SPRAR e il diritto dei richiedenti asilo all’italiano L2

 

La Repubblica italiana riconosce il diritto d’asilo allo straniero al quale sia impedito, nel proprio paese, l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, secondo le condizioni stabilite dalla legge (art. 10 – c. 3). L’Italia è a tutt’oggi l’unico paese europeo a non avere una legge organica sul diritto d’asilo.

logo_sprarIntroduco il discorso con una lunga premessa sul diritto di asilo in Italia, benchè questo post nasca da un dibattito un po’ diverso, sorto sulla nostra pagina Facebook. ICS ha lavorato molto dal 1993 nell’accoglienza degli sfollati della ex-Jugoslavia e ha proposto un modello di gestione a livello di enti locali che poi farà da base per l’istituzione nel 2001 del PNA (Programma Nazionale Asilo) che coinvolge una rete di 63 città in tutta Italia. La riuscita e la tenuta di questo percorso si rivelano così buoni che la sperimentazione viene codificata in legge (L. 189/02) l’anno successivo, con l’inserimento di una disposizione apposita. Nasce lo S.P.R.A.R. , il Sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Il sistema è finanziato con fondi statali (Ministero dell’Interno) ed è coordinato, attraverso un apposito servizio centrale, dall’ANCI (associazione nazionale comuni d’Italia). Il servizio centrale ha compiti di monitoraggio e formazione della rete. Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che – per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata – accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli enti locali, con il prezioso supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

Nel 2011 la cosiddetta “emergenza Nord Africa” ha generato un’impennata di richieste d’asilo da parte di persone fuggite dalla Tunisia post-rivoluzionaria ma in particolare in maggior numero dalla guerra in Libia. Queste persone erano troppe per essere inserite nel sistema SPRAR e sono state smistate nei comuni dalla protezione civile e non hanno goduto affatto dei servizi previsti per i richiedenti asilo nello SPRAR, semplicemente di vitto ed alloggio in alberghi pagati profumatamente allo scopo o presso sedi della Caritas ed altri enti caritativi. La situazione di speculazione su questi profughi è stata denunciata.

Il diritto di asilo si ottiene per dimostrabili persecuzioni personali nel paese d’origine. Per i tunisini si trattava della fuga da un paese in crisi economica. Quelli che fuggivano dalla Libia non erano libici. Si trattava di immigrati dell’Africa Sub-sahariana che lavoravano in Libia e durante la guerra sono stati usati come capro espiatorio dalle fazioni in lotta, costretti a salire su barconi e migrare in Italia.  Questo non era dimostrabile, nè il loro abbandono molti anni prima era sempre dovuto a persecuzioni, ma spesso alla ricerca di un futuro migliore e quindi molti sono stati i dinieghi delle commissioni, molti i ricorsi ed in seguito il governo ha concesso permessi per motivi umanitari – la Libia è ancora un paese pericoloso – e ha chiuso il programma “Emergenza Nord Africa”, lasciando queste persone in strada, ad arrangiarsi.

“L’emergenza Nord Africa” è stata anche l’occasione per riflettere sul ruolo strategico svolto dal sistema nazionale d’asilo (Commissione nazionale e commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale), dal sistema governativo di accoglienza (CPSA e CARA) e dal Sistema per la protezione dei richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), tutti e tre essenziali e in forte connessione reciproca. Un’indagine sullo SPRAR – SPRAR-rapporto_2012defmg – rileva che il 77% dei servizi risulta reso ai beneficiari di sesso maschile, il restante 23% alle donne. Per quest’ultime l’istruzione e il tempo libero spiccano fra i servizi meglio utilizzati. Addirittura per l’istruzione si arriva quasi alla parità con i beneficiari di sesso maschile: 48% a fronte di 52%. La richiesta di istruzione è persino maggiore di quella del tempo libero (comunque alta perché è al 46%), per l’inserimento lavorativo (appena il 20% sul totale) o l’assistenza sociale (attestata intorno al 23%). Dati ripresi da un post su Melting Pot, che segue attentamente l’argomento.

Ultimamente è stata accolta finalmente la richiesta di ampliare i numeri dei posti nello SPRAR: da 3000 si passa a 20.000 posti! Il 29 gennaio 2014 il Ministero ha presentato le graduatorie degli enti locali ammessi al finanziamento.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), intervenuta il 13 febbraio 2014 alla presentazione del rapporto annuale del Sistema di Protezione per Rifugiati e Richiedenti Asilo (SPRAR), ha espresso il proprio apprezzamento per gli importanti sviluppi riguardanti l’accoglienza di persone bisognose di protezione avvenuti nel corso del 2013. In particolare l’UNHCR ha espresso soddisfazione per l’aumento fino a 20mila posti della rete SPRAR. L’Agenzia ha sottolineato inoltre che tale aumento costituisce un primo passo verso il superamento di un’approccio emergenziale a favore di una pianificazione delle politiche sull’accoglienza. Le autorita’ sono ora chiamate a garantire standard adeguati ed uniformi, nonche servizi essenziali volti a favorire l’integrazione dei beneficiari di protezione in tutti i progetti.

Bene, detto ciò ci giungono notizie che per l’istruzione che dai richiedenti asilo viene ritenuta fondamentale vengano impiegati da associazioni e cooperative partners degli enti locali dei volontari che non percepiscono alcun compenso.  L’apprendimento della lingua italiana è da ritenersi un diritto e lo è anche ricevere un insegnamento di buon livello, affinchè l’apprendimento sia efficace, fornito da un docente qualificato per questo specifico target di apprendenti. Il volontario può presentare qualifiche e buona volontà, ma per le caratteristiche del volontariato, non può garantire continuità, non è responsabile del compito, è intercambiabile ed offre una prestazione sporadica.

Data l’importanza di implementare un dignitoso sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, che raggiunga standard europei, vorremmo appellarci al responsabile centrale del programma, il Ministero dell’Interno, e proporre di predisporre un sistema di liste/graduatorie di personale qualificato all’insegnamento dell’italiano come L2, distinto per residenza, cui gli enti locali dovrebbero fare ricorso in caso di necessità. L’esempio cui ho pensato è quello delle liste di esperti del tribunale, sia esperti di mediazione linguistica che consulenti per perizie di vario genere, dalla psicologica alla medicina legale.

La professione di insegnante di italiano L2 dovrebbe essere considerata al pari di queste competenze, come una consulenza specializzata. I richiedenti asilo, come anche i migranti in generale, meritano un’accoglienza ed un insegnamento che sia di qualità, non credete? Aperti ad ognuna delle vostre proposte su come si possa mettere in atto tutto ciò… saluto e ringrazio anticipatamente 🙂

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10 pensieri su “SPRAR e il diritto dei richiedenti asilo all’italiano L2

  1. egregi colleghi di interesse e di ambito:SVEGLIA!
    i vituperati volontari che insegn. italiano patacco L2 sono per la m. gente contigua a tali enti di volontariato o similari che fa il volontario perche’ ha gia’ una retribuzione da parte di qualche cooperativa o assoc. del genere
    il tutto per intascarsi i soldi:sveglia!…

  2. Ciao, condivido il pensiero di numeroviola e trovo interessante il confronto con la Francia fatto da Guimel El Richie. İl sistema con contratto di integrazione che prevede formazione linguistica e civica ma anche buoni comportamenti o penalita’ per reati esiste ora anche in Italia per coloro che sono giunti dopo il marzo 2012… l’accordo di integrazione viene volgarmente chiamato “permesso a punti”. Ma non credo riguardi i richiedenti asilo o i permessi umanitari perché sono persone che possono avere traumi e richiedere piü tempo. Anche perché a chi firma l’accordo di integrazione in Italia viene richiesto di raggiungere un livello A2 entro due anni.

  3. Del tutto in accordo con la posizione espressa dall’articolo vorrei segnalare lo SPRAR di Albisola Superiore (Savona), dove l’insegnamento della lingua italiana è affidato a un insegnante qualificato e non volontario. Solo così l’insegnamento può riuscire a essere regolare, costante e adeguato a un progetto di “accoglienza integrata” avente come finalità l’avviamento di singoli percorsi di autonomia.

  4. Pingback: SPRAR e il diritto dei richiedenti asilo all’italiano L2 | Orybal's weblog

  5. Vorrei per curiosità personale che qualcuno che sa o ha voglia di approfondire ci portasse informazioni su come funziona l’insegnamento della L2 negli altri paesi europei e non, riguardo ai richiedenti asilo… anche un confronto su come avvenga l’educazione degli adulti in generale in Europa (argomenti che collimano) – dalla Literacy e Numeracy all’apprendimento della lingua – risulterebbe interessante. Per esperienza limitata so che in Inghilterra alcuni richiedenti asilo frequentavano i corsi di inglese del City College – Further Education GRATUITAMENTE insieme a noi studenti/lavoratori europei…

    • Ciao! Sono insegnante di franceseL2 in Francia,momentaneamente in un CTP italiano tramite un progetto europeo. La nostra situazione è abbastanza simile a quella italiana : I richiedenti asilo sono orientati dalle comunità di accoglienza verso strutture che offrono corsi di L2. Erano tradizionalmente 1. ONLUS e associazioni convenzionate e 2. GRETA (equivalenti dei CTP) che ricevevano incentivi dallo Stato/regione/provincia. Dal 2003 è entrato in vigore un sistema di appalti, che ovviamente vincono sempre più spesso centri di formazione privati, più aguerriti alla competizione.

      In Francia però i richiedenti asilo devono anche loro firmare un “Contratto di Accoglienza ed Integrazione” (CAI) del Ministero dell’Interno, Il Cai prevede Formazione Civica e formazione linguistica.(max 400ore, in base allo screening iniziale). I corsi di lingua devono permettere il rilascio di una certificazione di un livello A1.1 (sotto A1 in realtà. Descritto qui http://guilhem.lichiere.free.fr/grundtvig/alfa.fr/alfa.pdf)
      Il diploma viene chiamato DILF (Diploma Iniziale di Lingua Francese)

      Un paio di anni fa il Ministero dell’Interno ha creato un label “FLI” (“Francese Lingua di Integrazione”) per certificare la professionalità degli operatori nel settore. Una percentuale degli impiegati deve avere seguito apposite formazioni universitarie. In realtà è bastato rimaneggiare un po’ i vecchi master FLE/FLS.che esistono dagli anni 70. Da una parte gli universitari non hanno visto di buon occhio di farsi dettare nuove regole dal ministero dell’interno, ma dall’altra questo label permette di dare maggiori sbocchi lavorativi agli inseganti di francese L2 (anche se bisogna dire che i contratti di lavoro rimangono precari, in base al rinnovamento degli appalti ecc.)

      • Ma poi grazie per il tuo articolo! Non saprei descrivere il funzionamento della rete di operatori del mio paese così dettagliatamente. Mi hai dato voglia di scavare un po’.

  6. Grazie Oriana! Siamo tutti d’accordo, credo, il problema non siamo noi insegnanti o aspiranti tali, è la politica che non sa più cosa siano le parole dignità, rispetto, etica, cultura. Continuiamo comunque a batterci, nel nostro piccolo, e facciamo il più possibile rete, informazione, sensibilizzazione.

  7. Pingback: SPRAR E IL DIRITTO DEI RICHIEDENTI ASILO ALL’ITALIANO L2 » Tukaribishane

  8. Grazie Oriana! Articolo dettagliato e proposta finale molto sensata, secondo me. Speriamo in un bel dibattito.

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