CDC A23 agli insegnanti di lettere

La 7 Commissione al Senato ha approvato la relazione del Governo sulle nuove Classi di Concorso, lasciando di fatto invariati i requisiti per l’accesso al concorso che ci escludono dalla possibilità di partecipare al concorso per la nostra materia. Nessuna delle nostre richieste è stata accolta. Vi alleghiamo il resoconto della seduta n° 235 del 25 novembre, quella che sancisce che per insegnare lingua italiana a studenti stranieri alloglotti bisogna aver studiato solo “greco” e latino.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=950925

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19 pensieri su “CDC A23 agli insegnanti di lettere

  1. Pingback: #CDCA23: pare che… il bando sia vicino (e la nostra fine pure) | Riconoscimento nazionale della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS

  2. scusate ma forse non ho capito. Perché dite che questa nuova cdc sarà destinata solo ai docenti di lettere e che servirà il latino?

    io sono del VO (laurea quadriennale), abilitata A45/46, master ita come L2; mi mancano esami ma credo di rientrarci.

    Forse i nuovi laureato dovranno integrare con il latina ma non è detto. Dobbiamo attendere la versione definitiva e pareri obbligatori ma NON vincolanti. Inoltre va bene anche la laurea in linguistica ed anche la LM38.

    • Ciao, bene, se hai controllato e ci rientri meglio così.

      • Secondo la bozza ho i requisiti. Tuttavia non comprendo perché si insista nell’affermare che servirà il latino ed il greco. Il grande favore che forse verrà fatto ai laureati in lettere, sempre se si terrà conto dei pareri del senato e della camera, è quello di considerare validi gli stessi requisiti per accedere alle A23 ed alle A12 e A11.

  3. Ciao a tutti, seguo con attenzione quanto sta accadendo e vorrei spingere ad una riflessione. Io credo che non ci sia mai stata la reale volontà di voler ammettere gli anni di esperienza maturati in L2 come abilitanti. E questo perché avrebbe creato un immenso precedente. Ci sono migliaia di persone entrate come supplenti/precarie/altri modi nella scuola (in altre discipline) che potrebbero usare questo per riscattare i propri anni di insegnamento. L’unico modo che lo Stato ha per “certificare”/”convalidare” un’abilitazione è il passaggio dall’Università. Quindi, (magari mi sbaglio, eh) trovo molto più sensato insistere per vedere riconosciuti i percorsi anche brevi come le certificazioni CEDILS, DITALS, etc che sono universitarie che non spendere tempo ed energie alla ricerca di una soluzione che convalidi l’esperienza, che non arriverà.
    Dico questo a malincuore e contro il mio personale interesse (9 anni di esperienza) però mi sembra che sia l’unico modo di essere ascoltati. Negli ultimi mesi sono stata un po’ distante e magari è già stato fatto e non ne sono a conoscenza (se sì, mi scuso) ma i rettori di Unistrasi, Unistrapg e Cà Foscari sono stati interpellati? Magari loro potrebbero avere un certo peso sulla Giannini, ex collega, e ne otterrebbero un vantaggio immediato (tutti andrebbero ad iscriversi ai loro corsi e certificazioni).

  4. Cari amici, ieri sera ad un incontro di Fassina a Firenze mi è stato ufficiosamente detto che ci sono buone possibilità di vedere riconosciuti certificazioni e master tra i requisiti. Prendo anche io la notizia con le molle…tanto ormai siamo alla resa dei conti e non resta che vedere. Lorenzo Pagni.

    Date: Thu, 26 Nov 2015 12:43:43 +0000 To: pagnitamba@hotmail.com

    • Caro Lorenzo, nel senso che le certificazioni sono riconosciute come obbligatorie per i laureati in lettere? Come indicato nella TabellaA.

      • Ovviamente nel senso che dovrebbero dare accesso. Ma ripeto, dopo aver cercato di far pressione per mesi, adesso prendo von estrema cautela ogni indiscrezione. Questa vicenda è stata come fare ai cazzotti col Libeccio: si perde per sfinimento.

  5. Fate delle proposte, vi prego. Sforzatevi di pensare a qualcosa che si può fare. Non serve a nulla fare delle riflessioni su una situazione che ci sta sfuggendo di mano… Dovremmo trovare il modo di farci sentire in maniera plateale e andare dritto allo scopo, che è quello di ribadire che insegnare la lingua italiana ad apprendenti non italofoni è prima di tutto equiparabile a INSEGNARE UNA LINGUA STRANIERA (quindi dovrebbero spiegarci perché e su quali basi si fondi la scelta di destinare abilitati in Lettere ovvero in L1) e secondo perché allora dovrebbero esistere, nel sistema formativo universitario, CdL, Master e Certificazioni che insegnano ad insegnare tale disciplina… perché, infine, un bambino o un adolescente non italofono non dovrebbe avere lo stesso DIRITTO all’istruzione che ha un coetaneo italofono

  6. Premettendo che condivido la perplessità (ma anche il ‘me l’aspettavo’) di molti, non capisco il punto sul ‘greco’. Nel documento allegato si parla degli stessi requisiti di accesso alle cdc A12 e A22 che non contemplano il greco. Mi sbaglio?

  7. Capisco che manca il lavoro, ma per chi non ha mai insegnato in una scuola pubblica, non ha la minima idea di cosa significa insegnare. Tuti noi il primo anno, conoscendo la realtà scuola dall’interno abbiamo avuto una delusione enorme.
    È inutile parlare di Laurea con voto 110 con la lode, di master e altro.
    Quelli servono poco e nulla.
    Saper gestire una classe, nessuno telo insegna all’università, eppure è essenziale per questo mestiere. Se non sai fare pur avendo 10 master non puoi insegnare.
    Inoltre dimenticate i programmi universitari, se lavorate alle medie vi serviranno solo i concetti principali studiati al 1 anno universitario.
    Basta fare i saputelli, io l’ho provato sulla mia pelle, laureati in lingue con il massimo dei voti e la lode, 3 anni vissuto in Inghilterra, superato il Profecency della Cambridge. Mi sentivo superiore ai colleghi di lingua di ruolo che, rispetto a me avevano una fluency decisamente penosa.
    Per la preparazione al concorso avevo studiato pedagogia e didattica.
    Ma arrivato in classe è stato un disastro, a nulla sono valsi la mia preparazione, le chiacchere della didattica.
    Non sapevo tenere la classe, nn mi trovavo davanti a studenti universitari motivati e maturi ma avevo davanti 12.
    Assolutamente non autonomi in nulla, dovevi essere tu a guidarli, anche nella scelta del colore della penna.
    Durante le mie ore si alzavano, non esisteva la disciplina.
    Senza quella disciplina in classe che tu devi far in modo che ci sia, nessuno ascolterà quello che dici.
    Inoltre avevo la presunzione di svolgere un programma quasi universitario., non capendo nulla delle esigenze dei mie alunni.
    Voi parlate delle persone di ruolo come incapaci, inutili, mentre voi con i vostri master, secondo voi, chissà cosa sarete capaci di fare.
    Vi metterei alla prova.
    Intanto l’insegnamento dell’italiano L2 SI CON CORSI DI400 ORE presso i CPIA.
    Finora svolto da insegnati di elementare e di lettere.
    I CPIA SONO POCHI IN TUTTA ITALIA. 1 per provincia. Quindi è inutile creare illusioni.
    Gli stranieri alle medie o primaria devono integrarsi e imparano la lingua come delle spugne senza bisogna di insegnanti.
    A cosa serve questa classe di concorso, insegnata solo nei cpia e che i docenti di ruolo hanno fatto per anni e possono benissimo continuare a fare.
    Basta con questi toni di saputelli senza essere prima entrati in classe, saper tenere l’attenzione alta senza che si sente una mosca volare, e con risultati apprezzabili alla fine dell’anno da parte di tutti e 25.
    Solo dopo essere capaci di far questo potete vantare master e altro prima meglio essere umili.

    • Gentilissimo collega, ho riflettuto molto sull’opportunità di rispondere a un tale messaggio, sia perché dimostra una scarsa conoscenza della situazione, sia perché una delle conseguenze della riforma è l’aver creato una guerra fra poveri in un caos di percorsi abilitativi differenti creati negli anni, creando sentimenti di ingiustizia nei precari e di imbarazzo negli insegnanti di ruolo. E io non intendo dare adito a una situazione del genere, sopratutto considerando che un insegnante dovrebbe rendersi conto di tali dinamiche e che a mio avviso gli insegnanti dovrebbero essere coesi nel difendere il senso dell’istruzione. Ma le rispondo perché ritengo umilmente che le sia sfuggito qualcosa.
      Come prima cosa, su questo blog passano persone con MOLTI anni di esperienza in classe (molti più di me), che quindi meritano il suo rispetto. Forse quindi le sfugge il senso stesso di questo blog e del movimento di Riconoscimento, che non è finalizzato a sventolare master come afferma lei, la invito quindi ad approfondire.
      Seconda cosa, la invito ad approfondire meglio la situazione dei CPIA, sulla mia provincia ad esempio sono due non uno, e spesso non riescono a far fronte alle reali necessità. La qual cosa non è un punto a favore al suo ragionamento, anzi indica bene come ci sia necessità di insegnanti di Italiano L2 nella scuola pubblica.
      Mi permetto di farle inoltre notare che, essendo abilitata su due cdc ed avendo lavorato nella scuola pubblica su entrambe, ho visto personalmente ragazzi in difficoltà con la lingua che avrebbero avuto necessità di rinforzo. E le dirò, in un caso un bambino dell’infanzia dimostrava seri problemi a relazionarsi ed interagire per questo motivo, e le maestre stesse mi dicevano che gli sarebbe servito un rinforzo e che loro non avevano gli strumenti per farlo.
      Qui nessuno intende criticare gli insegnanti in ruolo, semmai si è identificato come possa apparire aleatorio utilizzare insegnanti di Italiano L1 (primaria o secondaria) su classi di L2, (es CPIA) in quanto i metodi, le tecniche e quindi la formazione (sia teorica, sia pratica) sia differente, essendo due discipline differenti. Queste sono critiche nel merito didattico, non agli insegnanti di ruolo. Poi certo ho conosciuto insegnanti che nonostante anni di servizio al CPIA non si sono mai prese nemmeno una certificazione, che al di là del pezzo di carta le avrebbe aggiornate almeno un po’ e magari offerto spunti interessanti. Ma nessuno dal constatare alcune situazioni individuali si è permesso di sparare a zero su un’intera categoria, come invece sta facendo lei.
      Quindi, se vuole fare un discorso senza basi realistiche tanto per vaneggiare sul lavoro e formazione degli altri (che per altro non conosce), continui con questo atteggiamento, ma non le fa in onore in quanto insegnante. E non avrà più seguito con me. Se invece intende proporci riflessioni costruttive e consapevoli..ci illumini!
      Ps: se il suo intervento era finalizzato ad avvertirci sulla relazione con gli allievi, la ringraziamo. Ma tenga presente che se lei entra alla secondaria di primo grado e si aspetta di avere davanti degli universitari, il problema è suo, ma non tutti qui abbiamo i suoi stessi problemi e ci sono persone preparate ad entrare in una scuola media (come la chiama lei e come si chiamava molti anni fa) consapevoli di chi avranno davanti.

  8. Scusate, non riesco a capire. In tutto quanti cfu in latino sono richiesti?

  9. Sinceramente allibita, sebbene in fondo in fondo non mi aspettassi nulla di diverso. Diciamo pure che è stato l’ennesimo espediente per “smaltire” docenti che altrimenti non si saprebbe dove “piazzare”. E intanto noi con lauree e titoli specialistici abbiamo pagato fior di quattrini per la nostra formazione per poi trovarci davanti a questo panorama desolante.
    Alla faccia dei sacrifici economici e personali.

  10. Mah, che dire..per chi ha seguito passo a passo la riforma, questo è un ulteriore, ennesimo tassello che va a completare il quadro di una riforma gestita con una scarsissima considerazione degli insegnanti come persone e professionisti e degli allievi come apprendenti con peculiari esigenze.
    Lo stesso Consiglio di Stato, fornendo parere in merito, ha evidenziato “il pericolo di una dequotazione della qualità del nostro sistema di formazione superiore, non più ancorata a uniformi percorsi di apprendimento, finalizzati a garantire la competenza dei docenti nella materia oggetto di insegnamento, destinata a ripercuotersi in senso negativo sulla complessiva offerta formativa del nostro sistema” (cit. Orizzonte Scuola). Questa riforma non è sostenuta da alcuna idea di scuola, ha cercato di rattoppare problemi già esistenti, creandone nuovi. La confusione che ha generato è al limite del ridicolo. La situazione della A23 si inserisce perfettamente in questo contesto.
    Al punto 14c del testo del Senato si dice: “siano previsti quali titoli di accesso tutti quelli già contemplati per le classi di concorso A12 e A22” ossia la ex 43 ed ex 50, che a me non risulta siano cdc storicamente congestionate di precari (ma correggetemi se sbaglio). Posto ciò, qual’è la ragion d’essere di tale scelta?Se non è smaltire precari..sarà addirittura un disconoscimento della differenza fra insegnare una L1 e una L2…?In realtà pare non sia la sola a non capire i motivi, il parere alternativo in Senato cita il Consiglio di Stato dove afferma “la necessità che l’Amministrazione chiarisca l’iter logico seguito nella elaborazione delle proprie scelte ai fini della definizione delle tabelle allegate al provvedimento in esame”, sottolineando come l’Iter logico sia “invero, oscuro anche a seguito delle integrazioni fornite dall’amministrazione.”
    E noi cosa possiamo fare??? Abbiamo di fronte qualcuno che non è interessato ad ascoltarci e che da solo si muove in modo che definire illogico è un eufemismo..
    Non mi sembrano né i presupposti, né vedo lo spazio per poter realisticamente far qualcosa..

  11. Cari amiche, come state? Beh, devo dire che gli ultimi sviluppi non mi sorprendono affatto: fin dall’inizio ho sempre detto e sottolineato che l’intento era solo e soltanto quello di avere posti liberi nei quali piazzare gente. Credo che molti abbiano avuto l’illusione di poter “dialogare” con il governo, poter avanzare proposte (senza niente togliere a Riconoscimento, non penso proprio che sia stata la sua iniziativa a dare il via a tutto questo che era già bene nella mente della Giannini dalla sua nomina a ministra, e precisamente nel modo in cui lo stanno facendo), usare internet come mezzo di democrazia allargata, ecc. Certamente non ci siamo illusi noi di Firenze che abbiamo avuto Renzi prima alla Provincia, poi alla guida della città. Lui ascolta tutti, ma poi si fa come dice lui. Non si tratta di democrazia allargata, bensì di democrazia virtuale. L’Alessia Petraglia mi ha detto di essere riuscita a fare inserire nel parere della VII commissione Senato la richiesta di vedere riconosciute le certificazioni, i master, ecc. tra i requisiti di accesso al concorso. Ma purtroppo niente di più. La d’Onghia le ha promesso che ci lavoreranno sopra, ma………..credo che faranno come vogliono anche se SEL promette di vigilare. Insomma…..che dire. Grande amarezza. A questo punto non so se i giochi siano davvero tutti fatti, e se il cambiamento ci sarà immediatamente o no (il che lascerebbe margini per portare avanti la battaglia anche nei termini da voi proposti ultimamamente). Boh !!!! Un abbraccio Lorenzo Pagni.

    Date: Thu, 26 Nov 2015 12:43:43 +0000 To: pagnitamba@hotmail.com

    • Nella relazione del Senato fanno premesse che fanno ben sperare, come collocare i docenti nell’area del potenziamento.. e poi cadono miseramente sui requisiti di accesso! Quindi solo gli abilitati?? Come dici tu Lorenzo non so se i giochi sono fatti del tutto.. Secondo voi ci sono i tempi e.i margini per insistere nel vedere riconosciuti certificazioni e master specifici come titoli di accesso? In fondo se volevano creare posti per insegnanti in attesa di un posto noi non siamo da meno!

  12. Oltre ad indignarci virtualmente…cosa possiamo fare adesso?

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