#CDCA23: titoli di specializzazione, una riflessione

Sui percorsi formativi mi preme riassumere alcune questioni spinose già emerse:
1. Certificazioni: ne esistono di I livello e II livello e il passaggio dal I al II livello non è proprio scontato (guardiamo l’esempio della Ditals II);
1. a. il calcolo dei cfu va tentato (tramite un articolo per il blog);
2. a. il Master Ditals permette di acquisire non solo il titolo del Master, ma anche la Ditals I e II livello, quindi attenzione ai punti che gli si intende dare;
2. b. il Master Itals è sia di I che di II livello (l’ho scoperto ieri, attenzione a nominare bene i Master, ma tra I e II livello faremo differenze? no!);
2. c. c’è anche questo Master ELIIAS, Master E-learning per l’insegnamento dell’italiano a stranieri; se ne è parlato qui;
3. ok inseriamo anche il Cefils e poi ho sentito nominare il corso di facilitatore linguistico per la Provincia Autonoma di Trento (PAT) (link non pervenuto);
4. se non bastasse, ci sono questi corsi di perfezionamento di Ca’ Foscari, che non so quali altre università offrano, annuali, da 20 cfu, aperti a tutti (??). Ci sono sia per la didattica delle lingue straniere che per l’ItaL2.

Per questo motivo ci tengo a condividere un articolo -scritto esattamente due anni fa- sui percorsi formativi che ci rendono professionisti aggiornati e che secondo me non ha riscosso la giusta attenzione: “A me i titoli, please!. Ve lo ripropongo con l’intenzione di sdrammatizzare mentre continuo a ripetervi che possediamo i titoli, ci abbiamo lavorato, hanno fatto la differenza nei laboratori ItaL2 nelle scuole, nei Cpia/Fei, nei CLA e in istituzioni all’estero sia italiane che straniere. Non abbiamo paura di pretendere quello che ci spetta! #abilitazionesubito #CDCA23 #concorsoxtutti
Ambra L.
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43 pensieri su “#CDCA23: titoli di specializzazione, una riflessione

  1. “Consente”, non “consiste” (maledetto correttore automatico…)

  2. Ho letto il contributo di Lorenzo Pagni su Orizzonte Scuola… mi chiedo, si può sostenere pubblicamente quanto scritto da lui e, qui, da Isabella? Diffonderlo?

    • Allora Nic, direi proprio di sì. Finalmente l’articolo mette in evidenza le peculiarità di una delle figureprofessionali che arricchiscono la nostra categoria. Lorenzo mette in luce, come già fatto qui tra i commenti, una delle contraddizioni della bozza. Riconoscimento sta provando a stilare dei requisiti: quello di Lorenzo è un appello che in primis dobbiamo cogliere noi. Siamo a buon punto proprio grazie ai vostri contributi.

    • Nic, io sarò stanca, ma i due contributi mi sembrano identici. Che cosa mi è sfuggito?

      • Ciao Ambra. Lorenzo ed io siamo colleghi. Abbiamo scritto alcune cose insieme da inoltrare (personalizzandole eventualmente un po’) ai contatti che abbiamo.

  3. Cari amici, in relazione alle proposte sui requisiti d’accesso alla nuova CdC A23 “Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti)” pubblicate, anche se solo in bozza, su Orizzonte Scuola voglio sottolineare che se tali requisiti saranno confermati dal Miur, la maggior parte dei professionisti che in questi venti anni hanno costruito le prassi di accoglienza nelle scuole pubbliche sarà impossibilitata all’accesso a tale CDC e, conseguentemente, al concorso nazionale del 2016.
    Ciò sarebbe profondamente ingiusto, oltre che sbagliato dal punto di vista di quello che questa figura professionale dovrebbe svolgere all’interno della scuola.
    Il facilitatore linguistico di italiano L2, che lavora nelle scuole con i figli di migranti o immigrati è un “operatore interculturale” con competenze teorico-pratiche di didattica della lingua italiana, di migrazioni internazionali, di pedagogia interculturale, di conduzione di gruppi di apprendimento ad alta componente multiculturale.
    Il facilitatore linguistico di italiano L2:
    – non è la persona che facilita il lavoro del professore di italiano (quello rimarrà e continuerà a svolgere il suo lavoro) nei confronti dei bambini stranieri.
    – Il suo compito non è (solo) quello di lavorare sui contenuti di italiano, ma di facilitare l’apprendimento da parte dei ragazzi stranieri. L’alfabetizzazione è solo uno degli aspetti che riguardano l’L2. Dopo un primo periodo nel quale il lavoro viene focalizzato sull’apprendimento dell’italiano per comunicare, deve essere affrontato lo studio delle materie: non solo italiano, ma anche scienze, tecnologia, musica, storia dell’arte, ecc. Chi svolge da anni questo lavoro sa benissimo che lo studio di queste materie coinvolge aspetti culturali, oltre che di conoscenza dei linguaggi specifici; un esempio su tutti: quante volte ho sentito dire che i bambini cingalesi non capivano come si facevano le divisioni, trascurando il fatto che nello Sri Lanka tale operazione viene impostata diversamente e i bambini non trovano il coraggio di dirlo subito all’insegnante?
    – non è un “assimilatore culturale”. Il suo lavoro all’interno della scuola non guarda solo ai discenti stranieri. Il facilitatore linguistico è una persona capace di rendere “risorsa” la presenza dello studente straniero all’interno della classe, creando una “contaminazione culturale” di cui tutta la classe possa beneficiare, come anche il Quadro Comune Europeo di Riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER) ci indica come obiettivo fondamentale da perseguire.
    Per fare ciò occorre essere a conoscenza, oltre che di metodologie didattiche, anche di tecnologie (si pensi alle potenzialità offerte dalla LIM nel far “entrare in classe” la Cina, il Perù, ecc.).
    Insomma, il lavoro del facilitatore riguarda tanti aspetti e competenze che molti operatori hanno acquisito in tanti anni di lavoro, in possesso dei requisiti che fino a ieri erano quelli richiesti per operare nel pieno rispetto di tutto e di tutti (mi riferisco in particolare alle certificazioni).
    So che in questo momento è difficile trovare un accordo tra di noi che vada oltre l’interesse personale, ma invito tutti quanti abbiano sufficiente esperienza e formazione a riflettere sul fatto che, se il MIUR dovesse confermare i requisiti d’accesso così come pubblicati su Orizzonte Scuola, oltre alla disoccupazione di molti, cosa gravissima, verrebbe di fatto cancellata la facilitazione linguistica.
    Non vorrei arrivare a pensare che in Italia si stiano cercando solo nuove possibilità per “piazzare” i precari abilitati ed evitare così di avere numeri “multabili” dall’Europa.
    Per questo motivo propongo a tutti voi di porsi l’obiettivo di uno scaglione-sanatoria, basato sul riconoscimento dell’esperienza, (il precedente di riferimento potrebbe essere quello dei PAS).
    Se possiamo percorrere la strada della direttiva europea, facciamolo! E’ la più inclusiva.
    La nostra richiesta potrebbe essere: laurea VO, laurea specialistica, LM di qualunque tipo, almeno un titolo specifico e tot anni di esperienza.
    Cordialmente,
    Isabella Baiocchi

    • Isabella, é quello di cui stiamo ragionando da settimane. Ti va di metterci la testa e darci una mano?

      • Ciao Marco. Ho cominciato a seguirvi da poco e piano piano sto cercando di capire tutto il lavoro che avete già fatto e a che punto siete. Dare una mano? Volentieri, ma non saprei bene come. Forse servirebbero interlocutori politici?

    • Isabella, é quello su cui stiamo ragionando da settimane. Ti va di metterci la testa e darci una mano?

    • Io concordo pienamente e trovo che il tutto sia espresso molto chiaramente e razionalmente nel tuo contributo, Isabella.

      • Anche io concordo pienamente con Isabella. Mi sembra che piano, piano questa sia posizione cominci ad essere accettata dalla maggior parte di noi. Anche io cercherò di dare il mio contributo, anche se riconosco che ci sono persone (Marco Barbieri, Alan Pona, ecc.) molto più competenti di me.

    • Concordo anch’io pienamente con te.

      • Isabella, Lorenzo, grazie! Allora in primis Ambra, io e tante altre persone più ferrate ed esperte di me ci stiamo muovendo per cercare di contattare personaggi del mondo politico e giornalistico. Ci servono contatti, qualcuno di voi ne ha? Giornalisti della stampa nazionale, responsabili contenuti di programmi di inchiesta politica e sociale (Ambra parlava di contattare Zoro), sottosegretari ministeri vari (non solo quello dell’Istruzione), esponenti di vari sindacati….ci serve una mano soprattutto in questo senso.

  4. Ciao a tutti, vorrei parlarvi dei corsi di perfezionamento erogati nello specifico dalla Ca Foscari.
    Sono corsi di circa 400-450 ore e dopo la presentazione di una tesina c é un voto di profitto e il corso vale 20 cfu. Poiché le materie trattate sono quelle inerenti la categoria l-lin 01/02 e in più danno anche punteggio nelle graduatorie scolastiche(quindi riconosciuto dal Miur), vorrei che questo Corso sia riconosciuto per la CdC.

    • Ciao Giovanna, sicuramente questi corsi che dici tu sono interessanti (ci dai un link, per favore?) ma qua si sta discutendo dei titoli specifici per il riconoscimento della nostra professionalità alla stregua di un’abilitazione. Corsi di questo tipo, per quanto erogati da università, non sono abbastanza a mio avviso. Che cosa rilasciano oltre all’attestato di partecipazione? Una certificazione di competenza c’è? Purtroppo credo che possano essere considerati come percorsi complementari e non sullo stesso piano degli altri titoli di specializzazione.

      • Segue da prima: Per quanto riguarda i titoli di accesso alla CDC intendi dire che i cfu del corso di perfezionamento potrebbero supplire una mancanza di cfu nel SSD L-Lin/02? Sono d’accordo con te. Ma credo che la loro “valenza” in termini di riconoscimento si debba fermare qui. In sintesi, non li metterei in un’ ipotetica tabella dei titoli richiesti per l’abilitazione.

      • Ma se il corso si chiama “didattica Dell italiano L2” perché dargli meno valore?
        L attestato é di competenza altrimenti nn vedo perché spendere tempo in ricerca e tesina. Con questo nn voglio farmi paladina ma credo che anche questo impegno di studio che nn parte dal presupposto di titolo culturale,vada considerato. Tutto qui.

      • Nel pomeriggio inserisco il link. 😊

  5. Quindi, in soldoni, almeno per questo primo scaglione-sanatoria, stiamo chiedendo abilitazione e possibilità di accesso al concorso del 2016 per chi è in possesso dei seguenti requisiti?

    1) Laurea VO, specialistica, magistrale
    2) X CFU per Titoli di specializzazione
    3) X CFU per Titoli di servizio

    Stiamo veramente approvando questa splendida cosa, almeno fra di noi?Sarebbe un vero “riconoscimento della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS”. Sarebbe democratico. Sarebbe una scelta di qualità per la Scuola italiana e per la figura dell’insegnante di italiano all’estero.

    • Esatto Alan! Cristina La Rosa e io stavamo pensando a delle tabelle con punteggi da assegnare ai vari titoli e ore/anni di servizio ma da soli non ci riusciamo! Per questo Ambra ci ha consigliato di mettere un post sul blog attraverso di lei.

    • Sono pienamente d’accordo con te Alan!!!

  6. Non ho capito se tra i master sono considerati solo quelli nominati. In tal caso proporrei di allargare a tutti i master. Io, per esempio, ho fatto un master in didattica dell’italiano L2 alla Libera università di Bolzano, facoltà di scienze della formazione (che riporta I livello, 60 ECTS).

    • A mio avviso, sono più che motivati, come requisiti, tutti i titoli di specializzazione negli SSD fondanti: L-LIN/01, L-LIN/02 E L-FIL-LET/12

    • Si sono considerati tutti master in ita L2/LS erogati dalle Università (e quindi riconosciuti dal MIUR) ma elencarli tutti sarebbe stato troppo lungo dato che sono tantissimi!

    • Nic, ma è ovvio che siano considerati tutti i percorsi. Quelli citati sono i più difficili da inquadrare. (sempre a mio avviso, eh)

  7. Ergo: per il titolo di Facilitatore linguistico della Provincia Autonoma di Trento (caso particolare) ipotizzo dai 10 ai 15 cfu (per la versione “standard” del corso: da 150 h a 200 h di lezioni frontali più -ipotizzo- circa 100 h di studio personale, preparazione materiali prove finali etc.)

    • Ciao Alessandro, dalle tue parole comprendo che il corso oltre alle lezioni/lab in presenza prevedeva un esame finale. Mi sbaglio? Di che tipo? Puoi confrontarlo con quelli della Ditals di I Livello così cerchiamo di capire?
      L’esame Ditals di I Livello è composto da tre sezioni:
      SEZIONE A: Analisi guidata di materiali didattici
      SEZIONE B: Analisi e sfruttamento didattico di un testo
      SEZIONE C: Conoscenze glottodidattiche di base e conoscenze specifiche in relazione ad un profilo di apprendenti

      Secondo te è possibile richiedere un riconoscimento in CFU da parte dell’Università? Puoi chiedere al responsabile del corso?

      Scusa questa raffica di domande ma ci aiuta a capire meglio e a fare una proposta equilibrata.

      • Ciao, ho visto solo ora… La prova finale consisteva in un elaborato da sottoporre ai docenti-“tutor” (inerente a quanto affrontato a lezione). Si tratta dell’unico titolo che nella Pat consiste di fare il facilitatore… Da questo alcune differenze con gli altri percorsi.

      • Ciao… (chiedo venia per l’errore da correttore automatico: consiste vs. Consente). C’è un problema: i responsabili del corso erano in ferie quando ho tentato di contattarli. Già domani ritenterò…

    • Alessandro, quello spiega chi è un facitatore, non il percorso di studi della PAT a cui non sono riuscita a risalire. Ci puoi aiutare, postando tu il piano di studi di questa certificazione? Grazie

      • Io posso aggiungere che la certificazione della Provincia Autonoma di Trento è nominato “Corso di formazione per l’apprendimento delle modalità di insegnamento dell’italiano come L2”, si concludeva con la presentazione di una tesina, se non sbaglio. In provincia di Trento, da qualche anno, avere questa certificazione è una condizione necessaria per poter avere incarichi di facilitatore linguistico nelle scuole di ogni ordine e grado. Sul piano di studi non vi so aiutare.

        Poi mi chiedo se l’assunzione da parte di una scuola, anche se provinciale, come docente a tutti gli effetti (quindi non esperto esterno) di italiano L2 (nominato docente di intercultura) può contare.

        E mi chiedo anche se possono contare corsi di formazione, workshop o seminari (dichiarati esplicitamente o meno validi ai fini dell’aggiornamento del personale docente) di poche ore (12, 20…) su cils qcer, sviluppo della competenza nella lingua dello studio e simili.

        • Nic, nemmeno tu, quindi, riesci a risalire ad un link che spieghi i contenuti di questa certificazione? Ci serve assolutamente.

      • ciao,
        ci ho provato. mi hanno risposto che sono stati diversi negli anni e che ci vogliono permessi… insomma, ci si può rivolgere ufficialmente al dipartimento dell’istruzione della provincia caso mai. Mi hanno anche detto che si stanno muovendo per far riconoscere i percorsi dal ministero. non so.

        però scusate, è vero che i crediti relativi agli esami richiesti oltre alle lauree specifiche sono già stati approvati e sono definitivi?

      • In questi giorni cercherò di recuperare il programma / piano di studi; ho avuto delle difficoltà nel farlo perché i responsabili erano in ferie.

  8. Prima proposta/bozza per le certificazioni, che conosco bene per un motivo e per un altro. Di queste sono sicuro di dire cose affidabili.
    I titoli di specializzazione altri, provenienti da percorsi formativi (Trento, Scudit etc.) che mancano, aggiungeteli, per favore.
    Io curo la parte delle “certificazioni”, che hanno una importanza che non possiamo trascurare. Unistrasi e Unistrapg sono due dei 4 Enti certificatori dello Stato italiano e questo non può non avere un valore. Ricordiamocelo. Lo Stato riconosce delle certificazioni come sue e quando ha una CDC specifica non le riconosce come abilitanti?

    Condisco la mia esperienza personale con una piccola bibliografia, tra la quale cito subito, qui di seguito, l’articolo di Pierangela Diadori, che avevo già citato nei commenti precedenti. Circa 10 anni fa, Diadori offre una ipotesi di conversione in CFU delle certificazioni senesi e noi accogliamo questa ipotesi più che volentieri.

    DITALS DI I LIVELLO
    – Contatti individuali con i tutor Ditals dell’Università per Stranieri di Siena (via e-mail) e/o con i responsabili dell’ente convenzionato per la somministrazione dell’esame Ditals: 20 ore
    – Esercitazioni individuali o guidate: analisi di materiali didattici, osservazioni di lezioni, test di prova:170 ore
    Studio individuale: lettura di manuali di base: 125 ore
    – Tirocinio/insegnamento dell’italiano a stranieri e/o osservazione di lezioni: 60 ore
    TOTALE 375 ore;15 CFU

    DITALS DI II LIVELLO
    – Contatti individuali con i tutor Ditals dell’Università per Stranieri di Siena (via e-mail) e/o con i responsabili dell’ente convenzionato per la somministrazione dell’esame Ditals: 25 ore
    – Esercitazioni individuali o guidate: analisi di materiali didattici, test di prova: 200 ore
    – Corso di formazione glottodidattica (30 ore di lezione, 90 di studio individuale, 5 di verifica):125 ore
    – Studio individuale: lettura di saggi di approfondimento: 250 ore
    – Tirocinio/insegnamento dell’italiano a stranieri e/o osservazione di lezioni: 150 ore
    TOTALE 750 ore; 30 CFU
    (Diadori 2005: pag. 23)

    Quindi, ecco la mia proposta:

    – DITALS I LIVELLO, DILS-PG di base (I LIVELLO), CEDILS, CEFILS: 15 CFU

    “Dal 2003 L’Università di Venezia offre una nuova certificazione didattica di base (CEDILS), che per certi aspetti può essere paragonata alla Ditals di I Livello” (Diadori 2005: 14). D’accordo con Diadori (2005). Lo stesso vale per CEFILS (sorella di CEDILS in casa Ca’ Foscari) (vd. D’Annunzio in Serragiotto 2004)

    – DITALS II LIVELLO, DILS-PG II LIVELLO: 30 CFU

    Sentite questa: “La certificazione DILS-PG, come le altre certificazioni glottodidattiche per l’italiano, non è un’abilitazione all’insegnamento dell’italiano L2, dal momento che in Italia, ad eccezione dell’Alto Adige, non esiste una classe di concorso specifica per l’insegnamento dell’italiano lingua non materna […] Nel 2013 è stata inserita tra i titoli valutabili nel concorso a cattedre” (Santeusanio 2015: pag. 4).

    E ora che la classe di concorso esiste? Chiediamo alle Università per Stranieri di fare pressione sul MIUR. Abbiamo la Ministra Giannini, ex rettrice di Unistrapg, e Monica Barni, che da rettrice di Unistrasi è ora scelta come vicepresidente della Regione Toscana con deleghe importanti: cultura, ricerca e rapporti con l’università. Chiediamo a loro di tutelarci?

    Bibliografia
    Diadori, P. (2005), “Ditals di I e II Livello: perché due livelli di certificazione?”, in Diadori P. (a cura di), La Ditals risponde 3, Perugia, Guerra: 13-24.
    Santeusanio, N. (2015), Prepararsi alla DILS-PG, Perugia, Guerra.
    Serragiotto, G. (a cura di) (2004), CEDILS. Certificazione in didattica dell’italiano a stranieri, Roma, Bonacci.

    • ERRATA CORRIGE
      Santeusanio, N. (2015), Prepararsi alla DILS-PG, Torino, Loescher.

      • Nic, io mi limiterei a valutare i titoli riconosciuti dalle Università (cedils, ditals, dils, cefils, i vari master e dottorati, la scuola di specializzazione + questo certificato del Trentino purtroppo poco diffuso e poco noto!io per primo ne ignoravo l’esistenza…) lascerei fuori i corsi di aggiornamento e perfezionamento vari sennò non se ne esce…

  9. Pingback: #CDCA23: calcolo punteggio titoli di servizio | Riconoscimento della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS

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