#CDCA23: qualcosa si muove alla Camera

In questi giorni è ripresa la discussione sulle nuove classi di concorso alla Camera e al Senato.

Nelle settimane passate si è espresso il Consiglio di Stato con un parere positivo in cui riconosce la necessità di rinnovare l’accesso al concorso sia per regolarizzare alcune cattedre create con la riforma Gelmini (licei musicali e coreutici), sia per adeguare i requisiti di accesso con i vigenti ordinamenti universitari. Il parere positivo è accompagnato da una riserva sia sui criteri degli accorpamenti, poiché non è chiaro il percorso che li ha determinati, sia sui crediti da recuperare nel caso delle lauree che costituiscono titolo d’accesso.

Il CUN, Comitato Universitario Nazionale, dà più che altro delle raccomandazioni relativamente ai requisiti d’accesso, che dovrebbero essere quanto più rappresentativi dei percorsi universitari dei futuri candidati, soprattutto nel caso degli accorpamenti tra classi di concorso, per permettere che l’accesso sia riservato a insegnanti con le giuste conoscenze disciplinari.

In Parlamento, come già affermato, è ripresa la discussione delle nuove CDC, in vista della pubblicazione del bando del Concorso 2016. C’è da sottolineare che il parere del Parlamento è puramente indicativo, non vincolante per il Miur, le cui decisioni in materia sono insindacabili; infatti le nuove CDC sono state create senza previe consultazioni, per espresso volere della Ministra Giannini. Questa mancanza di tempo, questa urgenza nel dover esprimere un parere che rischia di rimanere approssimativo e di portare all’approvazione forzata del provvedimento, si avverte in quasi tutti gli interventi, a partire dall’Onorevole Rocchi, relatrice dell’incontro del 10 novembre, data in cui sono riprese le discussioni alla Camera. Inoltre, mentre il Parlamento si esprime, il Miur è già alle prese con l’aggiornamento delle tabelle di accesso e con le prove da elaborare.

In vista di questi dibattiti, ripresi anche questa settimana, abbiamo continuato ad inviare email alla VII commissione della Camera e alla 7° del Senato. Possiamo finalmente affermare che qualcosa si sta finalmente muovendo, ma per saperne di più dovrete leggere l’articolo fino in fondo.

Intanto, ci sembra opportuno soffermarci sulla sessione del 10 novembre, che nonostante analizzi nel dettaglio la legge 107 e l’impatto sulle nuove classi di concorso, arriva a una conclusione abbastanza logica sulla necessità di avere a disposizione ulteriore tempo prima di esprimersi definitivamente. Riportiamo a proposito le parole della portavoce Rocchi:

tra i vari princìpi e criteri direttivi, il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria, in modo da renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, mediante (…) il riordino delle classi disciplinari di afferenza dei docenti e delle classi di laurea magistrale, in modo da assicurarne la coerenza ai fini dei concorsi nazionali per l’assunzione di docenti nella scuola secondaria statale, nonché delle norme di attribuzione degli insegnamenti nell’ambito della classe disciplinare di afferenza, secondo princìpi di semplificazione e di flessibilità, fermo restando l’accertamento della competenza nelle discipline insegnate.

Nel frattempo sulla A23 tutto tace.

Il 17 novembre riprendono le discussioni in Senato dove oltre a venire illustrata la legge 107 relativamente all’accorpamento delle classi di concorso, per la prima volta si parla di audizioni, che permetterebbero di approfondire la materia. I senatori che si esprimono a proposito, pensano che sia possibile accettare anche quelle avvenute per email ed una frase della portavoce Senatrice Ferrante, che fa riferimento alle “ mail, inviate dalle varie associazioni rappresentative” ci fa ben sperare.

È però alla Camera che per la prima volta si affronta il discorso della A23 e sull’utilizzo dei docenti:

  1. siano considerati i seguenti rilievi in ordine alla classe A23. Poiché per ogni classe concorsuale prevista in tabella A viene definito l’ambito di insegnamento corrispondente ai percorsi di istruzione secondaria di primo e secondo grado previsti dagli attuali ordinamenti, non è congruo che lo stesso non sia definito per la nuova classe A23 «lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti)».

Viste le linea guida e le indicazioni nazionali previste per i diversi ordinamenti, si può ipotizzare l’impiego dei docenti di italiano L2 nelle scuole di ogni ordine e grado in luogo del docente di lingua italiana con ciò prefigurando la costituzione di classi per soli alunni stranieri. Tale impostazione contraddice i principi di inclusione sui quali si fondano gli orientamenti pedagogici delle nostre scuole e che la legge n. 107 del 2015 ha riaffermato. L’altro possibile impiego dei docenti abilitati nella classe A23 potrebbe essere nell’area del potenziamento.

Non è dubbio che docenti con elevata professionalità nell’insegnamento della lingua italiana rappresentino una risorsa preziosa per ogni scuola (e, in particolare, con quelle con elevata percentuale di alunni stranieri), tuttavia l’affiancamento ai docenti dei diversi insegnamenti e la possibilità di interventi individualizzati per alunni di lingua straniera costituiscono strategie di contrasto all’insuccesso formativo che devono essere sostenute e incoraggiate. Questo prefigura il collocamento del docente di italiano come L2 nell’area del potenziamento e rende complessa la determinazione del fabbisogno poiché legata ai piani triennali dell’offerta formativa.

 

Sicché per la classe di concorso A23:

  1. sia esplicitato con precisione l’ambito di insegnamento all’interno del potenziamento;

  2. siano riconosciuti percorsi abilitanti istituiti come, per esempio, il IX ciclo della Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario del Veneto, presso Università Ca’ Foscari di Venezia autorizzati da MURST con decreto del 4 luglio 2007;

 

Vorremmo rimarcare che la costituzione di classi-ponte è una misura che comprometterebbe il regolare inserimento e il successo scolastico degli alunni stranieri. Gli insegnanti di italiano L2 non dovrebbero sostituirsi ai docenti di lingua italiana, ma possono lavorare per affiancare loro e il corpo docente in generale, accompagnando i discenti ad approcciare lo studio delle materie scolastiche. Siamo preparati anche per questo tipo di lavoro così minuzioso che mira a far acquisire allo studente la lingua per lo studio disciplinare.  Si sottovaluta, inoltre, l’enorme potenziale pedagogico rappresentato dalla presenza di discenti stranieri che potrebbe, invece, diventare l’occasione per sperimentare nuovi approcci metodologico-didattici.

E, per quanto ci sorprenda positivamente il riferimento ai quasi abilitati SSIS IX ciclo, dobbiamo rimarcare la totale assenza di riferimenti a quella norma transitoria che dando valore ai nostri titoli ed esperienza, cioè riconoscendo il nostro percorso professionale come abilitativo, aprirebbe le porte del concorso a molti insegnanti che lavorano nel settore da anni. Ma giustamente, se a 12 giorni dal termine ultimo per pubblicare un bando di un concorso, non si sa ancora cosa farne di nuovi docenti, non dovremmo stupirci che sia ancora lunga la strada da percorrere.

 

Siamo sempre e ancora cercando colleghi volenterosi che ci appoggino e abbiano voglia di impegnarsi in questo lungo percorso del riconoscimento.

La nostra email è la seguente: riconoscimentol2ls@gmail.com. Non dimenticate di indicarci anche la vostra provincia.

 

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2 pensieri su “#CDCA23: qualcosa si muove alla Camera

  1. Leggo nell’articolo “Vorremmo rimarcare che la costituzione di classi-ponte è una misura che comprometterebbe il regolare inserimento e il successo scolastico degli alunni stranieri. Gli insegnanti di italiano L2 non dovrebbero sostituirsi ai docenti di lingua italiana, ma possono lavorare per affiancare loro e il corpo docente in generale, accompagnando i discenti ad approcciare lo studio delle materie scolastiche. Siamo preparati anche per questo tipo di lavoro così minuzioso che mira a far acquisire allo studente la lingua per lo studio disciplinare. Si sottovaluta, inoltre, l’enorme potenziale pedagogico rappresentato dalla presenza di discenti stranieri che potrebbe, invece, diventare l’occasione per sperimentare nuovi approcci metodologico-didattici”

    PAROLONI MA CHE FANNO IL TUO INTERESSE NO QUELLO DEI DISCENTI STRANIERI.
    PENSI CHE L’INSEGNATE DI ITALIANO O DI PRIMARIA DI RUOLO DA TANTI ANNI SIA INCAPACE…….TI SBAGLI….Qua SI FA CHIACHERRA PER TIRAACQUA AL PROPRIO MULINO E NO L’INTERESSE AI RAGAZZI STRANIERI CHE DEVONO STARE CON I LORO COETANEI ITALIANI PER UNA VERA INTEGRAZIONE.
    l’AREA DEL POTENZIAMENTO AFFIDATA A QUESTA CLASSE DI COINCORSO è AZZECATA E RISPECCHIA LA Realtà SCOLASTICA.
    NE FANNO RICHIESTA SOLO LE SCUOLE DOVE C’E’ UN ALTA CONCETRAZIONE DI STRANIERI.

  2. Due parole sul discorso classi-ponte, personalmente lo vedo come un termine troppo generico per capire di cosa si voglia parlare. Dalla mia esperienza ci sono però casi, parlo di secondaria di primo grado, veramente complicati. Si tratta spesso non solo di neoarrivati ma anche di ragazzini in Italia da tre o quattro anni che però non ricevono fuori dalla scuola alcuna esposizione alla L2, o addirittura parliamo di ragazzi nati in Italia che però vengono inviati nei paesi d’origine nei primi anni di formazione e riportati in Italia quando ormai preadolescenti. In alcuni casi vi è quindi proprio l’esigenza di portare questi ragazzi a un livello minimo, e intendo almeno un A1, prima di approcciare un insegnamento curricolare. Proseguendo poi con un regime di compresenza analogo al sostegno una volta inseriti in pieno nel gruppo classe.

    Ovvio che poi poter organizzare laboratori linguistici e non, magari anche in orario pomeridiano, sarebbe l’ideale, ma mi sa che siamo sull’utopia…

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