#CDC A23: requisiti abilitazione tra legge 107 e Tfa, l’ipotesi scaglione e Max Bruschi

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Questa volta partiamo dalla conclusione quasi scontata: l’accesso al concorso 2016 nella #CDCA23 per gli abilitati ad altre classi di concorso, come la 43/A, 50/A, 51/A , 52/A, 45/A e 46/A. Pur non volendo scatenare una lotta tra abilitati e non, non posso fare altro che tornare a ragionare su come poter rientrare in questo Concorsone che per la prima volta ci riconoscerebbe come categoria -anche se inizialmente solo nella scuola pubblica in Italia, dove non tutti aspiriamo a lavorare.

Vorrei però che ci dedicassimo al tema “requisiti” con uno sguardo più ampio, facendo un minimo di calcolo sulla tempistica. Nonostante ci siano colleghi che auspichino un III ciclo di Tfa (cfr. la pagina Fb relativa), non credo che questi abilitati sarebbero in grado di partecipare al Concorsone, un po’ come è già successo con il Tfa del 2012/2013, che poi non permise agli abilitati di partecipare al Concorso 2012 creando non solo malcontenti vari, ma anche ricorsi poi vinti, si legga qui. La conferma su un altro articolo di OS che riporta l’opinione del gruppo CONCORSO DOCENTI 2016 APERTO A TUTTI I LAUREATI non abilitati dove si torna a parlare della irregolarità con cui vengono banditi  i concorsi:

“in Italia non si dà spazio ai giovani e non viene assicurata la possibilità di abilitarsi annualmente, abilitazione concessa ogni anno in tutte le professioni. A rigore di logica, infatti, il I ciclo Tfa viene istituito nell’a.a. 2011/2012, dopo sei anni dall’ultimo percorso abilitante Ssis, e occorre aspettare l’a.a. 2014/15 per l’avvio delle procedure selettive per il II ciclo Tfa. È dunque evidente che la procedura per accedere ai percorsi abilitanti non è regolare”.

Quando ancora non si parlava di CDCA23 avevo sottovalutato questa petizione lanciata dal Comitato, ormai purtroppo chiusa (chiusa!?!?!?!??!??).

Il Governo, intanto, ha 18 mesi per adeguarsi, tramite decreto, ai contenuti della legge 107 e  bandendo il  Concorsone entro il 1 dicembre 2015 (secondo il comma 114, p. 14), avrebbe abbastanza tempo per riorganizzare i programmi ministeriali relativi a queste nuove classi di concorso (e quelle accorpate) che sarebbero in vigore nel 2016/2017.

E a proposito di legge 107, consiglio la rilettura di alcuni passaggi, puntando soprattutto sui commi 180 e 181 (p. 21) in cui si parla di percorsi universitari abilitanti, di “concorsi nazionali per l’assunzione, con contratto retribuito a tempo determinato di durata triennale di tirocinio, di docenti nella scuola secondaria statale” e della “determinazione di requisiti per l’accesso al concorso nazionale, anche in base al numero di crediti formativi universitari acquisiti nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e in quelle concernenti le metodologie e le tecnologie didattiche, comunque con il limite minimo di ventiquattro crediti conseguibili sia come crediti curricolari che come crediti aggiuntivi” (…).

A questo proposito vi invito a confrontare i vari emendamenti che ha subito la legge 107 nei vari passaggi riguardo al Tirocinio Formativo Attivo (Tfa), sigla che scompare per lasciare il posto a giri di parole sempre più vaghi che lo aboliscono senza però mai citarlo. [1]

Non posso soffermarmi ulteriormente sulla legge 107, perché l’argomento Bruschi “ispettore del Miur, già consigliere dell’ex ministro Gelmini”, che in un recente articolo vi consigliavo di seguire, preme.

Per quanto Bruschi stesso non sia completamente convinto dell’attendibilità della tabella di OS “Sono uscite le tabelle che, presumibilmente, corrispondono a quelle che hanno iniziato l’iter“, ad ogni modo nella sua pagina si è parlato della #CDCA23, ma quello che è circolato è frammentario, perché ci sono commenti che si ripetono a distanza di giorni, mentre le sue risposte rimangono laconiche, rispetto a degli interrogativi piuttosto mirati.  A detta sua, l’ItaL2 sembrerebbe essere stato risparmiato da questi compilatori di tabelle dell’ultimora che hanno scontentato i più, tanto da affermare: “Quanto alla declaratoria delle tabelle, ad eccezione di pochissimi casi (tra i quali Italiano L2), sembra che i redattori abbiano concepito ogni titolo di accesso come una raccolta di crediti formativi, a prescindere dal percorso di laurea magistrale o di diploma accademico.

Avevo sinceramente avuto l’impressione opposta, soprattutto quando mi è stato fatto notare che era stata lasciata fuori la LM-37 -Lingue e letterature moderne europee e americane (le lauree in lingue e lett. straniere VO devono avere 72 crediti in SSD specifici) [2]. Sembrerebbe quindi che nel nostro caso si darebbe il giusto peso alle lauree (LM o VO) umanistiche (???) e quindi poi alle specializzazioni? Anche all’esperienza, rivendichiamo noi!

Gli interventi salienti su quel post Bruschi li ho salvati qui. Vorrei aggiungere che in uno scambio privato, del quale posso “solo”riportare una sintesi, l’ispettore ci conferma il fatto che l’abilitazione in lingua straniera risolverebbe il problema dell’accesso alla #CDCA23 per chi ha percorsi di laurea che non permettono di raggiungere i CFU indicati, nemmeno con il supporto di titoli specialistici. Alla domanda su un eventuale PAS, considerando le tante ore di servizio totalizzate, la risposta è tassativa: No!, perché i PAS riguardarerebbero una quantità molto, troppo varia di insegnanti.

Purtroppo è uno scambio privato, eppure, l’esempio dei PAS poteva essere un riferimento nel calcolo delle ore di servizio (in istituzioni sia italiane che straniere) da far fruttare come punteggio e come accesso al concorso.

Prima di lasciarvi al riassunto dei 71 commenti del post sui requisiti, condivido con voi ulteriori spunti di riflessione sui criteri, con una certezza in più sui cfu di Ditals I e II confermati da Alan Pona: ” Ditals I Livello (15 CFU); Ditals II Livello (30 CFU)”. Sì, Alan, scannerizza quella pagina!!!

  • iniziamo a ragionare sulle lauree VO come suggerito da Nadia, magari partendo da questo scambio? Il suo ragionamento sugli scaglioni pre e post 2016, è confermato nei requisiti per la A-25 (ex 45/A)  Lingua inglese e seconda lingua comunitaria nella scuola secondaria di primo grado, dove oltre a riapparire la LM-37, si accennano i requisiti per le lauree conseguite nel 2018/2019 e successivamente nel 2019/2020.
  • come calcolare le ore di servizio? (l’esempio dei PAS può fare al caso nostro?)
  • Il Cefils, va inserito insieme alle alle 3 certificazioni?
  • E ai corsi di perfezionamento che sempre più spesso le università offrono alle scuole pubbliche, che peso gli va dato?
  • Per lavorare nei Cpia, che tipo di profilo professionale è richiesto, chi ci ha lavorato si faccia avanti!
  • i BES, che conseguenze avranno? ma prima di tutto, come funzionano?

Daje!!!!

Tentativo di riassunto dei commenti ricevuti dall’articolo “#CDC A23: proposta requisiti abilitazione“, commenti numerosi, ma spesso in disaccordo con la “tabella”.

Cito dall’articolo:

La proposta di requisiti di permettere l’accesso alla nuova classe di concorso A-23 ai possessori di Laurea Magistrale e/o Vecchio Ordinamento con:

  1. almeno 24 crediti nel settore disciplinare L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne;
  2. 12 crediti nel settore L-LIN/01 Glottologia e linguistica;
  3. 12 crediti nel settore L-FIL-LET/12 Linguistica italiana;
  4. 24 crediti fra: L-FIL-LET 10 Letteratura italiana, L-FIL-LET 11 Letteratura italiana contemporanea, L-FIL-LET 13 Filologia della letteratura italiana, L-FIL-LET 14 Critica letteraria e letterature comparate, M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi. 

Annalisa, la portavoce del gruppo che ha stilato la “tabella”, ci ricorda che la quantità dei cfu “è partita confrontando i diversi requisiti per le diverse classi di concorso e si è cercato di arrivare ad un numero di cfu “accettabili” dal Miur. Ci sono state delle perplessità, infatti, sui 24 cfu per il settore l.lin/02 che riteniamo però importante nell’ottica dell’insegnamento dell’italiano l2“. Quindi, i 24 crediti, sono da sommare tra esami affini alla CDC, questo per dimostrare la preparazione accademica al fine di ottenere se non un’abilitazione, quantomeno l’accesso al Concorsone (e anche qui poi ci sarebbe da parlare degli idonei; una cosa alla volta?), per il quale i titoli di specializzazione dovrebbero fare da cuscinetto.

A questa introduzione alla tabella aggiungo la precisazione di Cecilia, che va ribadita ancora una volta: <<le proposte sui requisiti non sono in vista di una nuova figura professionale che si va formando, ma che devono andare a “tutelare” le persone che da molti anni svolgono questa professione e che le università hanno provveduto a formare in molti (a volte fantasiosi) modi. Tuttavia ci hanno formato, hanno scritto nei piani di offerta formativa la necessita di andare a formare “personale specializzato” per l’insegnamento dell’italiano a stranieri in Italia e all’estero. Ora dobbiamo assolutamente “spingere” affinché questa formazione sia “validata”>>.

I 24 crediti in L-LIN/02 hanno attirato le maggiori “critiche”: sono apparentemente troppi, difficili da ottenere, impossibili da recuperare per chi ha una laurea in discipline umanistiche, ma presa molti anni fa. Le proposte di emendamento più comuni sono state di lasciarne 12, e dedicarne 12 a materie affini, come ci suggeriescono  Marco Gand (chessó esami vari pari a 12 cfu in storia, filosofia, pedagogia o altre filologie straniere…cose che tutti potrebbero avere) ” e Alessandra, che laureata in Filologia Classica, ha poi compensato con corsi di specializzazione in didattica: ” i 24 cfu in Lin/02 sono più o meno impossibili da avere per molti laureati di ambito umanistico“.

Maria/Marilù ci porta l’esempio del suo master “(…) il Promoitals di Milano non prevede 24 cfu per L-LIN/02. Quindi, con un master in Didattica dell’Italiano L2 dovrei iscrivermi all’università per sostenere un esame di Didattica dell’Italiano L2?“. Il suo interrogativo non ha ottenuto risposta, ma non sappiamo il suo percorso di studi e l’anno di laurea, che ora come ora sono ritenuti rilevanti per il ragionamento sui requisiti.

Altri commenti di riserva sono da parte dei laureati in lingue del VO, non abituati al ragionamento in cfu e anche di laureati in lingue come Marco, che ha delle remore sui punti 3 e 4, ma che propone come compensazione il possesso di abilitazione all’insegnamento per un’altra lingua straniera. Unico il suo punto di vista, rivoluzionario lo definirei, perché mette per la prima volta al centro la nostra figura professionale e l’abilitazione come tappabuchi di crediti: “Parlo da laureato in lingue e con master in didattica Ita l2, ed insegnamento della disciplina. Per il semplice fatto che, ma non vorrei ricordare male, ma sia la lm37 che specie la lm38 non hanno nei piani d studi la possibilità del raggiungimento di tali cfu (specie i 24…). Vorrei poi chiedere se è nell intenzione considerare come possibile “bonus” per “supplire ai cfu” il possesso di abilitazione all insegnamento per altra lingua straniera.

Intanto Maria/Marilù torna per confermarci che “Purtroppo io non riesco a raggiungerne neanche 12 cfu: ho appena scoperto che master che ho frequentato alla Statale di Milano attribuisce “Didattica dell’Italiano L2/LS” al settore L-FIL-LET-12, non al settore L-LIN02.” Questa proprio la devo ancora capire: ma davvero le università posso attribuire SSD liberamente agli esami?

Si susseguono, come è naturale, dei ragionamenti. Alan Pona propone varie alternative motivate dagli scambi che si sono susseguiti (andatevele a leggere, però). Qui vi propongo la prima:

1) 24 CFU totali tra discipline linguistiche e filologiche e 12 CFU per LLING/02 sono più che sufficienti: le certificazioni, i master e i dottorati andranno poi a colmare eventuali carenze in questi settori disciplinari dando crediti di accesso ai laureati “altri”. (…)

oppure

2) (…)  recuperare i requisiti di accesso delle certificazioni Ditals e Dils-Pg, che mi sembrano più che ragionevoli per la CDC A23, ed inserire come obbligatorie le certificazioni stesse e/o i percorsi post-lauream. In soldoni, requisiti generici bassi, requisiti specifici alti!!! Qualità, democrazia e inclusione.

 Graziano, invece,  una distribuzione diversa dei crediti:

 – 12 CFU L-LIN/01
– 12 CFU L-LIN/02
– 12 CFU L-FIL-LET/10
– 18 CFU fra L-FIL-LET/12, L-FIL-LET/09, L-FIL-LET-04, M-FIL/05
– 18 CFU fra M-GGR/01, M-STO/01-02-04, L-ART/02
ed eventualmente 6 CFU M-PED/02

1) Trovo molto giusto fornire la possibilità di affiancare ai “classici” crediti in Letteratura italiana quelli in Letteratura italiana Contemporanea (L-FIL-LET 11).

2) Ottima la possibilità di inserire anche M-FIL/05, Filosofia e teoria dei linguaggi.

Tra le proposte alternative anche quella di Ilaria:

– 24 CFU in L-LIN01 L-LIN02;
– 12 CFU in L-FIL-LET/10 L-FIL-LET/11;
– 12 CFU in M-FIL/04 M-FIL/05 ;
– 12 CFU in M-PED/01 M-PED/03 M-PED/04;
ed eventualmente 12 CFU in M-STO/04 M-DEA/01 M-GGR/01

Nel frattempo Annalisa sembra aver cambiato idea:

In sintesi, la mia proposta è tenere come requisiti:
1. laurea magistrale in materie umanistiche
2. possesso di master, dottorato, certificazione in Insegnamento dell’italiano L2
3. conteggio delle ore di insegnamento
e mettere da parte i crediti
Questa è stata molto simile al nostro punto di partenza ma, come ho già scritto, non è pensabile che il Miur non metta come requisito i crediti come accesso alla classe di concorso. Una proposta del genere mi vede completamente d’accordo ma devo essere realista e accedere senza un tot di crediti per me è impossibile.

fino a quando, con l’intervento di Nadia –che per la prima volta ci fa riflettere sull’incongruenza dell’accorpamento delle lauree del VO con quelle più recenti- si pone finalmente l’accento sulla non complementarità non solo delle SSD, ma proprio dei titoli che possediamo. Nadia ci suggerisce di individuare dei requisiti equivalenti, ma diversi per tipo/anno di laurea, considerando soprattutto gli esami obbligatori che tutti, in toeria, avremmo dovuto inserire nel Piano di Studi: “requisiti per i laureati vecchio ordinamento, quelli per i laureati fino al 2016, quelli per i laureati dal 2016 in poi. Questo perché chi si è laureato prima dell’esistenza della classe di concorso non ha potuto scegliere il percorso di insegnamento di italiano L2 con lo scopo di insegnare nella scuola pubblica in Italia. Credo anche gli scaglioni potrebbero da un lato “sanare” le situazioni variegate che abbiamo oggi, dall’altro fare un po’ d’ordine per il futuro.” Purtroppo uno scambio sul gruppo “Italiano per Stranieri” dimostrerebbe che lauree in lingue prese in diversi atenei non garantiscono la presenza degli stessi esami obbligatori, tra cui lo stesso scritto di italiano che a La Sapienza ha fatto penare molti di noi di lingue.

Qui invece spiego che in un certo senso i laureati del VO, almeno fino al 2003/2004 e sicuramente quelli laureatisi entro il 2001/2002, potrebbero accedere, con il possesso di determinati requisiti, alla CDCA23.

_ _

[1] Il testo del DDL 2994, non ancora legge 107, è piuttosto esplicito sul Tirocinio Formativo Attivo, può essente interessante soffermarci sulla rielaborazione contenutistica e stilistica del comma C) dal punto 1 in poi, che denotano un passaggio dal burocratichese al vaghese: Capo VII, Art. 23, Delega al Governo in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione, ddl 2294 pp. 133-136. La versione definitiva è quella di destra.

[2] Le lauree sono titoli di ammissione ai percorsi di abilitazione purché il titolo di accesso comprenda i corsi annuali (o due semestrali) di: lingua italiana, letteratura italiana, linguistica generale, lingua latina o letteratura latina, storia, geografia, glottologia; glottodidattica; didattica della lingua italiana; ovvero almeno 72 crediti nei settori scientifico disciplinari L-FIL-LET, L-LIN, M-GGR, L-ANT e M-STO di cui: 12 L-LIN/01; 12 L-LIN/02; 12 L-FILLET/12; e almeno 6 L- FIL-LET/10, 12 LFIL-LET/04, 6 M-GGR/01, 6 tra LANT/02 o 03, M-STO/01 o 02 o 04.

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31 pensieri su “#CDC A23: requisiti abilitazione tra legge 107 e Tfa, l’ipotesi scaglione e Max Bruschi

  1. Salve! Mi sembra che l’intervento di Alan vada nella direzione giusta; peraltro anche lo “slogan” funziona. Fondamentale il possesso di quanto riconoscibile dal MIUR (Master, Ditals, Cedils, Cefils, titolo di “Facilitatore linguistico” della Prov. Autonoma di Trento, dottorati nel settore; questi ultimi son più difficili da circoscrivere ma qualcosa va tentato) + determinati cfu. Propongo: 24 cfu (30 sarebbero troppi?) tra L-Lin/01 e L-Lin/02; 12 cfu in L-FIL-Let/12. Geografia, Latino, Letterature varie: out. Personalmente ho 24 cfu in lingua e lett. Latina ma vi posso assicurare che ciò non fa di me un insegnante di italiano L2 migliore di altri…

  2. Buongiorno a tutti e grazie per il lavoro che state facendo con questo big e con la pagina Fb.
    La mia situazione: laureata in lettere moderne vo, master di II livello (Padova), non abilitata. Dopo un periodo di studio e lavoro all’estero, mi propongono a ottobre scorso una supplenza a termine attività didattiche, accetto e mi trasferisco. Nel frattempo inizio a lavorare al ctp come esterno per i corsi civis.
    Sull’importanza del riconoscimento: fondamentale, non solo per lavorare a livello di scuola secondaria in maniera ufficiale, ma anche e soprattutto per entrare nei CTP/CPIA e per poter insegnare in istituzioni straniere (penso al lettorati di italiano nelle università, ma anche all’Escuela Oficial de Idiomas dove ho fatto domanda e dove mi hanno risposto che senza abilitazione all’insegnamento, italiana o spagnola, non avevo i requisiti per lavorare da loro).
    Da qui anche la preoccupazione che il tutto si traduca, di fatto, in un tentativo di creare nuovi posti per i precari già abilitati, tagliano fuori chi con fatica e denaro si è costruito una professionalità e una alternativa alla mancanza di percorsi abilitanti.
    Sul discorso esami e Cfu vorrei ricordare come la laurea in lettere nel vo non prevedesse, almeno a Ferrara, glottodidattica. C’era la possibilità di inserirla come opzionale da lingue, ma all’epoca chi ci pensava?
    Ultima cosa, l’anno scorso, a dicembre, al mio supervisore al Ftp sfuggì un “dall’anno prossimo lavoreranno solo gli abilitati”, cosa che mi fa pensar male.

    Proposta: sono d’accordo con chi propone di dividere il percorso abilitati pre e post riordino, penso si debba far valere i titoli e l’esperienza maturata insistendo eventualmente sulla creazione di un pas e riservando il tfa, con il relativo problema crediti, ai neolaureati. Aggiungerei il titolo specifico come fondamentale per l’insegnamento, indipendentemente dal possesso di abilitazione+crediti.
    Vorrei inoltre ricordare che con le recenti sentenze ai diplomati magistrali pre 2001, quindi con un diploma quadriennale, è permesso l’insegnamento nella primaria. E noi con laurea, post-laurea ed esperienza dovremmo fare un passo indietro e partecipare alla lotteria del tfa?

    Grazie

  3. Ciao a tutti, per quanto riguarda la situazione del CPIA che conosco abbastanza avendoci lavorato come esperta attraverso i bandi (FEI) confermo quanto detto da altri che i requisiti richiesti e i punteggi assegnati a tali requisiti sono del tutto arbitrari.
    Nella provincia di Reggio Emilia lo scorso anno scolastico il CPIA ha pubblicato un bando FEI per selezionare appunto insegnanti di italiano L2 per corsi ad adulti stranieri indicando i seguenti requisiti:

    1)Titolo di studio
    •diploma di laurea vecchio ordinamento in lettere, lingue e letterature straniere, filosofia, pedagogia, lingua e letteratura italiana, lingue e culture europee, materie letterarie e lauree equipollenti, scienze della formazione, diploma di laurea in lingua e cultura italiana per l’insegnamento a stranieri o lauree specialistiche/magistrali appartenenti alle stesse classi cui le predette sono state equiparate;
    ovvero
    Altri diplomi di laurea (diversi dai precedenti) del vecchio ordinamento o lauree di I o II livello uniti a un master di italiano come lingua seconda di I o II livello ovvero all’iscrizione ad albi professionali/liste di docenti di italiano come lingua seconda a valenza nazionale.
    Punteggio massimo 27 punti.

    2)Altri titoli
    Seconda laurea ovvero dottorato di ricerca non pertinente 3 punti
    Master in didattica dell’italiano lingua seconda di II livello ovvero diploma biennale di specializzazione didattica dell’italiano a stranieri ovvero dottorato pertinente 10 punti
    Master in didattica dell’italiano lingua seconda di I livello 8 punti
    Corso di formazione universitario in didattica dell’italiano come L2 di durata non inferiore a 250 ore 3 punti
    Certificazione glottodidattica di secondo livello (ditals II) 4 punti
    Certificazione glottodidattica di secondo livello (ditals I, Dils, Cedils, Cefils) 3 punti
    Diplomi o attestati di corsi di formazione e aggiornamento per l’insegnamento dell’italiano L2/LS della durata non inferiore a 60 ore 1,5 punti per ogni corso frequentato fino ad un massimo di due corsi
    Partecipazione ai corsi di formazione organizzati dalla Provincia di Reggio Emilia negli anni 2010, 2011 e 2012 0,5 punti per ogni corso frequentato (si valuta un solo corso per anno)
    Punteggio massimo 25,50 punti

    3)Titoli di servizio
    Da 160 a 280 ore 10 punti
    Da 281 a 900 ore 20 punti
    Oltre 900 ore 30 punti

    4) Pubblicazioni
    Pubblicazioni pertinenti (saggi in riviste di settore, volumi, manuali)
    0,5 punti a pubblicazione fino ad un massimo di 4 pubblicazioni

    Questo per dare un’idea di quello che viene richiesto per lavorare oggi con gli studenti adulti nei CPIA. Ho scritto i requisiti di Reggio Emilia, ma quelli dei CPIA di Parma e di Modena sono abbastanza simili (differenze nei punteggi attribuiti ai vari titoli ma niente di davvero sostanziale).
    Passando al discorso concorso, la mia situazione è una laurea in Filosofia v.o., certificazioni Ditals I e II, corso di formazione universitario di 100 ore. 5 anni e mezzo di esperienza. Il discorso crediti è molto spinoso: ad oggi me ne mancherebbero parecchi. Non ce la farei mai a collezionare i crediti proposti in tempo utile per il concorso 2016. In altre parole sarei tagliata fuori.
    In sintesi le mie idee/proposte:
     Riconoscimento dei titoli specialistici. Le certificazioni, i master, le scuole di specializzazione devono essere considerati dei titoli abilitanti: tanti di noi lavorano dopo aver conseguito questi titoli e facendo formazione continua. Questi titoli devono essere riconosciuti.
     Validazione delle ore di servizio. Credo sia necessario che le ore di servizio debbano essere valutate ai fini dell’ammissione al concorso e sono convinta che abbiano ben più importanza che crediti formativi…(nei requisiti dei bandi le ore di servizio hanno di solito un peso piuttosto rilevante…il Miur ne dovrà tenere conto…)
     Ragionando sui crediti (se proprio non se ne può fare a meno), propongo di considerare le aree disciplinari (SSD) e non singoli esami, come è già stato detto, e di inserire oltre alle aree disciplinari proposte, le seguenti:
    • M-PSI
    • M-PED
    • M-FIL
    • M-STO

  4. Posso provare a riassumere il lavoro fin qui fatto? Obiettivo: inclusione dei professionisti del settore; esclusione dei professionisti abilitati di altre CDC senza competenze specifiche nella didattica dell’italiano L2.

    1) Scaglione-sanatoria (istanza Nadia Cat): per questo primo concorso occorre che l’accesso alla CDC A23 sia permesso a tutti i professionisti del settore che da anni lavorano come insegnanti/facilitatori linguistici di italiano L2.

    2) Titoli specifici (istanza Alan Pona): puntando su CEDILS; CEFILS; DITALS; DILS-PG (più altri percorsi riconosciuti e riconoscibili da parte del MIUR: vd. caso provincia autonoma di Trento; formazione Scudit etc); scuole di specializzazione, corsi universitari di perfezionamento, master (1° e 2° livello) e dottorati specifici, apriamo a tanti professionisti e sbarriamo fuori gli abilitati in altre CDC che accederebbero senza vera passione o competenza e considererebbero questa opportunità soltanto come “acquista punteggio” per il passaggio alla materia.
    Ho letto il commento su facebook di Barbara D’annunzio: speravo da giorni che venisse fuori qualcosa di questo tipo. Siamo tanti che abbiamo titoli per insegnare per e all’Università, che formiamo facilitatori, che coordiniamo servizi di L2 nei territori, che facciamo artigianato di facilitazione da lustri, che abbiamo pubblicazioni specifiche e che la logica delle tabelle come quella presentata su Orizzonte Scuola rischia di mettere fuori gioco a causa di requisiti generici considerati sbarranti. Mi sembra grottescamente italiano che il possesso di titoli post lauream specifici non conti per l’insegnamento a scuola; anche quando questi titoli sono sul “saper fare” e non solo su conoscenze teoriche. La glottodidattica è scienza teorico-pratica: chi ha titoli post lauream nel nostro settore ha acquisito competenze sia teoriche che operative; non è un ricercatore su torri eburnee avulso dalla didattica. Se dovesse passare la proposta di requisiti generici altissimi, molti rimarrebbero fuori ma, e qui rido amaramente, a fare formazione a scuola ai neoassunti docenti di italiano L2 per discenti stranieri (alloglotti)!

    3) Titoli di servizio (istanza Marco Gand Barbieri): occorre creare una tabella di proposta punteggi per le ore di servizio per riconoscere e valorizzare la professionalità di chi lavora da anni quando ancora non erano ben definiti i percorsi accademici per la facilitazione dell’italiano L2.

    Che ne pensate?

    Proponevo qualche giorno fa il motto che ritengo ancora valido: “Requisiti generici bassi (vd. 1), requisiti specifici (vd. 2; 3) alti!”.

    • Alan, ottimo lavoro, le conclusioni di tutti, nonostante la confusione iniziale, si fanno sempre più precise.

      Vorrei solo riportare una considerazione già esposta in un commento su facebook, sulla quale si è chiusa la nostra discussione, perché condivido la necessità di riassumere e centralizzare qui.

      La tabella del MIUR fa riferimento a due casi ben distinti:

      a) L’accesso al concorso del 1/12 ai già abilitati in altre CdC, ma in possesso di requisiti aggiuntivi determinanti

      b) Il futuro accesso alla CdC/percorso abilitante ai possessori di requisiti ANCOR più specifici e ritenuti poco coerenti (per inclusione/esclusione di determinate Lauree o CFU, tipo Latino&Co).
      In questo caso evidentemente tale percorso verrà attivato in seguito, quindi non in tempi utili per garantire l’accesso a questo primo concorso, e riguarderà principalmente le “nuove leve”.

      La questione URGENTE credo sia scongiurare l’esclusione dal concorsone di chi già opera nel settore, proponendo quindi la sua inclusione nel caso a) =ABILITATI.
      Come?
      Invece di rivedere gli altri requisiti, suggerisco timidamente che basterebbe equiparare in maniera argomentata e attendibile l’esperienza in insegnamento ITA LS/L2 al possesso di una vera e propria ABILITAZIONE.

      Così facendo, si porterebbe avanti una proposta nella stessa lingua del MIUR, questione già ben sottolieata da altri.
      Non meno importante, ci sarebbero dalla nostra parte già le basi normative, considerando una Direttiva europea per cui l’esperienza -non solo un titolo- va considerata abilitante (cfr.sentenza: http://www.snals.it/…/file/Sent_TarLazio_11697_211114.pdf)

      E si trasformerebbe la nota (per il gruppo a) della tabella/bozza in qualcosa tipo:

      È titolo di accesso al concorso:

      *) l’abilitazione nelle classi 43/A, 50/A, 51/A e 52/A (ossia, chi è già abilitato per l’insegnamento di Italiano e Materie letterarie) e 45/A e 46/A (ossia, chi è già abilitato per l’insegnamento di Inglese/Lingua Straniera) del previgente ordinamento

      E/O

      in assenza di previo percorso abilitante e in linea con la Direttiva europea, l’esperienza dimostrata nell’insegnamento della materia (è utopico cercare di calcolarla tenendo presente diverse realtà istituzionali/territoriali qui e all’estero?)

      ++++

      purché congiunta con il predetto titolo di specializzazione (qui in tabella si fa riferimento a quelli da definire, supponiamo DITALS etc…)

      ++++
      e purché il titolo di accesso (cioè devono essere nel piano di studi del titolo di Laurea, QUALSIASI) comprenda i seguenti CFU:
      12 L-LIN/01;
      12 L/LIN/02;
      12 L-FILLET/12
      ovvero un corso annuale o due semestrali nelle seguenti discipline: glottologia o linguistica generale; glottodidattica; didattica della lingua italiana.

      Perché accanirsi contro i già abilitati, sempre che abbiano poi tutti i requisiti successivi? Credi che un laureato in Lettere/Lingue che si è abilitato a insegnare, ha nel piano di studi gli esami citati e poi ha pure un Ditals (o affini) costituisca concorrenza “sleale” in un processo di selezione per una cattedra?

      Occorre evidentemente lavorare anche alla definizione dei requisiti di accesso alla CdC (parte b, immagino che la tabella redatta si riferisca a quello), ma credo che l’esigenza a breve termine sarebbe il riconoscimento del diritto a partecipare al concorso IN BASE ALL’ESPERIENZA+ i titoli di specializzazione e CFU già indicati dal MIUR.
      Successivamente e con calma si può ragionare sul resto.

      Attendo commenti costruttivi 🙂

      • Cristina, grazie mille per quanto scrivi puntualizzando i due casi distinti a e b.

        Quando scrivo “contro” i GIA’ abilitati del punto (a), penso a chi ha titoli generici che non garantiscono competenze effettive nella didattica della L2, come i CFU della tabella pubblicata da Orizzonte Scuola. Se i titoli di specializzazione saranno considerati obbligatori, ben vengano tutti.

        Rispondo a “Credi che un laureato in Lettere/Lingue che si è abilitato a insegnare, ha nel piano di studi gli esami citati e poi ha pure un Ditals (o affini) costituisca concorrenza “sleale” in un processo di selezione per una cattedra?”: no, anzi ce ne fossero! (Anche io ho trascorsi lontani da prof. di Inglese in III Fascia: vecchi tempi). Rimango dell’opinione, però, che per questi colleghi e per questa prima fase di sanatoria i titoli di specializzazione specifici (certificazioni, master, dottorati etc.; e l’esperienza sul campo!) dovrebbero essere un prerequisito necessario insieme ai/e più dei CFU su quegli SSD pseudo-specifici.

        Ho amici che hanno quei CFU ma non hanno mai insegnato italiano L2 (e non sono in possesso di certificazioni, master sulla L2 etc.)

        Ottima la proposta del riconoscimento dell’esperienza come abilitante con citazione di direttiva europea. Potrebbe essere una buona linea di argomentazione.

    • Sono pienamente d’accordo nel sostenere i punti 2 e 3.

    • Salve! Mi sembra che l’intervento di Alan vada nella direzione giusta; peraltro anche lo “slogan” funziona. Fondamentale il possesso di quanto riconoscibile dal MIUR (Master, Ditals, Cedils, Cefils, titolo di “Facilitatore linguistico” della Prov. Autonoma di Trento, dottorati nel settore; questi ultimi son più difficili da circoscrivere ma qualcosa va tentato) + determinati cfu. Propongo: 24 cfu (30 sarebbero troppi?) tra L-Lin/01 e L-Lin/02; 12 cfu in L-FIL-Let/12. Geografia, Latino, Letterature varie: out. Personalmente ho 24 cfu in lingua e lett. Latina ma vi posso assicurare che ciò non fa di me un insegnante di italiano L2 migliore di altri…

      • Mi pare di capire dall’ultimo post che si stia andando in un’ottima direzione organizzando la proposta di tabella (e le relative discussioni e argomentazioni) in tre ambiti distinti:

        *) Titolo d’accesso -quali Lauree?

        *) CFU -perché non ci teniamo gli stessi “pochi” che suggerisce il MIUR per i già abilitati? Che sarebbero:
        12 L-LIN/01;
        12 L/LIN/02;
        12 L-FILLET/12

        *) Specializzazione -quali titoli/certificati di ITA L2/LS?

        *) Esperienza abilitante

        O sbaglio?

        Giusto per dovere di cronaca, specifico che con i miei interventi mi tiro pure la zappa sui piedi, perché ritengo che l’obiettivo sia di gruppo e bisogna essere il più lucidi e logici e imparziali possibile.
        In questo momento infatti sarei fuori come molti, perché nonostante abbia Ditals II ed esperienza all’estero, mi mancano CFU in determinati settori (principalmente: L-FIL/LET12; il mio piano di studi in Lingue VO in Statale non prevedeva esami di linguistica italiana).

  5. Buongiorno a tutti,
    Constato con piacere che finalmente si discute realisticamente di un possibile futuro della nostra professione e, per quanto mi renda conto che il processo sarà ancora lungo e tortuoso, ne sono felice. Meglio tardi che mai!!
    Leggo di requisiti che -giustamente- annoverano lauree, master, titoli e cfu come essenziali punti di partenza per essere presi in considerazione. Quanto all’esperienza, però, mi pare di ritrovare, nei commenti pregressi, solo riferimenti ad ore di lavoro svolto in Italia e/o per scuole/istituzioni ed associazioni pubbliche/private. Lancio quindi una provocazione: perché non allargare tale esperienza anche a chi ha esercitato/esercita la professione all’estero e avrebbe voglia di ritornare, se solo potesse? Vi assicuro che anche al di là della frontiera c’è tanta gente formata che vorrebbe poter essere tutelata, una volta tanto.

  6. Buongiorno,
    vorrei attirare l’attenzione su uno degli aspetti concernenti i famosi requisiti per l’accesso alla A 23 anche a partire da una discussione che si è sviluppata sulla pagina Facebook di ‘Italiano per stranieri’.
    Ci tengo a sottolineare ancora una volta, e invito caldamente i colleghi che sono intervenuti nella suddetta pagina a farlo anche qui, che le lauree in lingue non possono e non devono essere di serie A e di serie B. Nessuno qui vuole ‘togliere’ i paletti riguardanti la necessità di possedere una laurea in lingue o in lettere, ma proprio per questo, non è possibile che una laurea specialistica in lingue e culture orientali (per esempio, ma ci saranno altri casi affini) non sia valida come quella in lingua francese, inglese o altro (lingue moderne etc.). Non gradirei più, dunque, leggere che ‘il MIUR ragiona per titoli d’accesso’ perché questo lo sappiamo, né leggere che ‘non possiamo cambiare tutto il sistema perché non ne abbiamo il potere’, perché sappiamo pure questo. Però, scusate, stiamo chiedendo delle cose? Benissimo, tra le cose che dobbiamo chiedere (sebbene sappia perfettamente che uno dei tentativi, il migliore, sarebbe quello di potere ragionare per cfu) c’è anche quello di fare equivalere TUTTE LE LAUREE IN LINGUE STRANIERE come requisito d’accesso.
    Mi soffermo ancora su questo perché per me e non solo per me è fondamentale proprio a livello di principio.
    Torno a dire, inoltre, che dobbiamo sì stabilire quale sarà il percorso per chi si formerà/abiliterà da oggi in poi, ma è nostro dovere tutelare anche le persone che hanno una COMPROVATA formazione specifica e titoli di servizio di una certa rilevanza.
    Leggere affermazioni di alcuni colleghi che dicono che bisogna ottenere le cose a piccoli passi è certamente veritiero e saggio, ma è il ‘poi vediamo’ che mi preoccupa perché se non otteniamo certe cose in questa prima fase, rischiamo che persone con esperienza restino tagliate fuori a causa della ‘dicitura’ del proprio corso di laurea.
    Non entro più nel merito dei cfu perché ho già detto altrove cosa ne penso e nessuno qui si vuole esimere dall’eventuale recupero.
    Grazie.

    • Invece di criticare i commenti di chi si sta sbattendo da settimane proponi tu qualcosa che vada oltre la laurea in lingue (ovvio che non ci sono lauree in lingue di serie A e B).

      • Io sono sempre stata presente, ho sempre scritto e non sono stata presa in considerazione. Vorrei solo aggiungere che quando critico, forse non si capisce, ma propongo sempre qualcosa: la proposta è già dare pari dignità a tutte le lauree e mi pare chiaro. Non devo aggiungere nulla. Ciò detto, apprezzo chi si batte, ME COMPRESA DAL PRIMO POST, ma credo che quando si scrive qualcosa si debba anche essere disposti ad accettare e a discutere le critiche. Dai tuoi commenti, non mi pareva tanto ovvio che non ci fossero lauree di serie A e B, anzi ho sempre sollevato il problema e non mi pare di avere avuto chissà quale risposta. Parlo in generale.

  7. Io sono laurato in Scienze Politiche nel vecchio ordinamento. A 30 decisi di andare a lavorare in una ONG in Senegal, dove cominciai ad insegnare italiano ai migranti verso l’Italia. Mi innamorai di questo lavoro. A 35 anni rientrai in Italia e chiesi cosa dovevo fare per “lavorare in regola” (e non come fanno i falsi dentisti e i falsi medici). Alcune scuole pubbliche della provincia di Firenze mi chiesero il Ditals. I finanziamenti li ottenni tramite un progetto extracurricolare degli enti locali e i FSE gestiti dalla Società della Salute. Da quasi 15 quindici anni questo è il mio lavoro e la mia identità professionale. Colmando un vuoto che fino ad oggi esisteva, con le carte in regola per non “usurpare” professionalità altrui, da quindici anni lavoro nelle stesse scuole, negli stessi giorni, nelle stesse ore, nelle stesse aule messe a disposizione dai dirigenti (che saltuariamente mi hanno fatto contratti di prestazione d’opera per intensificare la mia presenza all’interno della scuola). Partecipo ai consigli di classe, i professori mi chiedono materiali, schede, semplificazioni, consigli, ecc. Tutto certificabile e certificato da verbali, registri, contratti, attestati, ecc. Adesso non vedo perchè, improvvisamente, non dovrei essere più una risorsa ma un “pirata”. Capisco la guerra che si è scatenata per avere accesso al mondo del lavoro, ma invito tutti a riflettere che una cosa è dire “da ora in poi……..”, un’altra è buttare al vento (oltre alla vita di persone e famiglie) professionalità costruitesi nel tempo. Come possono non valere gli anni di lavoro svolto con le carte che fino a ieri erano quelle richieste? Lorenzo Pagni.

    Date: Mon, 17 Aug 2015 10:50:37 +0000 To: pagnitamba@hotmail.com

    • Il post di Lorenzo illustra bene la realtà del territorio della metropoli allargata Firenze-Prato-Pistoia (sede dei noti Centri di alfabetizzazione di Firenze, del Polo Regionale Intercultura a Prato, dei progetti pratesi e pistoiesi, dell’ex Centro interculturale empolese-valdelsa, del Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira”, del Centro interculturale di Pontassieve etc). La gran parte dei miei colleghi hanno i titoli di Lorenzo e, con le loro competenze, sono stati e sono una risorsa indispensabile per la Scuola.

      • Ciao Alan, tra l’altro ho studiato anche sui tuoi libri avendo seguito il corso del dott. Masciello al Centro La Pira. Marco sostiene che il possesso della Laurea in Lettere/Lingue debbano rimanere. In realtà, a mio avviso, dovrebbe essere considerato il fatto che molti come me hanno svolto questo lavoro con le certificazioni che ci venivano chieste in quel momento (anzi per tanti anni). E spesso siamo stati pagati anche con fondi del M.I.U.R., con fondi P.E.Z., con quelli degli Istituti, ecc. Se non eravamo come i “falsi dentisti” in quel momento, perchè dovremmo esserlo adesso?
        Finora (carta canta) anche i progetti del M.I.U.R. chiedevano di coinvolgere insegnanti con il Ditals (o altra certificazione), non altro. Adesso non tenere conto che 15 anni di lavoro sul campo (in possesso di una preparazione e non di un’improvvisazione del momento) costruiscono una professionalità preziosa per molte scuole e molti dirigenti (il cui ruolo viene, peraltro, rafforzato dalla nuova legge) risponde solamente alla logica del fare fuori qualcuno. Insomma “guerra tra poveri”. Lorenzo Pagni.

    • Nessuno mette in dubbio la tua professionalità Alan. Ma i paletti della laurea lettere/lingue non credo verranno tolti. Sarebbe il caos, il problema è stato a monte…proprio il proliferare di specializzazioni poco o per nulla riconosciute dal MIUR e vendute come “carte in regola” hanno portato a questa situazione. (A me è successo di rimanere tagliato fuori da una selezione per educatori, nonostante le competenze maturate sul campo, proprio perché non avevo la laurea in scienze dell’educazione ma in lettere + un corso di formazione inerente all’ambito educativo…ho visto passarmi davanti neo laureati inesperti ma con i titoli giusti, eh)

  8. Buon pomeriggio a tutti. Grande Ambra per la sua costante attenzione e il suo costante aggiornamento. Inizio, dicendo la mia sul primo punto in questione: concorsone. Abbiamo capito che al concorso per la A-23, come per tutte le altre classi di concorso, sia necessario essere “abilitati”. Questa parolina comincia a farmi venire l’orticaria e, qui sono sicura verrò linciata, non condivido l’ipotesi del Miur di far partecipare al concorso gli abilitati nelle altre classi di concorso in possesso di quei famosi di titoli di specializzazione. Non sono d’accordo per il semplice fatto che la classe A-23 non deve diventare il “contentino” per chi non riesce ad insegnare italiano nella scuola pubblica. Per me devono essere considerati titoli abilitanti già quelli rilasciati dalle Università (che siano Master o certificazioni varie) ma, come ho già detto, Il MIUR non perderà l’occasione di spillarci altri soldi per farci “abilitare” e il TFA io proprio non lo reggo! Per i PAS qui viene il bello. Nella scuola pubblica, si contano i giorni di servizio:
    da 16 a 45 gg. uguale p. 2;
    da 46 a 75 gg. uguale p. 4;
    da 76 a 105 gg. uguale p. 6;
    da 106 a 135 gg. uguale p. 8;
    da 136 a 165 gg. uguale p. 10;
    da 166 gg. in poi uguale p. 12.
    (questo vale per l’aggiornamento delle graduatorie)
    Ma con l’italiano L2, secondo me, si deve ragionare per ore perché spesso gli stessi contratti indicano progetti basati sulle ore. Mi vengono in mente alcuni bandi FEI dove vengono suddivisi in punti a scaglione come ha scritto Valentina ma ovviamente questa suddivisione è a discrezione dell’Ente e ci si trova, anche in questo caso, davanti a proposte diverse che possano essere CPIA/ CTP.
    Caso CPIA/CTP: io ho lavorato in CPIA attraverso bandi per il reperimento di esperti esterni. Vi ricordo che spesso il ruolo di alfabetizzazione linguistica è affidato a docenti della scuola primaria (!) e in alcuni casi, come è successo a me, si cercano figure esterne e si richiede LAUREA MAGISTRALE/SPECIALISTICA O V.O IN LINGUE E LETTERE, MASTER O CERTIFICAZIONE (attribuendo al Master più punti rispetto alla Certificazione) ed ESPERIENZA CERTIFICATA IN ORE (qui ritorna il discorso PAS). La questione BES è complicata. Per BES si intendono alunni con bisogni educativi speciali, pertanto alunni con alle spalle problemi familiari o che provengono da un livello socio-economico disagiato o alunni stranieri. A differenza dei DSA (alunni con disturbi specifici dell’apprendimento) i BES non hanno una certificazione “medica”, cioè non è che esiste una diagnosi ma si studia il pregresso e il background dell’alunno e si cerca di intervenire aiutandolo. Vengono infatti stilati dei programmi di apprendimento personali che mirano, per quanto riguarda l’alunno straniero, ad aiutarlo nel percorso di studio. Questo viene fatto all’interno della classe tra i docenti cercando la collaborazione anche della famiglia

  9. Car* Collegh*,

    vi riporto, qui di seguito, la tabella che ho copiato da pag. 23 di “La Ditals risponde 3”. Sono sempre più convinto che il riconoscimento delle certificazioni sia la strategia più inclusiva di tutte in questa fase iniziale di creazione di una classe di concorso.Tutti i facilitatori (o quasi) professionisti sono in possesso di una certificazione in didattica dell’italiano L2/LS (o di percorsi post lauream specifici) ma percorsi di laurea molto diversi.

    DITALS DI I LIVELLO
    – Contatti individuali con i tutor Ditals dell’Università per Stranieri di Siena (via e-mail) e/o con i responsabili dell’ente convenzionato per la somministrazione dell’esame Ditals: 20 ore
    – Esercitazioni individuali o guidate: analisi di materiali didattici, osservazioni di lezioni, test di prova:170 ore
    Studio individuale: lettura di manuali di base: 125 ore
    – Tirocinio/insegnamento dell’italiano a stranieri e/o osservazione di lezioni: 60 ore
    TOTALE 375 ore;15 CFU

    DITALS DI II LIVELLO
    – Contatti individuali con i tutor Ditals dell’Università per Stranieri di Siena (via e-mail) e/o con i responsabili dell’ente convenzionato per la somministrazione dell’esame Ditals: 25 ore
    – Esercitazioni individuali o guidate: analisi di materiali didattici, test di prova: 200 ore
    – Corso di formazione glottodidattica (30 ore di lezione, 90 di studio individuale, 5 di verifica):125 ore
    – Studio individuale: lettura di saggi di approfondimento: 250 ore
    – Tirocinio/insegnamento dell’italiano a stranieri e/o osservazione di lezioni: 150 ore
    TOTALE 750 ore; 30 CFU

    Cito Paolo Balboni: “Un progetto di certificazione della capacità didattica è la concretizzazione di un’idea di ‘insegnante di qualità’ ” E poi: “una certificazione […] è una foto, un’istantanea: […] ogni candidato arriva al luogo della ‘foto’ avendo seguito percorsi personali ed originali; quindi anche se si tengono corsi preparatori, questi non sono necessari alla promozione” (Balboni P. in Serragiotto G. (a cura di) “Cedils: Certificazione in didattica dell’italiano a stranieri”, Roma, Bonacci: pag. 13).

    A Prato, per i servizi di facilitazione della L2 del Comune – Servizio Immigrazione, giusto per parlare di criteri pratici di selezione del personale, abbiamo adottato i seguenti requisiti:
    Laurea VO, Laurea Specialistica, Laurea Magistrale + Certificazione (Ditals I e/o II livello, Dils-Pg I e/o II livello, Cedils, Cefils) oppure titolo specifico (Unistrasi, Unistrapg, Ca’ Foscari etc)
    Ho colleghi competenti laureati in Scienze politiche o Scienze dell’educazione con Ditals che hanno enormi competenze e che portano competenze “altre” rispetto a noi laureati in Lingue o Lettere.

    Su ildueblog scrivevo:

    “Voglio ricordare alle colleghe e ai colleghi che più facilitatori verranno inclusi nella CdC, più saremo visibili come professionisti agli occhi dell’opinione pubblica. Dobbiamo far sì che nella CdC entrino i facilitatori e non chi ha crediti su settori generici (vd. tabella Orizzonte Scuola). Altrimenti, da invisibili che eravamo, scompariremo per sempre!”

    Ne sono ancora molto convinto.

    Quindi, riflettendo ULTERIORMENTE sui requisiti d’accesso, per questo nostro primo “scaglione/sanatoria”, vengano pure i requisiti in CFU (in linea con gli altri requisiti alle CDC del MIUR), come abbiamo e ho proposto ma senza “escludere” i professionisti del settore: dobbiamo trovare, a mio avviso, come requisiti, CFU mutuabili dalle certificazioni, dai titoli post lauream o presenti nella maggior parte dei piani di studio (L-LIN/01 per esempio); L-LIN/02 E L-FIL-LET/12 mi sembrano SSD perfetti, ma solo se mutuabili, come ho cercato di scrivere nei post precedenti. Controllando nei diversi siti delle Università italiane, Didattica dell’italiano è L-FIL-LET/12, o L-LIN/02 se intesa come Didattica delle lingue straniere moderne o Glottodidattica.
    Potremmo anche riconoscere altri SSD più vicini a Lettere e Filosofiia o a Lingue e Letterature Straniere (L-FIL-LET/10 e 11; M-FIL/05 etc.) ma allora potremmo dire che occorrono 60 CFU a scelta tra i seguenti SSD… Così si tutelerebbe anche chi ha sostenuto questi esami nel passato perché speranzoso di insegnare italiano all’estero etc…

    Non ci arrocchiamo sui nostri titoli personali, per favore: se ci dividiamo, diamo man forte agli altri abilitati che aspettano a gloria una nuova classe di concorso. Più che i nostri personali percorsi, difendiamo la nostra professionalità, quella dell’INSEGNANTE/FACILITATORE LINGUISTICO DI ITALIANO L2. Cerchiamo di entrare in tanti in questa CDC come social catena e poi vediamo. Non è una proposta condivisibile perché INCLUSIVA, DEMOCRATICA e DI QUALITA’?

    • Ho provato a scrivere una mail a Paolo Balboni sulla questione e conoscere il pensiero di Venezia in merito. Mi ha risposto che se ne stanno occupando ed attendono qualcosa di più certo. Mi ha invitato a scrivere al prof. Graziano Serragiotto che sarà il referente per Venezia. Adesso sono in contatto quotidiano con lui. Lorenzo Pagni.

  10. Buongiorno e grazie ad Ambra per il prospetto riassuntivo.
    Io provo a rispondere alla domanda sui requisiti per accedere – come “esperti esterni” agli incarichi del CPIA, sperando sia coerente con quanto chiesto nel post. I criteri di accesso sono abbastanza vaghi e penso che ogni CPIA sia autonomo nel definirli. Cito dal bando del CPIA di Treviso:

    “titolo di accesso richiesto: titolo per l’insegnamento nella scuola primaria o secondaria di I grado, relativamente alle materie linguistiche, letterarie o umanistiche, con percorso di studi attestante il possesso di specifiche competenze per l’insegnamento dell’italiano L2”

    Criteri per la valutazione dei titoli e delle esperienze:
    Titoli: fino a un massimo di 50 punti
    – Titoli di accesso senza punteggio: diploma magistrale (acquisito fino all’a.s. 2001/02); laurea in Scienze della formazione primaria; laurea in Lettere; laurea in Linguistica; laurea in Lingue straniere
    – 10 punti per il TFA o la SISS
    – 15 punti per master di 1° livello o corsi perfezionamento di 1 anno in italiano L2
    – 25 punti per master di 2° livello
    Esperienze pregresse: fino a un massimo di 5 punti
    – fino a 5 punti per ogni anno di insegnamento in un CTP della provincia di Treviso (1/2 anno: da 40 a 69 ore; 1 anno: da 70 a 100 ore)
    – fino a 2,5 punti per ogni anno di insegnamento in altri CTP fuori provincia
    – fino a 1 punto per ogni anno di insegnamento agli adulti presso enti pubblici o associazioni.

  11. Buongiorno! Ottima sintesi davvero. Non credo che l’istituzione di un PAS sia una soluzione percorribile: la cdc A23 nasce ora; i PAS avevano come requisito lo svolgimento di almeno 3 anni scolastici (con un minimo di 180 gg.)… Vi sono affinità ma anche troppe divergenze. Mi permetto di risegnalare l’importanza di inserire, tra le certificazioni, il titolo di Facilitatore Linguistico, rilasciato dalla Provincia autonoma di Trento e valida in quest’ultima. È vero che riguarda una parte minoritaria del territorio nazionale ma non va dimenticata.

    • Erano giorni e non ore? Chiedo venia.

    • D’accordissimo sulla valorizzazione dell’esperienza eccellente della Provincia Autonoma di Trento, se procediamo sulla valorizzazione dei titoli di specializzazione.

  12. Grazie a Lady Ambra per l’ottima sintesi. Mi discosto un attimo dal discorso cfu (ho già detto la mia a riguardo). Come dicevo ad alcuni di noi qualche giorno fa, credo sia indispensabile puntare sulle ore in classe per far valere la nostra esperienza (unita a relative lauree e percorsi specializzanti) come abilitante. Il PAS prevedeva come requisito di accesso almeno 540 ore di servizio (3 Anni scolastici ovvero minimo 180 h all’anno nella CDC di riferimento), chi possedeva tale requisito poteva entrare al percorso abilitante speciale senza passare dal test d’ingresso.Ok, non ci interessa un PAS ma possiamo partire da qui? Riusciamo a mettere un tot di ore come requisito per equiparare la nostra esperienza a un’abilitazione?

    • Ciao Marco,
      se troviamo una modalità compatibile al “linguaggio del MIUR”, sono con te sulla valorizzazione dell’esperienza insieme alla carriera formativa.
      Ogni strategia per includere i professionisti del settore va esplorata.

      • Si Alan, anche se il PAS era conteggiato a giorni/anni (grazie Alessandro Tor che mi hai corretto) potremmo comunque lavorare a un’ipotesi sulle ore di servizio, come ha sottolineato anche Annalisa Saps. Per anni ho collaborato come docente esterno in Cpia e scuole di lingua e gli incarichi sono a ore.

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