Le nostre voci

Questa sezione raccoglie le storie degli insegnanti di italiano L2/LS che vorranno far sentire direttamente la propria voce. In queste storie non è necessario scrivere il proprio curriculum dettagliato (ma sarà molto gradito un eventuale link a un profilo LinkedIn o ad altri siti web a carattere professionale), mentre è necessario, ed è anzi il senso di questa sezione, raccontare la propria esperienza: i disagi di una condizione lavorativa non tutelata, le personali considerazioni al riguardo, ma anche i motivi per i quali diciamo: “Nonostante tutto, vogliamo continuare a fare questo lavoro!”.

Lo scopo principale è quello di mettere insieme le voci di professionisti che operano nel campo già da un po’ di tempo, che hanno conseguito titoli pertinenti e che, soprattutto, sono ormai abituati a entrare in classe e a gestire le diverse situazioni dell’insegnamento dell’italiano L2/LS. Tuttavia saranno gradite e ospitate anche le testimonianze di neolaureati che cominciano ad affacciarsi in questo mondo con energie e speranze più fresche delle nostre.

Due semplici norme da rispettare:

  • Il testo deve contenere max. 300 parole, per ovvie ragioni di fruibilità.
  • Il testo, possibilmente contenente il dato anagrafico relativo all’anno di nascita, deve essere inviato esclusivamente all’indirizzo riconoscimentol2ls@gmail.com con oggetto “Biografie”. Lo vedrete pubblicato in questa sezione, che verrà regolarmente aggiornata da Annalisa Di Salvatore.

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LE VOCI DI:

Luca Montoro, Como (1983)

Mi trovate su LinkedIn.
La mia esperienza è tristemente uguale a quella di molti colleghi.
Ho scoperto questo lavoro durante gli studi universitari in mediazione linguistica e da allora, pur lavorando in altri settori (mai nel campo della mediazione peraltro, essendo anche questo lasciato dallo stato al volontariato ed al fai da te), ho intrapreso corsi di specializzazione e approfondimento con grande fatica e costi non irrilevanti.
Ho conseguito il master “Promoitals” della Statale di Milano e la Ditals I.
Tutto ciò fa sì che io abbia un profilo professionale, come voi tutti, particolare per eseguire un lavoro particolare e delicato. Eppure.
Eppure mi trovo precario a lavorare in un mercato senza regole in cui soffro la concorrenza di decine di docenti improvvisati: volontari, maestre in pensione, educatori, operatori sociali…
E quando mi dicono che non c’è abbastanza lavoro per me ripenso alla situazione di un paese, il nostro, in cui la presenza di cittadini stranieri conosce percentuali senza precedenti e le occasioni di impiego per noi docenti invisibili sarebbero tante, certamente non poche, in ogni campo della vita sociale, culturale, produttiva ed economica.
Sarebbero tante se fossimo nella condizione di vedere riconosciuto il nostro ruolo nella (e per la) società italiana invece di essere visti come pretenziosi laureati in non-si-sa-bene-cosa che vogliono essere pagati per un lavoro che in fondo -questo il pensiero corrente- possono fare tutti tanto “l’italiano lo parlo quindi lo conosco”.
16/2/14

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Annalisa Di Salvatore (1981)

Chi sono e quello che ho fatto fino a questo momento è visibile pubblicamente nel mio profilo LinkedIn.
Forse l’unica informazione che lì non è abbastanza chiara è che ho sempre lavorato con brevi contratti di collaborazione a progetto, sia nelle università pubbliche sia negli istituti privati, e che ho sempre vissuto la mia vita lavorativa senza sapere che cosa avrei fatto il mese successivo al corso o ai corsi che stavo tenendo qui o là in giro per Roma. In altre parole, ogni due o tre mesi le mie abitudini quotidiane cambiano in base al mio posto di lavoro (quando c’è), al mio contratto (quando c’è) e alle mie energie (quando ci sono). C’è chi mi dice che questo stile di vita è “entusiasmante” (sic!), ma di solito chi me lo dice ha un contratto di lavoro differente dai miei.
Volevo raccontare in 300 parole il massacro a cui si sottopone quotidianamente chi fa questo mestiere, pressoché ignorato sul piano sociale (“Insegni italiano a stranieri? Oh, bello! Anch’io, quando ho tempo, insegno un po’ di grammatica alla rumena che viene a pulirmi casa. Comunque, il tuo lavoro vero qual è?” ) e non riconosciuto né tutelato sul piano statale (diversamente, non sarebbe nata la petizione promossa da Chiara Sbragia nel febbraio del 2013).
Ma preferisco sfruttare lo spazio rimasto per raccontare il piacere di ritrovarsi in un’aula insieme a un gruppo di soli stranieri che imparano la nostra lingua. Un insegnante di italiano L2 (io ho sempre insegnato solo a stranieri in Italia) ha il privilegio di essere testimone di una testualità in divenire che, all’inizio, era poco più di una timida lallazione con la faccia rossa di vergogna. Quando poi il nostro tempo con gli studenti finisce, quando loro proseguono da soli nelle loro conquiste, quando tornano a casa nei loro Paesi vicini e lontani, o quando decidono di rimanere in Italia, si ha l’impressione di aver contribuito all’acquisizione di una nuova italianità che se ne va in giro per le strade, capillare, sovversiva, liberata. Questa sì, è una gioia vera. Peccato che però non ci si campi con dignità.

22/11/2013

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Pallino Pinco

Si sa, non è facile raccontarsi. In genere siamo noi a dare agli altri il numero delle parole da scrivere, ma va bene, ci provo. Ho iniziato a Varsavia sul finire del 1999 con un posto di lettore presso la facoltà di italianistica, poi sono rimasta sette anni fra università (studi mediterranei) e istituto italiano di cultura. Mi ricordo che tutti i miei colleghi erano (e sono!) lì da più anni e molti avevano già un approccio disilluso nei confronti di un futuro di lavoro. Erano i tempi di “Bravo”, “Bravissimo” e Katerin (chi non lo conosce?) Katerinov! Non dovevo tornare in Italia, nessuno mi ha costretta a farlo, dico la verità. Anzi. Non era tanto male, facevano corsi di aggiornamento, l’ambiente era bello, e sono venuti spessissimo i docenti di Ca’ Foscari da noi. Ero esaminatrice Cils, Celi e Plida. Preparavo anche i gruppi in corsi propedeutici all’esame. Quando ero lì frattanto pensavo come qualcosa avrebbe potuto tutelarci senza rischiare a ogni Ottobre dell’anno che qualcuno ci dicesse che le ore che ci avrebbero assegnate erano diminuite o dimezzate.  Comunque quando ho deciso di tornare è anche perché ho sempre inteso questo lavoro come itinerante. E in effetti lo era a ben pensarci! Una volta ho dovuto passare la frontiera per “rinnovare” il mio visto turistico con cui lavoravo!
Comunque, qui ho ricominciato da zero, ho ripreso con dei corsi presso una scuola di lingue e poi ho vinto dei concorsi, ma a gran fatica da i vari progetti Turandot, Erasmus e Capes, fra accademia di belle arti e Roma Tor Vergata.  Collaboro anche con un CTP. Non dico di essermi pentita, ma se prima il precariato contrattuale era di anno in anno ora lo è a progetto. Ho imparato qui che ci sono tante “lingue italiane” da trasmettere, tante priorità che spesso con la didattica hanno poco e niente a che fare. Senza contare che i sindacati mi hanno sempre sbattuto la porta in faccia con aria sorniona suddita e complice con un’Istituzione grande quanto il MAE e i miei colleghi sono rimasti nel limbo di una sicurezza che gli garantisce solo l’arte di arrangiarsi. Più o meno come me.  

23/11/2013

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Giusy Spoto (1988)

Qui il mio profilo LinkedIn.
Mi sono laureata in Lingue e culture moderne scegliendo quella strada non con l’obiettivo dell’insegnamento, ma perché mi affascinava l’idea di conoscere popoli e culture diverse, studiandone le lingue. L’idea di insegnare nella scuola pubblica non mi ha mai sfiorato, un po’ perché sapevo già benissimo che sarebbe stata un’utopia, un po’ perché in realtà pensavo che l’insegnamento scolastico “classico” non facesse per me.
Al terzo anno di università ho scoperto il mondo dell’Italiano L2/LS. È stato chiaro da subito per me che sarei andata incontro ad anni di studio, lavoro precario e sacrifici, ma vedevo in questo mestiere la possibilità di conoscere tutto il mondo stando chiusa in una classe o di far conoscere il mio mondo agli altri, viaggiando.
Così mi sono iscritta alla LM in Italiano per l’insegnamento a stranieri, che sto per ultimare.
Ho iniziato da poco a “lavoricchiare” presso una scuola di lingue privata, come traduttrice. Il caso ha voluto che ci fosse bisogno di sostituire un insegnante e così mi è stato affidato un corso di italiano a due studenti adulti: mi piace insegnare, preparo da sola i materiali per le lezioni e cerco ogni volta di proporre loro nuovi temi, spunti e attività.
Contemporaneamente, ho scelto di svolgere il tirocinio universitario presso un CTP e qui si è cominciato a realizzare il mio sogno del “mondo in una classe”.
Ho tanta strada da fare prima di potermi definire “insegnante”, ma voglio fare la mia parte per ottenere il riconoscimento di questa professione: un riconoscimento che non sia solo formale, ma anche morale, perché la creazione di una società veramente aperta e civile passa anche attraverso gli insegnanti di Italiano L2/LS e il loro lavoro, decisivo nel fornire agli stranieri il giusto strumento per integrarsi nel nostro paese o per conoscerlo meglio anche se lontani.
23/11/2013

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Ambra Liù Arcani (1974)

Master, Ditals (vecchio ordinamento) e vari corsi di formazione.
Insegno italiano a stranieri oramai da dodici anni, gli ultimi dieci passati all’estero.
Ho maturato tante di quelle esperienze e soddisfazioni che credo difficilmente di poter aspirare ad altro nella mia carriera, forse ad una scuola tutta mia. Ho iniziato  con dei militari a Roma sostituendo una collega: insicura io, terrorizzati loro. Da quel corso in poi è stata un’ascesa continua. Potrei starmene comodamente sul divano con il mio gatto, se ne avessi uno, a poltrire davanti alla tv, se ne avessi una, ma ho preferito impegnarmi per il riconoscimento della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS, perché non ho dimenticato i sacrifici che ho affrontato quando ero agli inizi. Certo, spesso il rapporto con gli studenti compensa le angherie, ma questo non deve accontentarci o peggio sviarci. In dieci anni le condizioni lavorative non hanno visto miglioramenti, anzi, al contrario, se si pensa alle numerose richieste di insegnanti volontari, direi che le occasioni di lavoro remunerato hanno subito un forte calo. Inaccettabili sono diventati i contratti di lavoro, che se garantiscono una cosa, questa è la precarietà. In compenso sono stati creati fior fior di titoli per noi, che più che formarci, rendono difficile una definizione precisa della categoria.

Attualmente lavoro negli Stati Uniti, che sono il sogno di molti, ma non è tutto oro quello che luccica. Coraggio e grinta non mi mancano, ma non ho deciso di dedicarli al riconoscimento della professionalità perché ho in mente di rientrare in Italia (pensiero che pur mi sfiora). Mi spendo perché i tempi sono maturi per un’iniziativa di questa portata e non sarà la distanza a fare da barriera e tanto meno i tentativi passati non andati a buon fine, che comunque servono da ammonimento. È arrivato il momento di definire e difendere la nostra professionalità e, di conseguenza, pretendere il miglioramento delle condizioni contrattuali e lavorative così in Italia come all’estero.
24/11/2013
Per saperne di più di me, clicca qui.

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Sara Rossetti (1984)

Sono un’insegnante di italiano per stranieri attiva a Roma, in maniera precaria e saltuaria,  dal 2009. Il mio percorso (consultabile nel mio profilo LinkedIn) è comune a molti altri colleghi, infatti non ho iniziato sin dagli albori della mia carriera universitaria ad occuparmi di insegnamento dell’italiano a stranieri, ma l’interesse è scaturito dopo il conseguimento della laurea specialistica in Storia, ed è dovuto al fatto che mi occupavo di migrazioni.
Durante i tre anni successivi alla laurea, ho svolto attività di ricerca all’interno di un Dottorato in storia politica e sociale, specializzandomi appunto  in storia delle migrazioni. Parallelamente ho studiato e a accumulato esperienza nel settore della didattica dell’italiano, conseguendo il DITALS II e lavorando nel settore. Oggi sono Dottoressa di ricerca in Storia e sono iscritta a un Master di secondo livello in Didattica dell’italiano a stranieri all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Per molto tempo ho fatto volontariato in associazioni che impartiscono gratuitamente lezioni di italiano ad immigrati. Dette associazioni spesse volte colmano lacune del settore pubblico, ad esempio inviando volontari nelle scuole o gestendo corsi ed esami necessari per ottenere il permesso di soggiorno. L’impegno civico e la frequentazione di ambienti interculturali hanno dato un contributo positivo alla mia crescita e formazione, ma è anche osservando questa situazione che mi sono decisa ad impegnarmi per il riconoscimento ufficiale della nostra professione. A risentire della proliferazione del volontariato siamo infatti noi insegnanti, non pagati a fronte di una professionalità sudata, e gli studenti stranieri, che hanno spesso a che fare con personale non qualificato o con professionisti che però non si trovano nella posizione di lavorare in condizioni ottimali.
Oltre al volontariato ho lavorato  e lavoro – con contratti occasionali – sia in una scuola pubblica per un corso di recupero di italiano L2 che presso un seminario in Vaticano, con studenti universitari anglofoni.
24/11/2013

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Claudia Piscionieri (1987)

Qui il mio profilo LinkedIn.
Siciliana di Catania e fiera della mia terra, da poco laureata in Lingua e Cultura Italiane per Stranieri presso l’Università di Bologna.
Ho intenzione di prendere presto la certificazione Ditals per acquisire maggiore competenza nel settore dell’insegnamento dell’italiano a stranieri, un lavoro che ritengo stupendo.
Durante il mio tirocinio universitario, svolto in un’associazione di accoglienza migranti, ho avuto la possibilità di tenere dei corsi sia per bambini sia per adulti stranieri, mettendo in pratica ciò che avevo studiato sui libri e rendendomi conto di quanto gratificante sia poter insegnare a chi ha voglia di imparare.
Spero che questa passione possa essere al più presto ripagata dal riconoscimento della professione in Italia, perché ora più che mai gli stranieri che arrivano nel nostro paese hanno davvero bisogno di noi.
Nel frattempo non mi arrendo e, continuando a crederci tenacemente, sono certa che riusciremo a diventare tutti noi “veri” insegnanti di italiano L2.

24/11/2013

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Alessandra (1984)

La mia storia la trovate su g-Lottando, blog che curo da un po’ e che si occupa di lavoro per insegnanti di italiano L2, di formazione di, soprattutto, concretezza nel fumoso mondo dell’insegnamento dell’italiano L2 e LS.
Dal 2006 insegno, e, per fortuna, sono sempre riuscita a trovare un modo per farlo retribuita. Mi sono spostata in vari Paesi, grazie a borse di studio (MIUR e Comenius) e iniziativa personale (che, sempre per fortuna, non mi manca). Ho avuto apprendenti di tutte le età, dai 2 anni (ebbene sì!) agli ottanta, in ogni tipo di istituzione (asilo, medie, liceo, università, corsi per insegnanti, università straniere, scuole di lingua e on line). Ogni volta che ho lavorato in Italia la trafila è stata lunga, penosa e macchinosa. Cercare i bandi, partecipare, magari vincerli e dopo fare la formichina perché non si sa quando e dove sarà il prossimo. L’assurdità mi sembra sia nel PREZZO. All’insegnante in un CLA vengono richieste competenze da (quasi) docente universitario ma la paga è quella dell’ultima ruota del carro (15.000 euro annui LORDI, da contratto nazionale per collaboratori linguistici). Ritengo che non sia più ammissibile un sistema in cui formarsi costa, conseguire titoli costa, e poi la retribuzione non ricompensa. Spero di non aver già sforato le 300 parole, ma ne avei ancora… insomma, per ogni battaglia mi trovate qui.
L’inflazione dei titoli è inutile, ingiusta e crea schiere di illusi frustrati e indebitati: non fa bene a nessuno. E questa inflazione dei titoli esiste perché non c’è un percorso chiaro e preciso. E questo percorso lo devono stabilire le istituzioni.
In bocca al lupo a tutti.

25/11/2013

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Isabella Floris (1980)

Qui il mio profilo LinkedIn.
Ho iniziato a insegnare italiano agli stranieri per caso, avevo finito gli esami e mi apprestavo a cominciare la tesi della laurea specialistica. Mi serviva un tirocinio e mi avevano consigliato la Casa dei Diritti Sociali: avrei potuto insegnare italiano agli immigrati e sarebbe stato inerente al mio indirizzo di laurea: “Lingue per la Comunicazione Internazionale”.

Cominciai le lezioni e mi trovai immersa in un mondo di colori tristi, malinconici, ma anche di speranza; amo spesso dire: “Io non ho scelto di diventare insegnante di italiano agli stranieri, ma sono loro che hanno scelto me”.
Dopo questa esperienza di volontariato decisi quindi di prendere la certificazione per insegnare l’italiano agli stranieri, ovvero il DITALS di II livello all’Università di Siena.
Ho lavorato sempre saltuariamente, prima in una scuola privata a Roma, a sei euro l’ora (avete capito bene sei euro l’ora), in cui oltre a insegnare italiano a studenti di varie nazionalità facevo un po’ di tutto: contabilità, ripetizioni, formazione agli altri insegnanti (mancava solo facessi le pulizie); poi ho collaborato con un’altra scuola di Roma dove ho fatto dei corsi per lavoratori, sempre con uno stipendio bassissimo.
Due anni fa sono stata chiamata per un corso di italiano in una scuola media pubblica di Cagliari, la mia città natìa, dove ho insegnato ai ragazzi rom: esperienza formativa professionalmente e umanamente, ma con durata semestrale, per mancanza di fondi, ovviamente.
L’anno scorso sono stata in Turchia, dove ho insegnato come docente di italiano in un liceo di Izmir (Smirne). È stata un’esperienza ricca e corposa, che dopo un anno scolastico è finita.
In Italia sono precaria, studio per diventare insegnante di lingua inglese nella scuola pubblica, perché so che come insegnante di italiano L2/LS non ho futuro.
È evidente che in un quadro del genere la mia unica speranza è quella di emigrare di nuovo e la cosa non mi piace, perché io amo l’Italia e credo di poter fare molto per il mio paese, soprattutto in termini di integrazione (odio questa parola, ma la devo usare).
25/11/2013

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Carlo Guastalla (1966)

Qui il mio profilo LinkedIn.
Ho cominciato ad insegnare nel 1996, fondando un’associazione di insegnanti per lavorare in ambasciate e affini. Si chiamava “Il grillo parlante”. Che ricordi! L’anno dopo sono entrato alla Dilit. Nel 2000 sono diventato formatore ma già dal ’98 insieme ad alcuni colleghi ho cominciato ad occuparmi del problema dell’inquadramento dell’insegnante di italiano per stranieri.
Abbiamo organizzato prima “riunioni sediziose” interne alla Dilit, poi si è formato un coordinamento di scuole romane ed abbiamo cominciato a riunirci al centro sociale Rialto Occupato. Le discussioni di allora erano identiche a quelle di oggi, salvo per il fatto che a suo tempo non esistevano le offerte formative che sarebbero nate negli anni a venire.
Ricordo che tutto finì il giorno in cui venne ad una riunione un importante membro della allora CGIL scuola. Ci disse chiaramente che non ci avrebbe appoggiati nella nostra battaglia. Seppure fosse completamente d’accordo con le nostre istanze, lui aveva la priorità del pubblico. E poi noi eravamo quasi tutti al nero o con i famosi co.co.co. Troppo ricattabili, troppo deboli per esporsi.
Sulla lista di discussione di Perugia (ITALIANO_L2) ci fu un periodo di durissimi confronti. Misi su un sito per non perdere memoria di quei momenti, ma il sito col tempo si perse nella rete, così nel 2005 (a quel punto avevo lasciato l’insegnamento a tempo pieno, mi ero licenziato dalla Dilit e avevo cominciato a lavorare per ALMA Edizioni, dove sono ancora oggi) ho fondato ildueblog.it. Qui un articolo di pochi mesi fa dove ricordo alcune di quelle battaglie: “Italiano per stranieri: 15 anni di battaglie”.
Da allora ci furono nuovi istanti di speranza, petizioni, la SSIS ITA L2 di Venezia con l’appoggio del ministro De Mauro (cfr.: “SSIS Ita L2: una storia all’italiana), e le inevitabili delusioni.
Oggi siamo di nuovo qui. E nel frattempo passano i lustri. Il mio appoggio incondizionato a questa iniziativa.

26/11/2013

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Federica (1974)

Qui il mio profilo LinkedIn.
Ho cominciato ad insegnare italiano L2 nel 2001 a Glasgow, da giovane laureata in lingue partita un po’ all’avventura. Con molta pazienza e tenacia, ho conquistato giorno dopo giorno il mio posto di insegnante, inviando curriculum, presentandomi di persona, facendo colloqui ovunque ci fosse un’opportunità. Mettendo insieme piccoli lavori, ora per il Consolato, ora per un College, sono riuscita a farmi strada e a conquistare piano piano posti più ambiti, all’università e nelle scuole. Nel frattempo, ho conseguito il Ditals 1 e 2 e la mia passione nei confronti di questo lavoro si è accresciuta. Ho insegnato a tante tipologie di apprendenti con entusiasmo e soddisfazione. Rientrata in Italia, mi è sembrato di regredire da un punto di vista professionale. È stato impossibile, infatti, trovare un impiego come docente di L2 che fosse duraturo e redditizio; tutto ciò che ho potuto fare, fino ad ora, è stato insegnare nei corsi pomeridiani di qualche scuola pubblica che riconosce la mia esperienza e il valore della mia certificazione, e tenere corsi (occasionali anche questi) presso un’università americana. Per il resto, faccio l’insegnante (a tempo determinato) di spagnolo nella scuola pubblica, perché è quello che mi permette di vivere, mentre ciò che vorrei fare veramente a tempo pieno forse non mi permetterebbe neppure di sopravvivere. Questo succede innanzitutto perché la mia, la nostra professione non è riconosciuta; di conseguenza, molti si improvvisano insegnanti di L2 senza avere le competenze necessarie allo svolgimento di questa professione (che non è esattamente come insegnare italiano ad italiani!) e si adattano a ricevere compensi miseri o addirittura a fare volontariato per acquisire esperienza. Inoltre, attualmente il MIUR “usa” gli insegnanti di ruolo di Lettere per l’insegnamento in corsi per stranieri nelle scuole pubbliche, insegnanti spesso impreparati ad affrontare situazioni molto diverse dalla classe tradizionale. È arrivato il momento di restituire il ruolo di insegnante di L2 a persone preparate, competenti e soprattutto, desiderose di farlo.

05/12/2013

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Gianluca Baldo (1973)

Qui il mio profilo LinkedIn.
Ho iniziato a insegnare italiano L2 nel 2005, all’Università Politecnica di Tomsk. È in Siberia, ma qui in Italia in quel momento con il curriculum che avevo sarebbe stato impossibile. Ho dovuto fare gavetta, come si suol dire. Al ritorno mi sono specializzato con Master, DITALS e svolgendo un progetto di ricerca durato tre anni. Ho lavorato all’estero, in Italia, nelle scuole private, pubbliche e CTP.
Mi ha guidato un’idea che non ritengo sbagliata. In Italia ci sono circa 5.000.000 di stranieri, per quanto di nicchia possa essere la professione di chi insegna loro la lingua e li aiuta a integrarsi, i docenti migliori avranno comunque possibilità di lavorare e vivere dignitosamente. Ho cercato di strutturare il mio curriculum in questa direzione e ha funzionato fin quasi l’anno scorso.
Non ho però considerato un importante particolare, ovvero che in Italia merito e competenza hanno un valore accessorio in quanto prevalgono spesso logiche di partito, corporazioni medievali di professionisti appoggiate da sindacati che difendono chi ha già un buon contratto e trascurano chi boccheggia nel precariato. I bandi che dovrebbero essere pubblici sono di norma scritti in funzione del vincitore, le notizie diffuse attraverso canali il più possibile riservati. Quindi saper fare bene il proprio lavoro non offre garanzia.
A lungo andare la situazione s’è deteriorata e rimangono ora sul fondo le battaglie perse, lotte contro mulini a vento. C’è un titolo che lo stato offre ma si ostina a non riconoscere, c’è il TFA che per l’italiano L2 continua a non esistere, ci sono Dlgs e leggi che favoriscono gruppi o classi e contro i quali non c’è appello.
Ma c’è anche la speranza di vedere, un giorno, un movimento di persone che reclamano i propri diritti: regole trasparenti, eque, sindacati che tutelano lavoratori e non categorie, professionisti che possano dichiarare senza preoccupazione di vivere del loro lavoro e non di farlo per passione, volontariato o per arrotondare. Per questo appoggio ogni iniziativa nata da questo sito, da ADMIS, dal basso, da noi docenti di italiano L2 e diretta alla tutela e riconoscimento della nostra professione.
28/12/2013

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Valentina Simeoni (1983)

Qui il mio profilo LinkedIn.
Sono nata ed abito in provincia di Treviso. Dopo essermi diplomata in lingue straniere (inglese, tedesco e francese), mi sono laureata in Filosofia (Padova, 2005), specializzata in Antropologia Culturale, Etnologia ed Etnolinguistica (Venezia, 2008) e infine addottorata in Antropologia ed Epistemologia della Complessità (Bergamo, 2012). Ho studiato, lavorato e fatto ricerche etnografiche in Germania (Friedrich-Schiller Universitaet, Jena), Stati Uniti del Sud Ovest (University of New Mexico e Diné Reservation) e Caucaso Meridionale (Pkhovi, Georgia). Parlo tedesco, inglese, francese e – ad un livello elementare – georgiano. In Germania, nel 2005, ho fatto la mia prima esperienza di insegnamento dell’italiano: gli apprendenti erano giovani universitarie tedesche interessate alla cultura e all’arte italiane e io, a partire da quel corso semestrale, mi sono appassionata moltissimo alla glottodidattica. In generale, ho sempre avuto un grande interesse per le scienze del linguaggio, la linguistica applicata e comparata, l’etnolinguistica e le dinamiche dell’apprendimento linguistico. Presso il CIS di Bergamo, nel 2010, ho frequentato il Corso di Formazione per Insegnanti di Italiano a Stranieri; lo stesso anno ho iniziato a collaborare, in qualità di insegnante volontaria, con “Fuoriclasse – Scuola di Italiano per il Mondo”, una realtà totalmente autofinanziata, attiva da anni a Treviso, che accoglie adulti e famiglie straniere migranti offrendo loro un orientamento sia linguistico (livelli A0-B1), che sociale e lavorativo. Nel 2012 ho conseguito il diploma di prima classe CEDILS presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Oltre a fare traduzioni per vari committenti e ad insegnare inglese e tedesco nelle aziende, negli ultimi due anni ho collaborato con Confartigianato Marca Trevigiana Formazione organizzando corsi di Italiano L2 rivolti ai cassintegrati e agli apprendisti stranieri; ho tenuto un corso di italiano per adolescenti immigrati promosso da un gruppo di associazioni culturali della città (iniziativa che non si è più ripetuta per mancanza di fondi); sono stata convocata come “esperta esterna” presso il CTP della mia zona per tenere corsi di livello A1-A2 a classi di donne straniere nell’ambito del progetto CIVIS-FEI (incarico che spero di poter svolgere anche quest’anno visto che sono entrata nelle graduatorie del CPIA provinciale: ma sono ancora in attesa di notizie). Mi piacerebbe, naturalmente, approfondire il più possibile la mia formazione ma, soprattutto, ottenere degli incarichi più stabili e strutturati. Non nego che sento anche il forte desiderio di un’esperienza di lavoro all’estero, sempre nel campo della glottodidattica.
09/01/2014

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Marcella Panascì (1977)

Qui il mio profilo LinkedIn.
Insegno italiano L2 da una decina d’anni. Ho conseguito il diploma in Traduzione, che ho successivamente integrato con una laurea in Mediazione Linguistica, la certificazione DILS-PG e il Master Promoitals dell’Università Statale di Milano. Dopo aver lavorato per alcuni anni come traduttrice, nel 2002 ho cominciato a insegnare italiano per stranieri presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Successivamente, dopo aver conseguito il Certificato IH (simile al certificato rilasciato dalla Dilit di Roma) ho ricevuto un’offerta di collaborazione da International House Milano dove dal 2003 al 2009, oltre all’insegnamento, mi sono occupata di organizzazione delle attività culturali, coordinamento e formazione insegnanti. Nel 2009 mi sono avvicinata al mondo della formazione linguistica per l’impresa e ho maturato interessanti esperienze nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano per scopi specifici. Dal 2010 sono free-lance e lavoro per scuole private, società di formazione linguistica e aziende, occupandomi in particolar modo dell’insegnamento individuale in ambito professionale. Sostengo Riconoscimento perché credo fermamente nella necessità e nell’urgenza di definire e affermare il nostro ruolo professionale, non solo in classe, ma anche attraverso le istituzioni e gli organi competenti.
13/01/2014

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[in corso di aggiornamento]

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3 pensieri su “Le nostre voci

  1. Pingback: #CDCA23, riassunto della prima metà di settembre | Riconoscimento nazionale della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS

  2. Cari amici,
    sono Lorenzo Pagni, un insegnante di italiano L2 (con Ditals 1° livello – Bambini) che da più di 10 anni lavora nelle scuole di ogni ordine e grado della provincia di Firenze attraverso un progetto che vede coinvolti l’associazione per la quale lavoro e gli enti locali che finanziano il progetto.
    Nel corso degli anni (saltuariamente) ho avuto qualche incarico anche direttamente dai dirigenti per l’insegnamento dell’italiano ai ragazzi stranieri e per interventi di formazione rivolti agli insegnanti delle scuole stesse.
    Insomma da più di 10 anni (io ne ho 48) questo è a tutti gli effetti il “mio” lavoro con il quale, pur con ristrettezza economica, campo la mia famiglia e i miei 2 figli.
    Iscritto da tempo sul blog RiconoscimentoL2Ls su Twitter ho appreso ieri dell’approvazione del regolamento.
    La cosa mi trova da un lato più che felice di vedere finalmente riconosciuta la nostra professione, dall’altra mi apre davanti una voragine di incertezza.
    Al di là dei riquisiti per l’accesso alla CDC A-23, ancora tutti da capire, è praticamente sicuro che dovrò vedermela in un concorso con una moltitudine di persone, alcune anche molto più fresche di studi, e passando (probabilmente) per forme di pre-selezione all’americana che rischiano di annullare l’esperienza didattica di tanti, tanti anni nelle scuole pubbliche.
    Vi scrivo perchè mi conforta in questo momento il potermi confrontare con amici/colleghi che cercano di capire cosa succederà adesso.
    Come procederà la cosa?
    Con che tempi?
    La voce dei nostri delegati verrà davvero ascoltata in relazione alla definizione dei requisiti?
    Sarà possibile aprirsi al nuovo senza fare un campo di morti di chi, finora, ha vissuto di questo lavoro?
    Vi ringrazio e vi abbraccio.
    Lorenzo Pagni
    pagnitamba@hotmail.com
    348-8881665

  3. Pingback: Chi insegna italiano a stranieri in Italia | G - lottando

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