Riconoscimento e ALMA al MAXXI 2014

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E’ con perplessità che ho creduto opportuno scrivere ancora del fattore recente requisiti. Insomma ne abbiamo dette di tutti i colori e credo che l’iride e l’arcobaleno non bastino più, dunque siamo arrivati all’ultravioletto del possibile in questione.
Molti colleghi mi sollecitano a dare la mia testimonianza, fra concorsi fatti e prove percepite direttamente sulla propria pelle. Siamo precari sia e malgrado sembri non ce ne sia una ragione se non quella della crisi passepartout si resiste e si combatte, perché infondo la vita è la nostra e si vive sempre, pur sempre e seppur in rari e magnifici momenti di condivisione, potenziale di energia e umano di non poco conto: come quello visto ieri e ieri l’altro al Maxxi con la fantasia e la passione di Alma edizioni e i cari amici che sono coinvolti in progetti che hanno superato da tempo la barriera della didattica e della teoria, portando l’insegnamento dell’italiano a livelli talmente alti che a pensarci sembrerebbe quasi si sia detto tutto.


E invece il vero peccato è vedere che tutto questo in qualche modo finisce nella raccolta differenziata di vite tutte dedicate all’invio della domanda, alla scadenza del contratto, all’emozione tutta segreta e incomprensibile per chi non l’ha provata di una raccomandata telematica in corso di spedizione.
Abbiamo avvertito una carrellata di input che ci sono passati dal cuore ai polpastrelli, dai timpani accarezzati dalla voce dolce e potente di Teresa Fallai e Lavinia dell’ensemble Malaspina, a esperimenti e attività che ogni docente in cuor suo aspetta, con il sempre intrigante (sinapticamente parlando) Paolo Torresan, insomma come e più di sempre abbiamo assistito a qualcosa che si svolgeva sotto i nostri occhi ma a stento ci scollava dalle poltrone, quando il tutto è durato ben sette ore. Abbiamo capito che nella pausa di un caffè con Tartaglione può avvenire la scelta d’obbligo dell’ausiliare del participio passato… e che il congiuntivo malgrado gli acciacchi di un uso che a noi ha fatto sospirare con un “ooooooooooooooohhhh” che si attesta al 4,5% nelle sventurate frasi secondarie è invece in buona salute e il suo elettrocardiogramma constata che ancora fa battere i cuori, paradossalmente degli italiani, con un feticismo raro nei confronti della nostra lingua quando fa la ritrosa come da migliore tradizione. Abbiamo riconosciuto un alternarsi di consonanti e vocali che è come nel russo e le che la parola più bella è turca mentre la nostra votata da un pubblico di vari Paesi è… iella…
E’ invece una fortuna, quasi una manna emotiva, sapere che tanti studenti si sono fatti coinvolgere nella preparazione di video che sostengono che l’italiano serve eccome, per una magia rara a cui faremmo difficoltà a rispondere nella vana ricerca noi madrelingua disillusi proprio da questo lavoro che tanto ci vessa sul piano pratico, e sarebbe ingiusto non citare uno bellissimo che ci viene dal Belgio e con un rap cadenzato quanto bislacco ci ricorda che l’italiano è bello, persino con gli errori.
Insomma il professore, si vede, è stanco e nemmeno dinnanzi a un abbandono che ha più a che fare con il platonico che con un fallimento della didattica rimette tutto in gioco perché senza gioia e divertimento si può fare poco, così la studentessa francese innamorata di lui intona un magnifico “Come tu mi vuoi” a voce spiegata, una voce bellissima che ha poco o nulla da invidiare a Mina, quella di Teresa e una geniale “cover” “La differenza fra tu e te”.
Una carrellata storica che ha visto passaggi toccanti, emozionanti come quello sul brigantaggio, il canto di Lavinia per la camicia rosa garibaldina, le immagini crude e vere di una giornata particolare, la xenofobia linguistica degli anni bui del fascismo. Che non si ripeta…
Abbiamo visto e rielaborato quasi tattilmente che la lingua è un puzzle, uno stuzzicante rompicapo che si offre a chi le presta attenzione, non è una sfida aperta ma somiglia di più a una’allegra tarantella, dove ogni passo come nella semantica di Maraini all’inizio (ma anche Carlo con la sua ode alla bici) svela la sua logica, che non è solo una gnosi delle fanfole, ma chiave a più mandate di un ingresso a passi progressivi verso un intero mondo, una casa dalla porta socchiusa da cui passa un raggio di sole, una cultura che val la pena di scoprire. Con avidità, pazienza e curiosità.
A dire il vero ero qui per parlarvi del concorso dell’accademia (che richiede la lingua cinese negando ogni approccio didattico che si rispetti), della nostra battaglia per il Riconoscimento, di concorsi con caratteristiche nuove ma non del tutto inedite come quelli che stabiliscono una soglia per l’età. Degli Istituti italiani di Cultura…
Ma oggi no, ho preferito soffermarmi sulle emozioni che ci ha regalato una giornata bellissima, come quella di ieri al Maxxi.
Grazie a tutti, uno per uno, grazie di cuore. Grazie Ciro Massimo per aver ricordato che è un evento proprio come Woodstock, questo, che ci fa venire da voi ogni anno con più entusiasmo. E per aver tenuto insieme agli altri le fila del discorso, per niente facile. Perché una lingua è da lì che passa prima ancora di farsi processo cognitivo.
E a lì anche a distanza di mesi e anni, da un corso sui banchi che finisce, è destinata sempre a tornare.

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