Il volontariato: Risorsa o Danno?

Articolo tempera 2

Di volontariato, ne abbiamo sempre parlato. Noi di Ri.N.PiT non siamo contro il volontariato in sé, ma siamo contro il volontariato che si sostituisce al lavoro e lo fa in totale assenza di competenze adeguate. Quando poi il volontariato viene istituzionalizzato, il danno che crea è una diminuzione della qualità del lavoro,  una minore occupazione e un abbassamento degli standard minimi, come hanno efficacemente spiegato i professionisti del gruppo “Mi riconosci: sono un professionista dei beni culturali”, con cui condividiamo le difficoltà lavorative (non sarà un caso che il volontariato si annidi, senza le necessarie competenze, soprattutto nell’ambito della cultura, con la benedizione delle istituzioni?).

Vi segnaliamo un articolo e un video interattivo proprio sul volontariato nell’insegnamento della lingua italiana a stranieri su Roma, uscito su Repubblica.it a cura di Daniele Tempera, che ringraziamo per averci offerto la possibilità di intervenire nel dibattito raccogliendo il nostro punto di vista.

Ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di un racconto che porti a dipanare la complessa situazione dei docenti di lingua italiana L2/LS.

Con rammarico dobbiamo infatti constatare che rispetto alle speranze iniziali, l’istituzione della A23 non ha portato molti benefici alla categoria, semmai il contrario. Ci giungono continuamente testimonianze di colleghi che si sono arresi e si sono rivolti ad ambiti lavorativi più redditizi e più sicuri o si sono trasferiti all’estero. Senza contare tutti i colleghi che stanno cercando di recuperare crediti decisi ex-post dalla tabella A per l’accesso alla A23, pur di continuare a lavorare nel settore in cui si sono formati e per poter partecipare a concorsi di cui non si sanno ancora il numero di cattedre disponibili.

La difficoltà di lavorare nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda, soprattutto per quella generazione che ne ha costruito la professionalità, il metodo e i materiali in uso, sembra ormai evidente. Anche la maggior parte dei bandi per lavorare all’estero sono rivolti di fatto a neo laureati, come si può facilmente dedurre dalle condizioni economiche e contrattuali proposte dagli stessi.

La lingua italiana, si sa, muove l’economia sia con i fondi europei per i corsi ai migranti, sia con gli introiti diretti e indiretti della promozione della lingua e della cultura all’estero e in Italia, basti vedere gli interventi agli Stati generali della Lingua Italiana.

La domanda cruciale diventa questa: perché nel settore lavorativo che istituzionalmente viene riconosciuto come centrale per rilanciare l’economia del paese, favorire l’integrazione e la qualità della vita di molti, italiani e stranieri, non ci possono lavorare dei professionisti adeguatamente retribuiti e contrattualizzati? Gli stessi professionisti, aggiungiamo, che l’hanno tenuto in piedi e fatto crescere finora a costo di molti sacrifici.

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Un pensiero su “Il volontariato: Risorsa o Danno?

  1. Secondo me l’affermazione riportata nel’articolo a nome Rinpit è troppo morbida e tecnica. Uno che legge da fuori non capisce che esiste (e serve) gente qualificata per fare questo lavoro!

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