RiconoscimentoRoma e il CIES

Screen shot 2014-02-16 at 10.12.00 AM

Ieri pomeriggio a Roma, in occasione del trentennale delle attività del CIES (Ong nata nel 1983 su iniziativa di un gruppo di educatori e operatori della cooperazione internazionale) è stato proiettato il film “La mia classe”. RiconoscimentoRoma si è data appuntamento per seguire il dibattito e la tavola rotonda che sarebbero seguiti al film; eravamo in tre: io, Sara Rossetti e Girolamo Vetrani.

La sala era gremitissima e a chiusura delle ultime immagini si avvertiva palpabile l’emozione da parte del pubblico che era sinceramente coinvolto, dunque l’ambiente era dei migliori per sensibilizzarlo sulle tematiche ancora troppo sconosciute e ignorate dai più, quali migrazione e marginalizzazione, diritti e tutele dello straniero in un Paese sempre più in balia di un disorientamento politico, il che equivale a dire sociale.
La prima parte del dibattito, però, seppur dedicata al film, ha riguardato più che altro la difficoltà di distribuzione e di divulgazione dello stesso, non esattamente rispondente alla produzione mainstream cinematografica, ma pur sempre opera prima di un nuovo realismo su pellicola. Una breve relazione del regista ha fatto presagire come sarebbe proseguita la serata. Ci siamo, perciò, trovati dinnanzi, malgrado i propositi iniziali dell’evento, a una sorta di autoreferenzialità dove il soggetto era sfumato, lo straniero un elemento di propria visibilità politica -punto su cui qui avremo possibilità in svariati casi di tornare.
Inoltre, non erano tutti presenti i previsti partecipanti al dibattito, fra questi l’assessore alla formazione, ricerca, scuola e università della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e la scrittrice Igiaba Scego, con cui avremmo avuto piacere di parlare direttamente.

La serata ha visto dunque invertire la soglia dell’attenzione, abbattere l’interesse del pubblico, portare il povero spettatore ad abbandonare il suo posto e a dirigersi con fare liberatorio verso la porta d’uscita. Pochi coraggiosi e stoici, tra questi noi tre, sono rimasti alla tavola rotonda che ne è seguita: «Storie di Diritti e Identità. I nuovi cittadini si raccontano». Di nuovi cittadini in realtà era presente solo il portavoce della Rete G2, “Seconde Generazioni”: Mohamed Tailmoun. Il resto, come dicevamo, era un quadro piuttosto desolante della politica orientata al mittente (italiano) e non al destinatario, beneficiario: <<di male in più peggio>> come ha fatto vezzo di citazione l’assessore alle Politiche Educative e Giovanili del VII Municipio Loris Antonelli.
E’ chiaro che in questi casi parlare in termini di competenze in merito è un vero virtuosismo. Così alcune parole decise e circostanziate, come era possibile immaginare, ma anche misurate per non sconvolgere l’auditorio che era fatto ormai da i soli che erano seduti sul palco, sono venute da Fiorella Fanelli  Comitato Scientifico Scuole Migranti. Sono stati toccati temi in volata come quello dell’insegnamento dell’italiano ai migranti che per il 60% è svolto da insegnanti volontari, mentre e il 40% è svolto dalla scuola pubblica. Questo dato avrebbe dovuto far parte della discussione, considerando che in ballo ci sono il diritto alla formazione e di una lingua che sia legata al lavoro, di diritto alla cittadinanza e spendibilità degli studi degli stranieri conseguiti all’estero e dunque di equipollenza delle lauree e dei diplomi, di minori (il discorso si fa lungo..).

Tutto giusto, eppure come sempre si evitava il confronto, perché fino a quel momento non era stato chiamato in causa nessuno del settore, in viva voce, testimonianza reale e “corporea” di tutto ciò e anche noi, non avevamo avuto modo di prendere la parola. Per questo ringraziamo ancora una volta il collega Girolamo Vetrani che, forte di una presenza fisica che non passa inosservata e di un tono di voce adatto al caso, si è alzato proprio mentre gli onorevoli stavano per porgere a una spicciolata di astanti i loro saluti.
Per forza di cose Girolamo si è dotato di un microfono e ha parlato sì di quel 60% sommerso ma anche di una negata possibilità di quest’ultimo a uscire, chissà poi quando, da una stranota invisibilità, guardata con compiacenza da una struttura che si muove grazie ad essa, che nega pubblicamente finanziamenti e poi ammette con lo sguardo basso di chi simula e mente, di rivoli in cui questi ultimi si perdono. Girolamo ha ribadito che la situazione dei CTP è da rivedere, sottolineando l’esperienza e l’anzianità di molti di noi per anni di didattica dell’italiano L2/LS, che invece andrebbe vista come un valore e segno di qualità e rispetto dello straniero.
Un fuori programma che ha fatto scuotere il capo di una signora accanto a me a cui avrei voluto fare qualche domanda ma anche un sonoro applauso di chi evidentemente qualcosa in più di questi signori di chiara fama ne sa, perché sulla barricata stranieri e docenti sono fianco a fianco da tempo.

RiconoscimentoPallino

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