FAQ sui requisiti

Il blog si aggiorna con una sezione dedicata alle domande più frequenti sui requisiti.

Vi chiediamo di fare riferimento alle FAQ e di rileggere attentamente i requisiti, prima di scriverci con delle domande legate ai vostri profili professionali e alla CDCA23.

Le FAQ sono state create partendo sia dai post che dai commenti che si sono susseguiti sul blog; infatti, per ora, sono monotematiche. 🙂

 

 

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11 pensieri su “FAQ sui requisiti

  1. Ciao a tutti,
    sono laureata in Lettere V.O. ed ho appena fatto l’esame per il Ditals I.
    Vorrei sapere se questi titoli mi basteranno per poter accedere al TFA per la nuova classe di concorso A23.
    Grazie mille per la disponibilità.
    Roberta

    • @ROberta. Ma se non sappiamo nulla sulla CDC, figurati sul TFA. Oltretutto noi lo scongiuriamo il TFA, ci stiamo battendo proprio per farci riconoscere l’abilitazione…

  2. Grazie per l’enorme lavoro
    Ho letto le faq nel blog e i post ma vorrei fare una domanda (probabilmente inutile) la Laurea in Filosofia vecchio ordinamento non serve per accedere alla A23, confermate?
    buon lavoro

  3. Hai ragione! La mia “fonte” non é ufficiale : scambio verbale con un sindacalista uil. Inoltre le notizie apparse su os e compagnia cantante le hanno già postate sul gruppo.

  4. Ho il sentore che l’imminente concorso non includerà la cdc a23 e che quella bozza sarà stravolta a loro piacimento. Non hanno il tempo materiale di stilare una versione definitiva con cfu e titoli in maniera seria e ponderata.

    • Simone, “ho sentito” non è una notizia che prenderò in considerazione. Dove lo hai letto/sentito? Campiamo di link, sono l’antidoto agli allarmismi. Grazie

  5. Buongiorno a tutti,
    innanzitutto grazie per lo spazio a disposizione e per la profusione di impegno e costanza, seguo da tempo il blog e gli sviluppi della vicenda in corso, benché non sia mai intervenuta.
    Ho una laurea specialistica umanistica, Ditals I, sto completando un master II livello in Didattica L2 e circa 2 anni di esperienza. Benché riesca (con fatica) a fare di tale insegnamento il mio lavoro, vorrei comunque sottolineare con forza la difficoltà di lavorare in tale ambito, anche a supporto del commento di Caterina.
    Non so se ciò avvenga solo sulle province in cui mi muovo io, ma mi pare di aver capito che sia una situazione diffusa. Le problematiche che ho rilevato sono sostanzialmente due.
    Da un lato, ho riscontrato il perdurare di una mentalità secondo la quale “se si parla italiano, allora si può anche insegnare”, che porta con sé la spiacevole sottovalutazione di tale professione, e il conseguente affidamento dei corsi a volontari non qualificati, o ad associazioni e cooperative che a volte riconvertono sull’italiano L2 il proprio personale operante in altro ambito. Da un lato, non è infrequente che anche corsi FEI proposti da CPIA vengano affidati senza bandi o graduatorie.
    Tale situazione, della quale ritengo tutta la categoria possa sentirsi quanto meno offesa, se non frustrata, credo sia uno dei problemi centrali che ci si trova ad affrontare e costituisca un nucleo essenziale che definisce la nostra condizione di lavoro.
    Di conseguenza, ritengo possa essere incoerente e forse controproducente proporre proprio ciò che per noi è un problema, come un requisito di accesso. Non fatico ad immaginare che là fuori ci siano persone qualificate con master et similia che non riescono a lavorare per problemi strutturali e sistemici della gestione di tale ambito, per altro permessi proprio da chi ora richiede criteri aleatori per la partecipazione al concorso.
    Credo, quindi, che sarebbe corretto permettere di contare/sommare le ore di tirocinio svolte nei percorsi certificatori. A maggior ragione, considerando che il tetto delle 475 ore previsto nei requisiti corrisponde appunto “all’ammontare di ore di TIROCINIO a scuola previsto nei percorsi di abilitazione Tfa”, sarebbe incoerente da parte nostra considerare valide solo le ore lavorative e non anche quelle certificate di TIROCINIO. Ricordiamo, infatti, che qui non si tratta di criteri per l’accesso a un albo professionale, bensì per la possibilità di accedere a un concorso pubblico per il quale per le altre cdc non è richiesta esperienza lavorativa, ma ore di tirocinio. Chiedere che al posto di un tfa mai avviato vengano riconosciute le nostre ore lavorative non dovrebbe quindi significare ignorare anche quelle di tirocinio già svolte.

  6. Ciao a tutti,

    sto seguendo con interesse il vostro percorso e vi devo fare i complimenti per l’impegno e la tenacia con cui state portando avanti la vostra (e la nostra) causa. Sono una laureata magistrale in lettere moderne con indirizzo in linguistica italiana e ho conseguito il Master PromoItals presso l’Università di Milano e il Master Itals2 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La mia esperienza di insegnante di italiano per stranieri, data la mia età (sono laureata in corso nel 2012 e ho conseguito da poco l’ultimo Master), si è potuta configurare solo come esperienza di volontariato e ho conseguito ore di insegnamento presso enti riconosciuti dal Miur solamente durante i tirocini effettuati durante i Master. Come sapete, fino ad ora non è mai esistita una classe di insegnamento in italiano L2 e pertanto non è stato possibile effettuare supplenze in tale classe di insegnamento.

    Mi sono confrontata in merito con diversi colleghi del Master Itals2 di Venezia e riteniamo che non sia possibile equiparare il monte ore per tale cdc a quello (475) del TFA per un motivo molto semplice: il TFA per questa classe di concorso non è mai esistito, e quindi la possibilità di insegnare all’interno di enti certificati è stata decisamente inferiore (se non nulla) rispetto a quella delle altre classi di concorso. Chiediamo quindi di modificare il limite di ore di insegnamento richieste, affinché la vostra proposta sia equa e comprensiva anche di chi pur di insegnare italiano L2 ha fornito le proprie competenze senza chiedere nulla in cambio. Con una proposta di questo tipo infatti vedremmo nuovamente sviliti i nostri impegni economici e intellettuali. La nostra idea è quella di equiparare tale limite alle ore di tirocinio previste dagli attuali percorsi di specializzazione in italiano L2 presenti. Se dobbiamo usare un metro valido per tutti, infatti, non possiamo utilizzare il metro del TFA visto che non è mai esistito una TFA per tale classe di concorso, mentre esistono da tempo percorsi formativi validi come i Master di primo e di secondo livello a cui possiamo fare riferimento.

    Vi ringrazio per l’attenzione,
    Caterina e altri diplomati del Master Itals di secondo livello presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia

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