuo a sostenere che se passivo non serve a granché. Se si può provare che è stato attivo la cosa cambia, ovviamente.

  7. @Oriana: se clicchi sul documenti di paglyy lì puoi leggere, spiegato dalla Diadori, a quante ore corrisponde un CFU. Questo forse può aiutarci (foooorse). Non so se sia possibile ragionare con CFU per le certificazioni… ma qui si accettano proposte… tu cosa faresti, come le calcoleresti? Perché queste certificazioni sono diffusissime… e se la tua proposta viene accolta, perché no?

  8. @ Sara: a me le ore di compensazione di Apidis sembravano proporzionate alla formazione accademica. Il mio totale di 648 ore è arbitrario, ho calcolato 9 mesi di lavoro. Non so, però, come abbiano deciso se attribuirne 300 o 500 per colmare determinate lacune (glielo si può chiedere).

    Per ora sei l’unica che si è pronunciata per l’esclusione di chi non ha un titolo accademico, vediamo gli altri che pensano (secondo PIPPO la compensazione, in questo caso, avverrebbe certificando 2700 ore di lavoro). Né l’Apidis né PIPPO parlano esplicitamente di Master, il termine Master l’ho inserito io. Poi c’è lo scoglio dei crediti TFA. Qua ci vuole Ciccio! Cicciooooo

    PIPPO parla di ore di tirocinio o di lavoro (o… o…), Apidis il tirocinio non lo considera.

  9. @Sergio: pagina 4: ho riscritto (corretto/completato) 2 dei parametri di PIPPO, aggiornando le abbreviazioni delle lauree, per esempio. Inoltre, ho cambiato l’ordine dei requisiti, mettendo la Scuola Spec Siena all’inizio e non alla fine. In rosso i miei commenti e dubbi. I miei dubbi al punto 3, però, dimostrano che è molto difficile stilare dei parametri, almeno lo è per me che ho agito da sola. Ci vuole un confronto. La mia è solo un’opinione.

    Dalle tue affermazioni mi rendo conto che le certificazioni tali devono rimanere (e nei bandi gli vengono riconosciuti pochissimi punti, pare 0,25, ridicolo però!). TI prego quindi di leggere il file di Sara e tornare qui a commentare.

    Non si dà più importanza a Siena, è che Siena detenie il percorso accademico con maggiori crediti. Poi è da decidere se considerare i dottorati di ricerca specifici… appena qualcuno ci risponde.

  10. Se ho ben capito con PIPPO vengono inclusi anche i diplomati, su questo forse è meglio allinearsi all’Apidis e considerare solo laureati (triennali e solo se in possesso di un Master)

    • Sara, sono d’accordo con te. Credo che ormai di non laureati con esperienza ne siano rimasti in pochi e forse ad un passo della pensione…

  11. @Ambra: grazie per il lavoro…ma la pagina 4 del pdf non riesco proprio a “interpretarla”…

    In generale mi sembra che si dia troppa importanza alla formazione dell’UNISTRASI…non sarebbe equo nei confronti di chi si è formato/si sta formando altrove!

  12. Un’altra cosa sul confronto con Apidis e le ore: in PIPPO le ore corrispondono a CFU, in Apidis dobbiamo capire a che cosa corrispondono di volta in volta i loro monte ore e come li hanno calcolati.

    • cito Ambra “il loro monte ore è calcolato sulla base delle 18 ore settimanali di un insegnante della
      scuola di ruolo.Quindi 18x4settimane= 72 ore mensili)x)9mesi di lavoro 648 ore all’anno”

      però continuo a non capire il nesso tra questo e le ore richieste… cioè, calcolano gli anni di esperienza? e perché 1, 2 o 3 anni? secondo cosa?

  13. Nei requisiti Adipis non è previsto il conteggio del tirocinio tra le ore necessarie:

    “NOTA: Il tirocinio non viene considerato come esperienza professionale utile per il raggiungimento dei requisiti per l’iscrizione”

    Noi come ci poniamo davanti a questa problematica? PIPPO parla di ore, ma non specifica questa cosa

  14. La certificazione ha un corrispondente attualmente in CFU? Stiamo supponendo noi di farglieli attribuire?

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