#CDC A23: proposta requisiti abilitazione

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Gentili colleghi e colleghe,

molti di voi ci scrivono sia email che messaggi privati esprimendo dei dubbi sulle notizie che circolano sui requisiti e sul concorso. Purtroppo la carenza di dati ufficiali ci rende molto difficile trovare risposte rassicuranti, che sopratutto possano mettere d’accordo tutti, dando la giusta considerazioni alle singole situazioni di cui ci mettete al corrente.

Finalmente abbiamo una proposta di requisiti da condividere con voi.

Ribadiamo che la nostra intenzione è di far valere questa proposta per l’abilitazione all’ insegnamento dell’italiano L2, valida ai fini della partecipazione al concorso 2016 -che verrà bandito entro il 1 dicembre 2015– nella nuova CDC A23.

La proposta -elaborata da Annalisa, Dorella, Giulia e Jenny e iniziata su Italiano per Stranieri,  è basata su un numero minimo di cfu in alcune aree di studio che la maggior parte di corsi di Laurea hanno in comune. Come già espresso in scambi precedenti le Lauree triennali sono tenute fuori da questi requisiti, secondo i DM n. 22 del 9 febbraio 2005 e 9 luglio 2009:

In seguito al comunicato stampa del Miur del 31 luglio 2015,  che esplica la volontà da parte del Consiglio dei  Ministri di avviare l’esame del regolamento di revisione delle classi di concorso, introducendo la nuova classe di concorso A-23, Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti) per l’insegnamento nelle scuole secondarie di I e II grado, e in seguito all’articolo pubblicato da Orizzonte Scuola sui requisiti necessari per inserirsi nella nuova classe di concorso (requisiti non ufficializzati dal Miur) si propone l’accesso alla nuova classe di concorso A-23 ai possessori di Laurea Magistrale e/o Vecchio Ordinamento con:

  • almeno 24 crediti nel settore disciplinare L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne;
  • 12 crediti nel settore L-LIN/01 Glottologia e linguistica;
  • 12 crediti nel settore L-FIL-LET/12 Linguistica italiana;
  • 24 crediti fra: L-FIL-LET 10 Letteratura italiana, L-FIL-LET 11 Letteratura italiana contemporanea, L-FIL-LET 13 Filologia della letteratura italiana, L-FIL-LET 14 Critica letteraria e letterature comparate, M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi. 

Concordiamo con le autrici di questa “tabella” nel dover specificare che:

  1. i titoli di specializzazione debbano da una parte sopperire l’eventuale mancanza dei crediti succitati, dall’altra a questi titoli devono corrispondere dei punteggi, come già avviene;

2.  per titoli di specializzazione intendiamo quelli che già indicati a giugno nell’email inviata alla Ministro Giannini e ai Senatori della Repubblica Italiana e che copiamo qui:

  • Dottorati in ambito linguistico e didattica dell’italiano a stranieri;
  • Scuole di specializzazione in didattica dell’italiano per stranieri (Unistrapg/Unistrasi); 
  • Master di primo e secondo livello in didattica dell’italiano per stranieri;
  • Diploma di laurea (VO) in ambito umanistico e lauree equipollenti, o Lauree Magistrali appartenenti alle stesse classi cui le predette sono state equiparate
  • Certificazioni di didattica dell’italiano come lingua straniera (Ditals di I e II livello, Cedils, DILS-PG di I e II livello);

Un caso a parte, a nostro avviso, è quello delle Scuole di Specializzazione – è attiva solo quella di Siena, che essendo biennali, permettono di ottenere un titolo che vale 120 cfu. Su questo modello sono state sviluppate anche le SSIS (stesso numero di cfu), poi sostituite dai  Tfa, che però valgono “solo” 60 crediti. Visto ciò, le Scuole di Specializzazione sono da considerare senza dubbio come un percorso abilitante, permmettendo, a chi ne è in possesso, di poter partecipare al concorso a prescindere.

3.  ai titoli deve essere affiancato il calcolo delle ore di servizio come docente di italiano L2/LS presso istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

A chi ci chiede novità circa il bando del concorso, possiamo solo ripetere che verrà pubblicato entro il 1/12/2015 e sui requisiti vi invitiamo a non credere alle varie supposizioni che circolano. I siti, inoltre, si arricchiscono con i nostri click; Riconoscimento purtroppo no e ha comunque bisogno di tutti voi, quindi venite qui a informarvi e a commentare numerosi.

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75 pensieri su “#CDC A23: proposta requisiti abilitazione

  1. Buongiorno a tutti e grazie per il lavoro svolto e per l’opportunità che ci date di discutere.
    Io penso che i master in didattica dell’italiano L2 dovrebbero essere considerati abilitanti, perché in mancanza di un tfa e di una cdc ad hoc chi voleva intraprendere questo lavoro si affidava ai master post-laurea organizzati dalle università o alle certificazioni come la DITALS. Io come molti altri ho fatto il master Promoitals della Statale di Milano (un master annuale di 60 crediti) e se per qualche intoppo burocratico non dovessi avere la possibilità di fare il concorso mi sentirei praticamente presa in giro…per questo sinceramente sto sperando che le università che erogano questi master si facciano sentire con il MIUR e li facciano ragionare!!!
    Secondo me dovrebbero essere ammessi tutti i laureati in materie umanistiche, senza escludere nessuna laurea (la mia LS in Lingue non è contemplata nella bozza proposta su OS e mi sembra assurdo), che poi hanno conseguito un master o hanno ottenuto una certificazione in didattica dell’italiano L2. Chi non ce li ha dovrebbe invece dimostrare di avere i crediti adatti nel percorso universitario.
    Parlando di crediti la proposta che avete fatto mi sembra condivisibile, tranne che per i 24 crediti in L-LIN/01 perché è praticamente impossibile arrivarci (anche con il master). Nel nostro master, ad esempio, la maggior parte dei crediti dati erano dell’area l-FIL-LET/12. Ma mi sembra di capire che anche per gli altri quei 24 crediti siano troppi. Quindi sono d’accordo con chi propone semplicemente di farli scendere a 12.
    Per il resto la proposta mi sembra buona e la lascerei così. Vi ringrazio di aver incluso anche la L-FIL-LET/11 come alternativa alla L-FIL-LET/10.
    Io penso che sarebbe giusto anche inserire la conoscenza, certificata, di una lingua straniera (almeno al livello B1), visto che insegneremo una lingua straniera.
    Grazie a tutti e buona giornata

  2. Pingback: #CDC A23: requisiti abilitazione tra legge 107 e Tfa, l’ipotesi scaglione e Max Bruschi | Riconoscimento della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS

  3. Ciao a tutti,
    sposto l’oggetto della conversazione sui PAS, di cui io ignoravo l’esistenza, e che una mia amica/collega mi ha fatto scoprire.
    Di seguito il sito di Roma3: http://www.cafis.uniroma3.it/pages.php?num=13&idpagine=1&tab=pas_info_generali

    Non credo che possa essere stato mai attivato per l’ItaL2, data la mancanza della cdc. Tuttavia, mi chiedo se qualcuno ne ha sentito parlare, poiché molto tempo fa mi ricordo di aver letto qualcosa al riguardo ma non so dove. Per l’accesso qui chiedevano 36 mesi di servizio.

    A presto!
    Cecilia

  4. Buongiorno a tutti e a tutte; i cfu si intendono come acquisiti nel proprio percorso di studi (triennale e specialistica + eventualmente corsi singoli). Credo varrà questo criterio anche in futuro. Vorrei toccare un altro aspetto, ringraziando tutti per il lavoro prezioso che state facendo; nella Provincia Autonoma di Trento da vari anni si tiene un corso di 200 ore che dà il titolo di facilitatore linguistico. Si tratta di un corso che vale solo nella PAT proprio per la sua natura costituzionalmente motivata di Provincia autonoma. A mio avviso questo corso andrebbe inserito insieme agli altri (Ditals, Cedils etc.), sia per la sua serietà che per il fatto che se non fosse incluso si creerebbe una discriminazione verso chi lavora come docente di L2 in questa Provincia (la quale non ha autonomia sulle cdc ma su molti altri ambiti della vita scolastica). Grazie

  5. Grazie ai colleghi per il lavoro svolto, un punto però non mi è chiaro: questi crediti di cui stiamo discutendo possono essere stati ottenuti nell’intero percorso universitario (triennale più specialistica più master)? Oppure no (solo specialistica/magistrale)?

  6. Pingback: Spendibilità di una laurea in lingue del 2001, VO | il due blog

  7. Lascerei come certe e valide le lauree in Lettere e Lingue (V.O); con due esami di lingua e letteratura italiana; glottodidattica o didattica delle lingue moderne; linguistica; la conoscenza di una lingua straniera almeno a livello B1 (qualsiasi!) e ovviamente certificazioni e master I e II livello in Didattica dell’italiano LS/L2; oltre al servizio prestato!

  8. Ringrazio tutti per i vostri commenti che rispetto a stamattina sono aumentati. Ho letto questa proposta:
    In sintesi, la mia proposta è tenere come requisiti:
    1. laurea magistrale in materie umanistiche
    2. possesso di master, dottorato, certificazione in Insegnamento dell’italiano L2
    3. conteggio delle ore di insegnamento
    e mettere da parte i crediti
    Questa è stata molto simile al nostro punto di partenza ma, come ho già scritto, non è pensabile che il Miur non metta come requisito i crediti come accesso alla classe di concorso. Una proposta del genere mi vede completamente d’accordo ma devo essere realista e accedere senza un tot di crediti per me è impossibile.

    • Cara Annalisa, purtroppo era quello che sospettavo!
      Rimane valida però la proposta di indagare sull’effettivo realismo dei 12 o 24 crediti che siano per la didattica, verificando qual è l’offerta di master soprattutto e dei corsi magistrali in materia… io ho descritto la realtà di Milano, alquanto triste. Un corso “Didattica dell’italiano” è pressoché introvabile qui. dovremmo ripiegare su altre lingue. Il master di Milano per italiano L2 dà solo 6 crediti

    • Vi faccio, allora, una proposta, che risponde sia a Cris che ad Annalisa. Io sono d’accordo con Cris (le competenze di cui lei parla sono importanti per il nostro lavoro) ma anche con Annalisa quando dice che il MIUR non può accettare requisiti d’accesso completamente diversi per questa CdC.

      Pierangela Diadori, nel volume “La Ditals risponde 3”, a pag. 23 riporta il calcolo in crediti formativi delle certificazioni di Unistrasi. Ditals I Livello (15 CFU); Ditals II Livello (30 CFU). Posso scannerizzarvi la pagina se volete.

      Se insistiamo sul riconoscimento delle certificazioni (basta chiedere che per questo primo scaglione valgano non solo come titoli culturali), chi non ha crediti formativi di glottodidattica (L-LING/02) e linguistica (L-LING/01; L-FIL-LET/12) potrebbe recuperare o i CFU (proposta 1) o il requisito d’accesso alla abilitazione (proposta 2).

      Al momento, la cosa più vicina (anche se diversa) all’abilitazione è la certificazione in didattica dell’italiano L2 (Ditals, Dils-Pg, Cedils, Cefils) e la Laurea Specialistica delle Università per Stranieri (difficile che il MIUR consideri abilitanti Master e Dottorati… ci proviamo da anni!).

      Formalizzo la proposta per renderla compatibile col Miur: X CFU tra L-LING/01 e L-FIL-LET/12 + X CFU in L-LING/02 e il riconoscimento dei CFU delle certificazioni (proposta 1) o del titolo delle certificazioni stesse come abilitante in presenza di Lauree (proposta 2).

      Che ne pensate? In questo modo moltissimi professionisti VALIDI rientrerebbero nella CdC.

      • Non male però io ritengo davvero ingiusto gettare la spugna su master e dottorati! Che prevedono GIUSTAMENTE più crediti finali delle certificazioni.

    • Sperando comunque in un ridimensionamento dei crediti richiesti, mi pare di capire che comunque sarà, saremo in molti a non avere i crediti necessari… e onestamente questa esclusione mi sembra davvero ingiusta come laureata in lingue VO, master in didattica dell’italiano L2, certificazione in vista e 10 anni di attività esclusiva come facilitatrice in Lab superiori per molte molte ore all’anno. Tutto ciò dovrebbe contare di più… ma se così non può essere, riducendo i crediti cmq, dovrebbero darci la possibilità, che vuol dire il tempo necessario, per recuperare i crediti che non abbiamo! Perché uno può metterci tutta la buona volontà, ma bisogna poterlo fare!

      C’era inoltre, non ricordo chi, che proponeva di dividere in tre scaglioni i requisiti: vecchio ordinamento, dal 2001 (se non sbaglio) al 2016 e dopo il 2016… stabilendo crediti universitari specifici per chi da oggi comincia (perché sa già cosa deve fare per poter accedere), ma essendo più elastici con gli altri vista la novità… e che davvero chi dà inizio a questa nuova avventura per la scuola dovrebbe avere soprattutto formazione specifica ed esperienza, al di là degli esami sostenuti… la maggior parte di quanto necessario son certa che tutti l’abbiamo acquisita con master, corsi di formazione vari, anche brevi e senza titoli, e sul campo.

  9. Credo sia importante richiedere crediti su discipline fondanti la nostra professionalità. A mio avviso, esse sono solo L-LING 01 e/o L-FIL-LETT/12 (insieme, non è necessario avere 12 CFU per un settore e 12 CFU per l’altro; basta richiedere 24 CFU da scegliersi tra ….) e L-LING/02 (12 CFU; nessuno o pochissimi di noi dei vecchi ordinamenti hanno 24 CFU in L-LING/02 e trovo non giusto escludere a priori questi professionisti).
    Quanto scritto con l’accortezza di recuperare crediti con le certificazioni e i percorsi post-lauream per chi non ha percorsi di laurea specifici.

    Qualora passasse però l’istanza contraria, cioè l’introduzione di requisiti di accesso su settori disciplinari non fondanti (scelta, a mio avviso, pericolosa per la definizione della figura dell’insegnante/facilitatore linguistico di italiano L2 e in netta controtendenza rispetto agli studi scientifici di glottodidattica), farei alcune considerazioni.

    1) Trovo molto giusto fornire la possibilità di affiancare ai “classici” crediti in Letteratura italiana quelli in Letteratura italiana Contemporanea (L-FIL-LET 11).

    2) Ottima la possibilità di inserire anche M-FIL/05, Filosofia e teoria dei linguaggi.

    Su questi due punti sono profondamente d’accordo con la vostra proposta sopra: aggiungere possibilità di settori disciplinari diversi mi sembra più che giusto.

    3) Penso sarebbe opportuno creare requisiti a maglie larghe: x CFU tra x settori disciplinari. Anzi potrebbe essere la soluzione: richiedere CFU su settori disciplinari della stessa area senza scendere nello specifico.
    Mi spiego, citando la “Guida dello studente 1999/2000” del mio corso di laurea: “1 esame dell’area delle Scienze storiche […] 1 esame dell’area delle Scienze del linguaggio” etc etc. Non ci sono riferimenti specifici. Perché i crediti di Storia medievale (M-STO/01) dovrebbero essere favoriti rispetto a quelli di Storia delle religioni (M-STO/06) nel lavoro (anche) interculturale che andremo a fare nelle scuole? Assurdo.
    Se passa tra di noi l’istanza dei crediti di discipline non fondanti potrebbe essere indicato così: 6 CFU per l’area delle Scienze storiche (M-STO). questo è forse l’unico modo per includere più persone possibili che DEVONO rientrare nella CDC.

  10. Vi ringrazio per il lavoro svolto, ma concordo che in questo modo rimarrebbero esclusi professionisti che si dedicano da tempo a questo ambito, ma a cui mancano dei crediti universitari.
    La faccenda dei crediti è complessa e temo che non metterà mai tutti d’accordo. Di certo è favorito un laureato in lettere.
    Se posso dire la mia, penso che sia un buon requisito l’avere una laurea magistrale in materie umanistiche, ma poi bisogna andare oltre. Credo che come requisito vero e proprio vada considerato il possesso di master, certificazioni, dottorati, ecc. in insegnamento di italiano L2, ossia la formazione assolutamente e prettamente relativa alla materia di cui ci stiamo occupando. In più naturalmente vanno conteggiate le ore di insegnamento svolto. Questo è ciò che è veramente fondamentale per insegnare italiano L2.
    Anche perché sui crediti ognuno potrebbe dire la sua: da laureata in mediazione io potrei dire che più che cfu in letteratura italiana o filologia, dovrei avere delle competenze in sociologia delle migrazioni o psicologia transculturale o cultura dei paesi d’origine per poter avere a che fare con il tipo di studenti che ci troveremmo davanti. Per non parlare della competenza in lingue straniere allora, che mi dà strumenti per capire le difficoltà di apprendimento degli studenti, oltre a molti altri vantaggi.
    In sintesi, la mia proposta è tenere come requisiti:
    1. laurea magistrale in materie umanistiche
    2. possesso di master, dottorato, certificazione in Insegnamento dell’italiano L2
    3. conteggio delle ore di insegnamento
    e mettere da parte i crediti

    Sarebbe molto difficile ottenere i crediti mancanti per i molti che se ne trovano sprovvisti, mentre sarebbe molto più semplice dotarsi di master o certificazione nel caso in cui mancasse.
    Bisogna guardare alla realtà dei fatti e considerare che i crediti richiesti sono o troppo specifici (vd. crediti letterari) o eccessivi (vd. crediti della didattica). Per esempio, per la didattica, vorrei sapere quanti crediti danno i master attualmente sulla piazza in Italia… dubito che si arrivi a 24. E allora come la mettiamo? Vuol dire che l’offerta formativa è totalmente inadeguata? Andrebbero fatti dei paragoni e delle ricerche in merito (non so se sono stati fatti) per mandare una proposta realistica e che alla fin fine non “denigri” quanto offre il panorama italiana in materia di formazione per la didattica dell’Italiano L2.. e sottolineo dell’Italiano L2.
    Forse i requisiti son troppo generali in questo modo ma per lo meno renderebbero quasi tutti contenti e non escluderebbero persone con le carte in regola.
    E’ chiaro che poi, non so se già dal 2016, ma comunque più avanti, si potranno affinare i requisiti. In quel caso le persone avranno tutte le informazioni e i mezzi per potersi formare come si deve per la professione che hanno deciso di intraprendere… non come noi che abbiamo dovuto camminare al buio.

    • Profondamente d’accordo!!!!

      • Io rimango davvero perplessa per i crediti in L-LIN/02… faccio il caso di Milano, la mia città. Se dovessi recuperare crediti potrei scegliere di fare un corso di didattica della lingua inglese, francese, spagnola o tedesca… ma dico, perché? Va bene che i principi valgono anche per l’insegnamento dell’italiano, ma mi sembra assurdo che mi debba fare un corso su una lingua che non intendo insegnare perché mi mancano dei crediti, su concetti e abilità che poi già possiedo.
        Il master della Statale, PROMOITALS, dà solo 6 crediti per L-LIN 02.

    • anche io pienamente d’accordo!

    • Assolutamente d’accordo sull’assurdita’ di crediti cosi’specifici….sappiate che la maggior parte degli insegnanti che attualmente svolgono il ruolo di docente d’italiano l2 si e’ formato tramite concrete ore di lezione, certificazioni o comunque specializzazioni. Io per esempio sono laureata in Antropologia culturale specialistica(una laurea da sempre dimenticata in qualsiasi classe di consorso esistente),ho il Ditals 1 e ho alle spalle 5 anni diesperienza..perché questa mia esperienza dovrebbe valere meno di esami di glottologia, lingue moderne,antiche, pedagogia ed altri ennemila esami specifici? Per non parlare del fatto che in primis la certificazione Ditals certifica proprio una competenza glottodidattica della lingua italiana…e la glottologia la devi studiare eccome per dare il Ditals! Insomma come al solito si tende ad avantaggiare chi insegna italiano e ha magari gia’ queste specifiche, senza pensare che insegnare italiano a studenti italiani non c’entra assolutamente niente con l’insegnamento a stranieri…che dire? Sono alquanto preoccupata…noi docenti d’italiano l2 saremo sempre invisibili se non ci si rende al piu’ presto conto della fatica e degli immensi sacrifici che abbiamo sempre fatto per riuscire a lavorare nonostante la nostra figura sia sempre stata ignorata da tutti in primis dal ministero dell’istruzione! E non valiamo meno di tutti i quegli insegnanti che hanno la fortuna di essere stati riconosciuti e di lavorare normalmente nelle scuole…..No words

  11. Grazie a tutti per l’impegno. Anch’io propongo di rivedere la prima parte dei crediti (che mi sembrano eccessivi) da 24 a 12. L’ambito è importante senza dubbio, ma è anche vero che, soprattutto chi si è formato post laurea VO, ha ottenuto la maggior parte di queste competenze con master e/o corsi di specializzazioni vari, extra laurea. Ritengo quindi che si debba attribuire più importanza alla formazione propriamente detta, quella che cioè costituisce titolo di accesso al concorso o all’abilitazione. Per questo stesso motivo io mi sentirei di escludere lauree non umanistiche per questa classe di concorso, che è a tutti i livelli un ramo di quelle letterarie (leggi A043, 50, 51 e 52).

  12. Ciao Graziano,

    mi sembrano requisiti troppo generici per una CdC. Nei requisiti di accesso devono esserci crediti fondanti la disciplina di insegnamento.
    Per chi è laureato in Lingue, per esempio, i requisiti di accesso per insegnare lingua e letteratura sono, appunto,12 CFU o una annualità di Linguistica o Glottodidattica e almeno tre annualità (V.O.) della lingua straniera. Questi in effetti sono settori disciplinari fondamentali.
    I 18 CFU che prevedi fra M-GGR/01, M-STO/01-02-04, L-ART/02 non possono essere, a mio avviso, requisiti per l’insegnamento dell’italiano come L2, coerentemente con i requisiti per altre classi di concorso: troppo generici, più adatti a definite i piani di studio dei corsi di laurea che una classe di concorso specifica. Questo a prescindere dalla presenza o meno dei medesimi crediti nei singoli piani di studio.

  13. Ciao a tutti.

    Io concordo con chi sostiene che molti dei crediti richiesti riguardino materie più vicine all’insegnamento della letteratura italiana che dell’italiano L2 e che oltretutto siamo davvero molti e che anche con tutta la buona volontà non sarebbe possibile recuperare in tempi utili, escludendo così molte persone competenti con anni di esperienza, ore e ore di servizio come facilitatore linguistico.

    Quindi, sono pienamente d’accordo e sostengo la proposta del riconoscimento delle ore di servizio e che queste possano sostituire i crediti mancanti. Credo sarebbe giusto e necessario, soprattutto se prestati all’interno di istituzioni scolastiche.

    Sono d’accordo con la necessità di riconoscere master e certificazioni, anche in questo caso considerandoli nel totale dei crediti.
    A tal proposito proporrei che venga considerata anche la certificazione cefils, che pare non venga mai nominata accanto alla cedils, nonostante sia specifica per facilitatori linguistici ItL2 e nella sua descrizione sul sito unive venga così presentata: “La certificazione CEFILS è una certificazione di competenze professionali indispensabili a chi voglia esercitare la professione di facilitatore linguistico o dell’apprendimento in contesti scolastici o extrascolastici.”

    Oppure un ridimensionamento dei crediti (in particolare rispetto agli esami universitari) e aumento di valore dell’esperienza lavorativa potrebbe essere deciso pensando all’accesso ad un percorso abilitante, anziché direttamente al concorso, in modo che poi “l’uniformazione” delle competenze sia attuato attraverso tale percorso…

    Inoltre avrei un paio di chiarimenti da chiedere se qualcuno può aiutarmi:
    tra le mille cose lette, non ho capito se attualmente le certificazioni sono considerate auspicabili o necessarie. Non ho capito se un master in didattica dell’italiano L2 può essere sufficiente o se ci vuole anche una certificazione.
    60 ECTS corrispondono a 60 CFU?

    Grazie

    • Ciao a tutti!
      E se alla sezione composta da 24 crediti in Letteratura Italiana/Filologia/Filosofia del linguaggio si aggiungesse anche Filologia Romanza L-FIL-LET/09?
      Che ne pensate?

  14. Partendo dal presupposto che non bisogna più svalutare la figura di insegnante di Italiano L2 credo che con questi requisiti solo pochissimi corsi di Laurea possano accedere direttamente senza dover sostenere ulteriori esami… non va bene! Le lauree in Lingue così verrebbero tagliate fuori e, scusate ma è un paradosso! Io credo che di base debba esserci una formazione umanistica ( purtroppo almeno questo vincolo deve esserci, ma parlo solo di abilitazione diretta, perché anche per chi non avesse seguito un percorso umanistico io proporrei di tener conto almeno delle certificazioni e degli anni di esperienza da equiparare a tutti i crediti che servirebbero per accedere direttamente).
    In secondo luogo più dei crediti universitari io opterei per il tener conto delle certificazioni varie che, come sappiamo tutti, hanno già dei requisiti verificati in sede di accesso. Parlo di DITALS ITALS CEDILS….
    Qualora un soggetto non fosse in possesso di queste certificazioni si andranno a conteggiare i crediti nelle materie che definiremo fondamentali:
    -linguistica generale
    -glottodidattica
    -letteratura italiana……
    Ovviamente ne metto alcune ma sono da decidere.
    Altra cosa, chi ha una laurea con il nuovo ordinamento deve necessariamente a mio parere avere la possibilità di “unire” i crediti della triennale e della specialistica”, perché le ultime non hanno un numero di crediti alto negli insegnamenti fondamentali in quanto si sa che sono solo degli “approfondimenti”.
    Un esempio:
    se in una triennale di Lingue linguistica ha 12 CFU, nell’equivalente specialistica ne ha solo 4, non è giusto tener conto solo di questi.

    • credo che in questa proposta, che mi sembra adeguata, andrebbero però considerati anche in master in didattica dell’italiano L2, non solo le certificazioni, poiché, nel mio ma suppongo in tutti, in essi sono presenti moduli di linguistica acquisizione, linguistica italiana, didattica dell’italiano, teorie dell’apprendimento linguistico oltre a molti altri specifici sulla didattica, i materiali ecc. Quindi forse in questi casi, in effetti, questi potrebbero supplire ai crediti universitari.

      • Secondo me il master di didattica dell’italiano L2/LS dovrebbe dare più punteggio di una certificazione (Ditals, Cedils, ecc.) (io non ho tale master, quindi non parlo per portare acqua al mio mulino 🙂

  15. D’accordo con alcuni commenti più sopra, io credo che non si possano valutare le vecchie lauree con i nuovi criteri, così come non si possono individuare gli stessi requisiti per il pregresso e per il futuro. Secondo me sarebbe opportuno individuare tre scaglioni di requisiti equivalenti, ma realistici per i percorsi disponibili nei diversi periodi storici: requisiti per i laureati vecchio ordinamento, quelli per i laureati fino al 2016, quelli per i laureati dal 2016 in poi. Questo perché chi si è laureato prima dell’esistenza della classe di concorso non ha potuto scegliere il percorso di insegnamento di italiano L2 con lo scopo di insegnare nella scuola pubblica in Italia. Credo anche gli scaglioni potrebbero da un lato “sanare” le situazioni variegate che abbiamo oggi, dall’altro fare un po’ d’ordine per il futuro.
    Non entro nel merito dei crediti della proposta fatta, perché mi ci perderei. Ricordo che quando io mi sono laureata V.O. era obbligatorio sostenere alcuni esami, se poi si voleva insegnare nella scuola pubblica. Ora non ricordo esattamente, ma per me che sono laureata in lingue alcuni dei vincoli erano: almeno tre annualità di lingua e letteratura, almeno un esame di ambito linguistico (intendendo o glottologia, o filologia, o filosofia del linguaggio, o….), almeno un esame di letteratura italiana, ecc. Così anche chi era laureato in altre facoltà ma aveva sostenuto quegli esami poteva insegnare. Forse per i V.O. si potrebbe ripartire da lì, ma chissà se sarà possibile ripescare quei requisiti.

    • E’ difficile formulare una proposta che vada bene a tutti… Sono d’accordo con chi sostiene che la A23 si debba differenziare dalle altre classi di concorso per la sua “specificità” di Italiano L2 ma introdurrei anche CFU di pedagogia. Se pensiamo agli studenti delle scuole secondarie di I grado con cui dovremmo lavorare è essenziale avere competenze psicopedagogiche. Segue la mia proposta: 24 CFU in L-LIN01 L-LIN02; 12 CFU in L-FIL-LET/10 L-FIL-LET/11; 12 CFU in M-FIL/04 M-FIL/05 ; 12 CFU in M-PED/01 M-PED/03 M-PED/04; ed eventualmente 12 CFU in M-STO/04 M-DEA/01 M-GGR/01 … Se si uniscono in questo modo le “categorie” di CFU forse riescono a rientrare più corsi di laurea 🙂
      Rimango comunque dell’idea che chi ha master o post lauream in didattica della lingua e cultura Italiane a stranieri dovrebbe accedere al concorso a prescindere dalla laurea pregressa…
      Grazie a chi ha lavorato per elaborare la proposta 🙂

  16. Ciao a tutti.
    Partendo dal presupposto che difficilmente ci possa essere una proposta di requisiti che vada bene per tutti, cerco di fare una proposta abbastanza adeguata per la maggior parte delle LS / LM già citate in una nota del MIUR.

    – 12 CFU L-LIN/01
    – 12 CFU L-LIN/02
    – 12 CFU L-FIL-LET/10
    – 18 CFU fra L-FIL-LET/12, L-FIL-LET/09, L-FIL-LET-04, M-FIL/05
    – 18 CFU fra M-GGR/01, M-STO/01-02-04, L-ART/02

    ed eventualmente 6 CFU M-PED/02

  17. Aggiungo, i 24 cfu di Didattica delle Lingue Moderne potrebbero essere combinati con l’esperienza di insegnamento a stranieri, in Italia e all’estero? 24 cfu sono tanti e, ripeto, nel V.O. (almeno quando studiavo io e/o nella mia università) non esisteva come esame, quindi chi non l’ha sostenuto dovrebbe sostenerlo ora come esame singolo (?).

  18. Io ho una laurea in Lingue V.O. con un esame di Filologia romanza, non so se possa essere valido.
    Vorrei anche spendere due parole per l’esame di Storia della lingua italiana. Ai miei tempi era un esame afferente l’area di Italianistica al pari di Glottologia e Linguistica. Inoltre, insieme a Letteratura italiana e/o a materie inerenti l’italiano appunto (filologia, storia della critica letteraria, ecc.) permetteva di insegnare italiano all’estero, bastava sostenere almeno due esami delle suddette materie. Ora, vedo che Storia della lingua italiana non è più contemplato come esame equipollente Glottologia e Lingustica e non è nemmeno incluso qui, come requistito di accesso al concorso per la classe A23. (A me, ad esempio, all’epoca, fu sempre precluso l’inserimento in graduatoria proprio perché non avevo uno dei sudetti esami, ma ‘solo’ l’esame di Storia della Lingua italiana che all’improvviso non veniva più considerato come afferente l’Italianistica e non era più equipollente gli altri due. Mah!)
    Inoltre, per quanto riguarda i crediti, mi sembra di capire dai vostri post che gli esami del V.O. equivalgano a 12 cfu (esami semestrali? Annuali?), sbaglio?
    Concordo col considerare l’esperienza di insegnamento all’estero o comunque l’esperienza di insegnamento a stranieri, ma a quanti crediti corrisponderebbe? Bisognerebbe quantificarla, come bisognerebbe restringere i campi del dottorato (Linguistica? Linguistica Applicata? Letteratura?), anche se sarà molto difficile (credo).
    Ad ogni modo grazie infinite per l’immenso lavoro che avete fatto e che continuate a fare.

  19. È una proposta, dovrebbe essere messo meglio in evidenza . Questi esami: L-FIL-LET 11 Letteratura italiana contemporanea, L-FIL-LET 14 Critica letteraria e letterature comparate, M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi, in che percorsi di laurea sarebbero inclusi? Sono di pochi, di molto pochi, non mi piace molto questa parte della proposta. Mi sembra che sia più utile il latino che letteratura comparata per un insegnante ita L2. 24 crediti in questo raggruppamento li trovo eccessivi a meno che non includiate esami che abbia sostenuto anche chi ha fatto lettere e non lingue.Credo che questo punto della proposta sia troppo influenzato da un percorso in lingue. Il resto della proposta mi sembra ben ben articolata. Grazie per il lavoro svolto.

    • Ciao a tutti e grazie per il lavoro svolto. Anche secondo me 24 crediti nell’ambito disciplinare di
      letteratura italiana sono molti e non sono previsti in nessun corso di laurea n.o. di lingue e letterature straniere o linguistica. 12 crediti in questo settore disciplinare,come per gli altri settori, mi sembrano adeguati.

      • P.s. nel mio corso di laurea in linguistica sono previsti 9 crediti di letteratura italiana. Nemmeno il master itals prevede crediti afferenti a questo settore.

  20. Secondo me, il ditals 2 dovrebbe bastare per poter fare il concorso. Io con ditals 2 e due anni d’esperienza non posso partecipare se non recuperando degli esami.
    Non so se avete visto quanto ti fanno pagare per dare esami singoli…. Ladri.

  21. Ciao tutti,
    io mi trovo d’accordo con chi propone di ridimensionare i cfu relativi a materie che sembrano, in effetti, più letterarie che linguistiche.
    Sostengo caldamente chi propone di tenere conto del servizio prestato e che questo possa supplire a eventuale mancanza di cfu. Mi sembrerebbe più che giusto e necessario.
    Mi chiedo se la certificazione cefils, sempre di venezia, non venga considerata visto che non la si nomina vicino alla cedils… se è così perché? d’altro canto nella descrizione della certificazione si dice che “La certificazione CEFILS è una certificazione di competenze professionali indispensabili a chi voglia esercitare la professione di facilitatore linguistico o dell’apprendimento in contesti scolastici o extrascolastici.” Propongo quindi che venga considerata anch’essa come le altre.
    E poi scusate, ma nemmeno io, vecchio ordinamento, ho dimestichezza con cfu… vi chiedo: un master in didattica dell’italiano L2 che dà 60 ects… equivale a 60 cfu… giusto?

    • Ciao a tutti, concordo con Nic nel proporre che anche la certificazione CEFILS (Venezia), proprio per la sua specificità nel certificare competenze maturate nell’ambito della didattica dell’italiano L2 dal facilitatore linguistico, venga considerata nella lista delle altre certificazioni.
      Ringrazio tutti per il grande lavoro fatto e per l’occasione di una riflessione co-costruttiva.

  22. Buon giorno a tutti!io dei 24 crediti in linguistica l2 non ne ho nemmeno mezzo poiché sono laureata in filologia classica(credo che sia la LM 15)ma gli altri crediti li ho tutti, se affronto un esame cedils non recupero comunque tutti i crediti mancanti,dunque posso metterci una pietra sopra?il minimo di esperienza sul campo che ho maturato è difficilmente certificatile perché l’ho fatta in un oratorio con una specie di doposcuola per bimbi stranieri arrivati in italia da poco…

  23. Mi sembra una buonissima proposta. Sono d’accordo con Alan Pona, requisiti generici bassi, requisiti specifici alti. La A23 è una nuova classe di concorso, quindi mi sembra ovvio che i requisiti siano ad hoc rispetto a altre cdc. Anch’io forse rivedrei i 24 crediti per quanto riguarda il ssd letteratura-filologia, che mi pare penalizzino i colleghi laureati in lingue.
    Detto ciò, davvero non capisco i commenti di chi dice “aumentiamo i paletti”, “escludiamo chi non è laureato in lingue o lettere”. Non capisco proprio che cosa temano.

  24. Grazie a tutti per i vostri commenti. Un confronto è sempre utile soprattutto perché noi non siamo certo delle esperte e abbiamo sbattuto la testa per molti giorni. Riprendo la questione crediti. Non è pensabile che il Miur non metterà dei paletti per i crediti come requisito per la classe di concorso perché noi non siamo i figli della gallina bianca e come ci sono i crediti per tutte le altre classi di concorso così sarà anche per noi. È importante quindi pensare ed è stato il nostro ragionamento a esami o settori disciplinari caratterizzanti per la classe di concorso senza pendere verso una laurea o verso un’altra. Quindi ogni consiglio è ben accetto 🙂

    • Per questo vi invito a fare proposte non solo a fare domande perché non siamo in grado di rispondere a tutte le vostre perplessità

    • Infatti, ritengo che tutte le lauree in lingue debbano essere equiparate e abbiano pari dignità. Non è questione di propensione, ma di giustizia.

  25. Buongiorno,
    colgo l’occasione per ringraziare i colleghi che si sono prodigati per stendere questa proposta di criteri.
    Tuttavia, non concordo su vari punti e ho, al contempo, domande da porre.
    1) i cfu indicati sono esagerati; soprattutto i 24 di l/lin 02. Qui non si tratta di non fare ulteriori sacrifici o di non volere studiare per recuperare, ma si tratta di dover sostenere un numero altissimo di esami in un breve tempo. Anche con l’eventuale parziale compensazione di questi cfu attraverso il punteggio le certificazioni o altro, la maggior parte di noi spenderebbe troppo tempo e troppo denaro a recuperare cfu.

    2) Non vengono menzionate le LS che non possono essere lasciate fuori perché credo che tutti noi ‘vecchi’ abbiamo conseguito LS e non LM. Abbiamo studiato come gli altri. E’ un punto che ancora non mi è chiaro.

    3)Che significa dottorato in ambito linguistico? Linguistica o lingue straniere?

    4) I laureati/addottorati in TUTTE le discipline linguistiche devono avere pari ‘valore’: non è possibile che vengano accettati una laurea o un dottorato in lingue occidentali come criterio di accesso e respinti una laurea o un dottorato in lingue orientali che non solo hanno pari dignità, ma vista la provenienza di molti dei nostri migranti direi che hanno anche un senso…

    5) Questa è una domanda retorica, ma se mi sbaglio, anche qui correggetemi: ovviamente, il calcolo di cfu copre dalla triennale in poi… Giusto? Perché è impossibile conseguire questo numero enorme solo alla specialistica e non tutti hanno conseguito un master.

    6) Perché non si parla di triennale specifica? Ritengo che debba avere un valore aggiunto e che debba essere inserito tra i criteri anche se magari non obbligatori. Non ha senso non considerare alcune LS e al contempo non valorizzare chi ha una triennale in didattica dell’italiano a stranieri.

    7) Come verrebbero calcolati i punteggi per titoli di servizio oppure per dottorato?

    Grazie.

  26. Potremmo anche aggiungere nella premessa, per specificarlo meglio, che le proposte sui requisiti non sono in vista di una nuova figura professionale che si va formando, ma che devono andare a “tutelare” le persone che da molti anni svolgono questa professione e che le università hanno provveduto a formare in molti (a volte fantasiosi) modi. Tuttavia ci hanno formato, hanno scritto nei piani di offerta formativa la necessita di andare a formare “personale specializzato” per l’insegnamento dell’italiano a stranieri in Italia e all’estero. Ora dobbiamo assolutamente “spingere” affinché questa formazione sia “validata”. È molto difficile e spinoso questo argomento dei CFU, continuiamo a ragionarci. Grazie a tutti.

  27. Scusate ma non sono d’accordo che non vengano indicate le LM e che possano parteciparvi tutti alla classe di concorso!
    Conosco persone con master ma un titolo di studio in giurisprudenza, matematica, o altro che secondo me non è inerente. Non trovo che il semplice master o ditals o qualsiasi altra specializzazione possa bastare.
    Metterei lauree letterarie, ma anche lì trovo sia ingiusto che nelle altre cdc chi ha studi in L2 non possa rientrare in altre cdc per via della classe di laurea (specifico che non mi interessa insegnare altro se non L2).. Cmq lasciando stare la polemica io metterei ulteriori paletti.

    Per i crediti: per chi ha fatto un percorso riguardo alla L2, dalla triennale al master o specialistica, 24 cfu di L.Lin/02 vengono fatti. Non capisco invece perché critica letteraria.

    • Il mio master dà solo 9 cfu in L-LIN2 (Metodi in classe per insegnare l’Italiano L2/LS). Per qualche strano motivo l’insegnamento Didattica dell’Italiano L2/LS viene attribuito al settore L-FIL-LET12.

    • Io conosco colleghi laureati in storia o giurisprudenza, con master e esperienza, che sono davvero ottimi insegnanti. Non capisco di cosa parli Tina quando dici che secondo te il master o una specializzazione non sono sufficienti. Puoi spiegare?

      • Io non giudico ne valuto il lavoro delle persone….

        Provo a spiegare il mio punto di vista:

        Per insegnare storia o diritto o scienze o matematica è necessario possedere conoscenze e avere un percorso inerente, quindi una persona laureata in lingua che per vari motivi poi sceglie di specializzarsi ad esempio in storia non può accedere a queste classi di concorso.

        Ora non capisco perché per L2 non ci debba essere una o più LM, LS, vecchio ordinamento e che qualsiasi percorso fatto possa andare bene.
        In questo modo secondo me si continua a sminuire l’importanza che ha l’insegnamento della L2.

        Nel momento in cui il MIUR dirà non servono le laure per insegnare ma solo i CFU, ok … Ognuno sarà libero di insegnare storia o letteratura avendo fatto una laurea in biologia, ma con CFU inerenti e specializzazione.

        Cmq è una mia modestissima idea e leggendo vedo solo che ognuno tira acqua al suo mulino, continuo a sentirmi presa in giro da un sistema tutto sbagliato.

  28. Grazie ragazzi per il lavoro svolto! La vostra proposta mi trova in parziale accordo ma mi pone due dubbi: se per tutte le cdc valgono anche i requisiti triennale perché la A23 dovrebbe esserne fuori? Se per tutte le cdc sono previste una lista di lauree di accesso perché la A23 dovrebbe esserne fuori? Sto ragionando in termini miuriani… la prima cosa a cui penseranno sara il titolo di accesso e dubito fortemente che una proposta senza una lista di “papabili lauree” possa essere presa in considerazione perche questa nuova cdc dovra in qualche modo essere” simile” alle altre…grazie ancora!

  29. Ciao a tutti, concordo pienamente con Marco Barbieri. Vorrei capire qualcosa di più riguardo alle LS. Non sarebbero più considerate un titolo di studio abilitante per la nuova classe di concorso?

  30. Car* Collegh*,

    penso sia fondamentale pensare, in questo momento, ai requisiti di accesso NON come crediti formativi di un sillabo ideale in didattica dell’italiano L2, ma come crediti formativi necessari per il nostro lavoro. Mi sembra umoristico pensare che letteratura italiana, geografia, latino, storia medievale, moderna e contemporanea (vd. articolo Orizzonte Scuola) possano valere come requisiti di accesso. Lo sono per gli insegnanti di lettere che quelle discipline dovranno insegnarle. I requisiti proposti qui sopra sono, a mio avviso, esclusivi e non garantiscono necessariamente professionalità.

    Mi sembra giusto e democratico essere inclusivi pur rispettando requisiti minimi di qualità. Provo a fare due proposte, qui di seguito. La prima più “tradizionale”; la seconda più divergente.

    1) 24 CFU totali tra discipline linguistiche e filologiche e LLING/02 sono più che sufficienti: le certificazioni, i master e i dottorati andranno poi a colmare eventuali carenze in questi settori disciplinari dando crediti di accesso ai laureati “altri”. Penso sia più giusto per il nostro lavoro recuperare crediti attraverso una certificazione rilasciata da Enti Certificatori dello Stato Italiano o da Ca’ Foscari che iscriversi nuovamente all’Università per ottenere crediti in filologia italiana!

    2) Altra possibilità, per me la migliore, recuperare i requisiti di accesso delle certificazioni Ditals e Dils-Pg, che mi sembrano più che ragionevoli per la CDC A23, ed inserire come obbligatorie le certificazioni stesse e/o i percorsi post-lauream. In soldoni, requisiti generici bassi, requisiti specifici alti!!! Qualità, democrazia e inclusione.

    Ricordo a Tutt* che per ottenere la Ditals, Dils etc. abbiamo certificato ore di tirocinio, di lavoro sul campo e, dal 2015 per la Ditals, corsi specifici monitorati. Far valere queste certificazioni come requisiti d’accesso sarebbe un modo per far valere, almeno in parte, l’esperienza pregressa sul campo.

  31. Per fortuna è solo una proposta fatta da poche persone. Tanto al MIUR poco importerà.
    Oltre alla penalizzazione dei laureati V.O. in Lingue, vorrei rifllettere meglio sull’idea di inserire ore di insegnamento documentabili, che non mi trova d’accordo.

    1 Se prendiamo spunto dai requisiti delle altre classi di concorso l’importante sono i titoli inerenti alla materia di insegnamento, ad esempio ai prof di scienze
    viene richiesta SOLO la laurea nella materia e nemmeno particolari
    esami svolti.

    2 Nella scuola pubblica in genere sono valutati i giorni di servizio e non le ore.

    3 E soprattutto, il fatto che bisognerebbe certificare le esperienze di insegnamento sarà un problema per MOLTI di noi.
    Diciamoci la verità, è inutile negare che, a causa sia di questa situazione
    assurda dell’Italiano L2 sia delle sempre attuali problematiche del mondo del lavoro, siamo in molti ad aver insegnato anche senza contratto e/o solo tramite volontariato e lezioni private. Soprattutto all’inizio (e magari più giovani ed inesperti!) quanti di noi non hanno potuto rifiutare un modo per fare comunque pratica sul campo! E magari hanno dovuto cambiare lavoro.
    Siamo quindi impossibilitati a produrre certificati di servizio e simili! In questo modo saremo esclusi a priori.
    Se lo scopo reale è fare una selezione naturale dei possibili candidati
    allora così sarà presto raggiunto. Un po’ come quando nei bandi viene
    richiesto come preferenziale il voto di laurea 110 a dispetto di tutti
    i titoli posseduti.
    Al limite un congruo numero di ore lo si può richiedere a chi proviene da studi/settori completamente diversi da quelli linguistici/letterari.

    Spero si possa riflettere ancora su questo punto.

    • inizio: Per fortuna è solo una proposta fatta da poche persone. Tanto al MIUR poco importerà.

      conclusione: Spero si possa riflettere ancora su questo punto.

      su cosa e con che voglia dovrei io ragionare con te? sintesi e proposte alternative, ma sempre secondo la tabella.

      • Sì grazie!
        La proposta era in sintesi niente requisiti su ore di servizio e simili. Solo titoli come per le altre classi.

  32. Aggiungo la mia opinione:mi sembrano “spropositati” i crediti del penultimo e soprattutto ultimo ssd. Parlo da laureato in lingue e con master in didattica Ita l2, ed insegnamento della disciplina. Per il semplice fatto che, ma non vorrei ricordare male, ma sia la lm37 che specie la lm38 non hanno nei piani d studi la possibilità del raggiungimento di tali cfu (specie i 24…). Vorrei poi chiedere se è nell intenzione considerare come possibile “bonus” per “supplire ai cfu” il possesso di abilitazione all insegnamento per altra lingua straniera. Ringrazio e saluti.

  33. ciao, grazie per aver condiviso la proposta. non so le altre, ma nella mia universita’ c’erano esami da 5 o 10 cfu, ragion per cui non potrei arrivare, per esempio, a 12 cfu per glottologia e linguistica ma a 10 in totale…

    • Laura, per favore, condividi un link in cui si possa verificare quello che dici. Non è questione di fiducia, è per confrontare i dati che abbiamo. grazie.

  34. Perché complicare la vita a tutti i laureati del Vecchio Ordinamento quando non esistevano i crediti, i settori disciplinari e perfino certi esami?
    Nel mio corso di laurea di “Lingue e letterature straniere moderne” non esistevano esami specifici di Didattica né di Linguistica e lo studio della Filologia era legato allo studio della lingua prescelta come quadriennale, nel mio caso con l’inglese era Filologia germanica e non certo la Filologia della lingua italiana.
    L’importanza che qui stiamo dando a esami come Letteratura italiana, Critica letteraria, Letteratura italiana contemporanea, Filologia della letteratura italiana, Critica letteraria e letterature comparate, Filosofia e teoria dei linguaggi mi sembra che privilegi i laureati in materie letterarie e non tenga molto conto dei laureati in lingue.

    • Ok, Elena e quindi, visto il tuo piano di studi, che cambiamento proponi? Non siamo abituate a ragionare in cfu, ma tant’è…

      • E’ una forzatura abbinare dei crediti a dei percorsi nati e svolti senza. Come Elena, vorrei proprio sapere come fare a capire i crediti.
        E ti pareva che proprio i laureati in Lingue V. O. debbano essere penalizzati.

    • Ciao Elena, ciao tutti.

      A questo punto mi sento in dovere di tirar fuori un esempio personale, anche se solo per rispondere: anch’io laureata in Lingue e Lett.Straniere Moderne, VO, nel secolo scorso come scrivi tu 😉
      Ma con un piano di studi personalizzato a indirizzo “linguistico/glottodidattico” (era e rimane la mia passione).
      In Statale a Milano ho sostenuto: un esame di Metodologia&didattica (da Psicologia), uno di Glottologia, due di Linguistica, uno di Didattica delle Lingue Moderne (Inglese), uno di Filosofia del Linguaggio. Ciascuno dovrebbe corrispondere a 12 CFU teoricamente, sparsi in varie SSD incluse tra i requisiti. Quindi affermare che tali requisiti escludono noi di Lingue è una generalizzazione.

      L’unica area che potrebbe realmente escludere (te, me, e tutti noi Lingue VO) è la L-FIL-LET/12, perché effettivamente i nostri esami di filologia riguardavano esclusivamente le Lingue Straniere, appunto. Se ci fosse anche un solo laureato che mi contraddice e ha potuto sostenere Filologia italiana, che alzi la mano.
      Altrimenti, propongo di rivedere la proposta accorpando i 12 CFU richiesti in L-FIL-LET/12 ad altre aree, oppure allargando la SSD alla Filologia in generale, pena l’esclusione a priori di tutti i vecchi laureati in Lin.Lett.Stra.Mod.VO.

      Tutto questo a prescindere poi dal fatto che successivamente ci si sia potuti specializzare, si sia accumulata esperienza docente sul campo, etc…

      Sbaglio?

    • Concordo con te, Elena, anch’io sono laureata in Lingue e letterature straniere V.O. -peraltro dopo l’a.a. 2001/2002 (nel 2005)- con l’esame di Filologia legato alla lingua quadriennale e con quella che, all’epoca, era definita Linguistica generale. Inoltre a questo punto non mi è chiaro se tra i criteri elencati sopra, alla voce Diploma di laurea (VO) in ambito umanistico sia compresa o meno la laurea in Lingue…?

  35. Grazie a tutte per il lavoro che avete fatto! Sono d’accordo sul tenere aperte le porte a tutte le lauree umanistiche: ma ho un dubbio. Nella proposta si parla di 24 cfu In Lin/02…nel mio caso sarebbe impossibile averli in tempo utile per il concorso. Se ho capito bene, i titoli di specializzazione potrebbero/dovrebbero essere valutati come sostituto dei cfu nelle discipline che avete proposto?le ore di servizio come saranno valutate? Come integrazione per chi non ha abbastanza cfu? Grazie!

  36. Non sono informata sugli altri master, ma il Promoitals di Milano non prevede 24 cfu per L-LIN/02. Quindi, con un master in Didattica dell’Italiano L2 dovrei iscrivermi all’università per sostenere un esame di Didattica dell’Italiano L2?

    • Non so quanti master diano la possibilità di acquisire i 24 cfu in Lin/02. Credo pochi, così come poche sono le università che hanno nel pOf esami relativi al SSD in questione. Io voto tornare a 12 cfu in Lin/02 e aggiungerne altri 12 in esami vari, come dicevo nel mio primo post.

      • Marco, hai ragione. Purtroppo io non riesco a raggiungerne neanche 12 cfu: ho appena scoperto che master che ho frequentato alla Statale di Milano attribuisce “Didattica dell’Italiano L2/LS” al settore L-FIL-LET-12, non al settore L-LIN02.

  37. Salve, ho letto articolo e anche la bozza presente su OS.
    Penso che sarebbe il caso di riconoscere la situazione di quanti come me dispongono di certificazioni ditals e altri riconoscimenti glottodidattici ma hanno lauree che non sono state contemplate nell’elenco (es. LM-15 Filologia Classica).
    Aggiungo anche che i 24 cfu in Lin/02 sono più o meno impossibili da avere per molti laureati di ambito umanistico.

    Attendo il Vs. parere.

    Alessandra

    • Alessandra, come hai potuto vedere. non abbiamo tenuto conto dell’esclusività delle lauree come proposto da OS e sottolineato l’importanza di un titolo specifico per l’italiano L2. Quanto ai 24 cfu, anche io provengo da una laurea umanistica e devo recuperarli tutti ma pensavamo fosse un giusto compromesso tra le diverse lauree

  38. Ricevo e pubblico il commento di Marco Gand Barbieri: >>24 cfu in Lin/02? Non sono un po’ troppi dato che pochissime università forniscono esami relativi a questo SSD (per dirne una la laurea magistrale in italiano L2 -sotto mediazione linguistica-della statale di Milano non prevede neanche un esame con questo SSD, didattica ita L2 figura sotto L-Fil let/12)e la maggior parte dei master non ne prevede così tanti? Si potrebbero aggiungere 12 cfu in altro (chessó esami vari pari a 12 cfu in storia, filosofia, pedagogia o altre filologie straniere…cose che tutti potrebbero avere) Per il resto…siete sicure/i che LS (lauree specialistiche) e le LM (lauree magistrali) non siano equiparate? Le triennali sono altra cosa rispetto alle LS. Ho finito! Attendo il vostro parere trepidante. Marco Gand Barbieri, Vannibuozzi@gmail.com<<

    • Tutto è partito confrontando i diversi requisiti per le diverse classi di concorso e si è cercato di arrivare ad un numero di cfu “accettabili” dal Miur. Ci sono state delle perplessità, infatti, sui 24 cfu per il settore l.lin/02 che riteniamo però importante nell’ottica dell’insegnamento dell’italiano l2- Parlando a mio nome, ignoro come le altre facoltà siano messe da questo punto di vista e abbiamo pensato a quali esami possano essere caratterizzanti per questa nuova classe di concorso.

      • Il problema Annalisa è che pochissime università danno la possibilità di recuperare i 24 cfu in quel SSD e a ogni cfu corrisponde un tot in euro…comincia a diventare costoso! Perchè non lasciamo i 12 cfu come avevamo più o meno tutti deciso all’inizio?

    • Capisco la necessità di sommare un numero di CFU ragionevolmente in linea con quelli richiesti in altre CdC, ma concordo su tutta la linea con Marco: i 24 di L-LIN/02 sembrano davvero un’utopia per ora, con i percorsi di studio passati.
      Di sicuro si possono considerare un’ottima base per le abilitazioni future… ma dovremmo adeguarci alle necessità attuali di tutti per formulare una proposta adeguata e realista.

      • Aggiungo la mia conclusione, quasi mi sfugge la cosa più importante accidenti!!! Sarà l’ora.
        Comunque è banale: richiedere SOLO 12 CFU in quest’ambito 🙂

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