L’insegnamento dell’italiano LS e l’incredibile caso dell’IIC di Bruxelles

Logotipo degli Istituti Italiani di Cultura: metà della scultura "sfera grande" di Pomodoro su campo rosso

In questi giorni se n’è parlato a lungo, quasi con inedito scalpore, come capita in ogni contesto di notizia che faccia eco in ambienti idonei e che comunque le diano il giusto spazio. Quello necessario, doveroso, che faccia della stessa notizia qualcosa che assume man mano fattezze reali, concrete. Prima di Riconoscimento molti insegnanti si sono battuti su questo fronte, la cosa era nota soprattutto agli addetti ai lavori.

La Prof.ssa Federiga Bindi che qui intendiamo ringraziare per la testimonianza, lei stessa direttrice fino a pochi giorni fa dell’Istituto di cui ci parla, con questa lettera mette in luce i punti salienti di una situazione che non riguarda solo l’IIC di Bruxelles, ma tantissimi altri nel mondo, e con essi è sempre da non dimenticare, si muove un esercito di docenti fantasma per lo Stato Italiano.  

L’insegnamento dell’italiano LS e l’incredibile caso dell’IIC di Bruxelles

I corsi di lingua e cultura italiana hanno un ruolo fondamentale nella promozione culturale ed economica dell’Italia. Nel caso specifico di Bruxelles – dove la progressiva scomparsa dell’Italiano nelle istituzioni UE rappresenta un punto dolente – l’insegnamento della lingua è strettamente interconnesso con quello della promozione della presenza italiana all’interno delle istituzioni europee, assumendo quindi un valore strategico non riscontrabile altrove.

I corsi tenuti dagli Istituti Italiani di Cultura (IIC) possono essere “a gestione diretta” o “a gestione indiretta”. Questo secondo caso, in cui l’Istituto affida la gestione dei corsi ad un agente esterno, se può essere adeguato in certe situazioni (istituto molto piccolo, scarso interesse locale, impossibilità di reperire locali adeguati, ecc.), o vantaggioso dal punto di vista amministrativo (carico di lavoro notevolmente ridotto e sicurezza di un piccolo guadagno annuale) non permette né il necessario controllo di qualità, né crea il binomio corsi – eventi culturali, elementi che costituiscono il vero valore aggiunto degli IIC rispetto ad altre scuole di lingua. E’ fondamentale quindi che gli Istituti di Cultura, ed in particolare quello di Bruxelles, continuino ad erogare corsi in gestione diretta in modo da legare i corsi alla promozione culturale ed economica dell’Italia, elemento che non sarà mai presente in una gestione indiretta.

Nei due anni di mia direzione dell’IIC di Bruxelles (10 marzo 2012 – 9 marzo 2014) abbiamo avuto circa 2000 corsisti, proponendo corsi di lingua e cultura italiana in italiano o in lingua straniera, corsi per bambini, laboratori e seminari, con un netto incremento di introiti rispetto al passato. I corsi sono tenuti da una ventina di insegnanti altamente qualificati.

Al mio arrivo in sede i corsi, al tempo semestrali, erano già partiti e se ne occupava l’allora Reggente – che ha avuto il fondamentale merito di aver riportare i corsi in IIC, da anni relegati invece alla periferia della città in un anonimo edificio in affitto – ma che è partito poco dopo senza lasciare sostanziali consegne. La mia preoccupazione iniziale è stata dunque trovare una persona con provata esperienza nel campo della didattica, dell’organizzazione di corsi e dell’insegnamento dell’italiano che potesse coordinare il settore corsi. Quindi abbiamo dovuto pensare come rilanciarli.

A partire da settembre 2012 abbiamo adottato una strategia di consolidamento e cauta espansione: innanzitutto abbiamo deciso di uniformarci al Quadro Comune di Riferimento Europeo e di offrire tutti i livelli – in passato, ad esempio non esistevano i livelli C1 e C2 – nonché di organizzare i corsi su base trimestrale, anziché semestrale, facendo coincidere la fine dei corsi con la fine dell’anno solare. Quindi siamo passati a rinnovare i supporti tecnologici, ormai obsoleti, dotando l’Istituto di risorse oggi basilari come la connessione internet, i lettori DVD e le TV a schermo piatto.

L’insegnamento dell’italiano come lingua seconda o straniera ha fatto passi da gigante nell’ultimo decennio, ma l’Istituto di Bruxelles era rimasto fermo nel tempo: totale mancanza di hardware, non solo niente LIM, ma anche vecchi televisori ormai inutili, assenza di ricambio di supporti didattici,

mancanza di una piattaforma informatica specifica per l’insegnamento dell’italiano come lingua straniera o persino di corsi di aggiornamento.

In una città come Bruxelles, dove il numero di corsi di lingua offerti da scuole private, comuni e università è altissimo, è necessario che i corsi dell’IIC siano qualitativamente competitivi e differenziabili rispetto all’offerta locale e con insegnanti con specifica qualifica di insegnamento e comprovata validità didattica. Abbiamo quindi abolito la politica di mettere più studenti possibile in una classe – che sicuramente aumenta il guadagno, ma è didatticamente inopportuno – e offerto anche corsi specialistici, di carattere professionale, quali Italiano nel diritto, o Italiano nella politica. Corsi come Antologia della Letteratura, Cinema e Letteratura e Leggere Oltre attirano invece studenti con un buon livello d’italiano che desiderano conoscere meglio il nostro Paese.

Quando possibile abbiamo raggruppato gli studenti di madrelingua latina, permettendo maggiore omogeneità di apprendimento; inoltre abbiamo offerto corsi semi-intensivi di vari livelli e corsi intensivi durante l’estate e offerto una scelta di esami di certificazione di competenza della lingua. Infine, abbiamo creato un programma di formazione per gli insegnanti, ivi inclusa la possibilità di sostenere presso l’Istituto l’esame per il Diploma di Insegnamento dell’Italiano come Lingua Straniera (DITALS).

I risultati sono velocemente arrivati; un sondaggio svolto tramite Survio tra gli studenti dell’IIC nell’estate 2013, ha mostrato come tra essi il 99% considerava l’organizzazione dei corsi ottima o buona; il 98% giudicava ottima o buona la qualità dell’insegnamento, il 70% riteneva che ci fossero stati dei miglioramenti rispetto agli anni precedenti, il 97% avrebbero raccomandato i corsi dell’IIC ad altri.

Abbiamo anche creato corsi e laboratori di arte, musica e teatro anche per i bambini. A Bruxelles non esiste una scuola italiana e quindi l’IIC permetteva ai bambini di socializzare nella nostra lingua e conoscere in modo ludico la cultura italiana. La programmazione teneva conto delle esigenze di gruppi di età e si articolava in cicli diversi: Laboratorio di Natale, Laboratorio di Pasqua, I Misteriosi Etruschi, Gli Antichi Romani ecc. A luglio abbiamo invece organizzato i campi estivi.

Il problema dei contratti

Al mio arrivo in sede i corsi erano già iniziati ed ogni mese mi venivano portati i bonifici per gli insegnanti da firmare con allegato le schede degli orari di insegnamento svolto; ho quindi semplicemente assunto che tutto fosse regolare e che gli insegnanti fossero provvisti di regolare contratto, come dovrebbe essere normale ovunque, tanto più in un organo dello Stato. Del resto, le

criticità dell’IIC al tempo erano talmente tante – a cominciare dagli uffici chiusi causa pioggia – che avevo l’imbarazzo della scelta nel dove rivolgere la mia attenzione.

All’avvio dei nuovi corsi in autunno 2012, una volta formate le classi – che ovviamente partono solo se vi sono sufficienti iscritti – ho chiesto di firmare i contratti per gli insegnanti. A quel punto abbiamo scoperto con orrore che gli insegnanti non avevano mai avuto contratti, fatto salvo due contratti di prestazione d’opera di durata semestrale fatti rispettivamente dal Direttore Miori nel 2003 e dal Direttore Manica nel 2009. Era, dal mio punto di vista, una situazione chiaramente non sostenibile ed abbiamo dunque immediatamente invitato gli insegnanti ad una riunione, allegando un contratto-tipo elaborato da un legale italiano specializzato anche in diritto belga. La riunione non è andata bene come speravamo, sicché ne sono dovute seguire altre, ivi inclusa una riunione con un commercialista, che ha spiegato gli oneri di legge in Belgio ed consigliato gli insegnati sulla loro posizione legale e fiscale. La conclusione di questo iter è stato un contratto di legge belga per prestazione d’opera intellettuale. Abbiamo cercato di trovare la migliore soluzione possibile, che tenesse in conto il regolamento degli Istituti di Cultura, la legislazione belga e le situazioni dei singoli insegnanti. Si è convenuto dunque, su consiglio dell’avvocato, di procedere alla stipulazione di contratti trimestrali, per il montante di ore effettivamente insegnato, seguendo la procedura ex art. 18 L. 401/1990.

E’ necessaria qui una piccola digressione: la legge prevede per i direttori degli IIC due possibili basi giuridiche per prendere personale aggiuntivo pro tempore in IIC: la procedura ex art. 18 L. 401/1990 e quella ex art. 17 Reg. 392/95.

L’art. 18/401 prevede la possibilità di ricorrere a consulenze di specialisti per attività e iniziative specifiche che richiedano competenze non reperibili presso il personale di ruolo e per il tempo necessario allo svolgimento degli stessi. L’art. 18/401 non prevede la necessità di richiesta alla superiore Ambasciata o all’amministrazione centrale – essendo motu proprio del Direttore – né il ricorso all’evidenza pubblica e a conseguente valutazione comparativa, coerentemente con l’impianto proprio del contratto d’opera per il quale vige il principio dell’intuitus personae. Poiché gli insegnanti all’IC di Bruxelles sono a tutti gli effetti degli specialisti – come detto a partire dal 2013 vengono impiegati solo insegnanti che abbiamo le necessarie qualifiche come il DITALS – anche sotto questo profilo il ricorso all’art 18 non solo era pienamente giustificato, ma andava anche incontro alla giusta richiesta di riconoscimento professionale degli insegnanti di italiano LS.

L’art. 17 Reg. 392/95 prevede al contrario la possibilità di assumere personale a tempo determinato mediante contratto a termine tramite bando pubblico e selezione con commissione di 3 persone. Sebbene idealmente preferibile, il ricorso alla procedura ex art.17 è dannoso per una serie di motivi qua sotto brevemente riassunti:

1.Nella maggioranza dei casi, lo status degli insegnanti non permette la loro assunzione, né loro in realtà lo desiderano, poiché insegnano anche altrove o svolgono altre attività professionali;

2.Criteri generali di efficienza amministrativa non giustificano il dispendio di tempo, energie e mezzi che deriverebbe dal ripetersi delle lunghe procedure selettive più volte l’anno (per ciascun trimestre più l’estate);

3.Le ore insegnate sono troppo poche per giustificare economicamente un’assunzione a tempo pieno: visto il numero di corsi che si tengono in contemporanea ogni trimestre, l’IIC dovrebbe assumere minimo 8 insegnanti. Prendendo a riferimento il bando recentemente pubblicato a Parigi dalla sorella del Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Marina Valensise, il costo complessivo per gli 11 mesi di insegnamento sarebbe 176.000€, cosa che mangerebbe quasi tutti gli introiti dei corsi senza lasciare grandi margini per le altre spese necessarie all’organizzazione dei corsi: dal responsabile corsi e la guardiania per la sera ed il sabato, al continuo upgrade tecnologico, all’aggiornamento professionale del corpo insegnante, al materiale per le lezioni eccetera – che sono invece tutte voci da sostenere con le entrate dei corsi.

4. Più importante di ogni altra cosa tuttavia – laddove si parli di insegnamento – sono i danni alla didattica e alla qualità dell’insegnamento che deriverebbero dal ricorso all’articolo 17. Gli IIC debbono infatti contraddistinguersi per un insegnamento di alta qualità, competendo in tal campo con brands conosciuti come il Goete, l’Alliance Francais, il Cervantes, il British Council. La capacità di ritenere ed incentivare gli insegnanti migliori è una componente essenziale per assicurare un insegnamento di qualità. Tuttavia, laddove si utilizzi la procedura ex art. 17 Reg. 392/95 è possibile un solo rinnovo. Il ricorso all’art. 17 porterebbe dunque ad un alto turnover che avrebbe gravi effetti sulla qualità della didattica a causa perdita degli insegnanti migliori, alcuni in IIC da numerosi anni, e della continuità didattica. Si avrebbe inoltre un notevole spreco dei mezzi impiegati nella formazione continua. Lasciare un lasso di tempo tra due contratti, come recentemente suggerito in un intervista al Fatto TV dall’attuale Reggente Amb. Bastianelli, è una non-soluzione in quanto sarebbe un aggiramento della legge, contro il quale sarebbe possibile ricorrere presso il tribunale del lavoro.

In definitiva, in un periodo in cui è necessario per lo Stato coniugare efficienza amministrativa con riduzione delle spese, non è né economicamente né praticamente conveniente assumere personale docente ex art. 17 L. 401/90. Al contrario, la scelta che coniuga criteri di efficienza amministrativa ed economica e che permette di assicurare una didattica di qualità è il ricorso alla procedura ex art. 18 L. 401/1990 per stipulare contratti d’opera intellettuale ex art 2222 CC ss (si vedano in particolare gli articoli 2229 CC ss sul contratto d’opera intellettuale), redatti nel rispetto della normativa locale. In tal senso ho agito, chiedendo ad un avvocato di fiducia di redarre un contratto (“Contract de prestation de Service”) che rispettasse la normativa locale. Tali contratti includevano inoltre la clausola: “la présent convention ne peut en aucun cas être considéré comme un emploi dans les attributions du Ministère des Affaires Etrangères Italien […]».

Nonostante ciò, nel corso dell’ispezione ordinaria che ha riguardato IIC, Consolato e Ambasciata nel maggio 2013, questa procedura è stata contestata, mentre nulla è stato detto sul decennio precedente in cui non vi erano affatto contratti (!), nonostante la cosa sia stata da me notificata. Conseguentemente, l’Ambasciatore presso il Regno del Belgio – lo stesso che ha attualmente assunto la reggenza dell’IIC – mi ha vietato di ricorrere all’articolo 18 per stipulare contratti, in contrasto con la normativa vigente, ma con il sostegno del MAE. Da qui, l’ultima spiaggia, il ricorso ad un’agenzia interinale a partire da Settembre 2013, cosa che ha ovviamente causato un aumento significativo dei costi sia per l’Istituto che per gli insegnanti, cancellando una buona parte del profitto generato dai corsi per entrambe. Si tratta a mio avviso di una scelta che, seppure benvista dal Ministero degli Affari Esteri, a ben guardare è un artifizio che danneggia tutti e non aiuta nessuno.

Prof. Federiga Bindi, PhD

Direttore IIC Bruxelles marzo 2012-marzo 2014

Annunci

Un pensiero su “L’insegnamento dell’italiano LS e l’incredibile caso dell’IIC di Bruxelles

  1. Pingback: Riconoscimento della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS | Il Fatto Quotidiano e l’insegnamento dell’italiano all’estero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...